Video di Alessandro Borghese (visualizza video)
La sessione ha avuto come obiettivo principale l’analisi delle sfide e delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie nel mondo della formazione e del lavoro. Attraverso gli interventi di esperti e rappresentanti del settore educativo e imprenditoriale, si è discusso di istruzione, digitalizzazione, orientamento e sinergie tra scuola e impresa.
Formazione e innovazione: il ruolo della scuola e del lavoro
Marco Bentivogli, esperto di innovazione industriale e del lavoro, ha fornito un’analisi approfondita sulle necessità di cambiamento della formazione professionale per affrontare le sfide attuali e future. Ha sottolineato l’importanza cruciale di investire nell’istruzione per garantire ai giovani un accesso al mercato del lavoro che risponda alle loro ambizioni personali e alle esigenze delle aziende.
Bentivogli ha identificato tre transizioni fondamentali che influenzano il mondo del lavoro: quella ambientale, demografica e tecnologica. Ha spiegato che questi cambiamenti richiederanno un approccio formativo radicalmente diverso, caratterizzato da un continuo adattamento. La formazione deve superare il modello fordista, che prevede programmi di istruzione uniformi, a favore di un sistema che promuova la personalizzazione dell’apprendimento e l’uso di strumenti digitali come supporto pedagogico.
Questi strumenti devono essere considerati alleati fondamentali per migliorare l’apprendimento. La loro integrazione nell’istruzione è essenziale per ridurre la dispersione scolastica e migliorare i percorsi di formazione professionale. È necessario un cambiamento di paradigma, in cui l’apprendimento avvenga in modo continuo e integrato nel lavoro quotidiano.
In questo contesto, Bentivogli ha introdotto il concetto di “formazione invisibile”, in cui l’apprendimento si svolge durante l’attività lavorativa, mantenendo un contatto costante con le fonti di innovazione. Ha citato il contratto dei metalmeccanici del 2016, che sancisce il diritto soggettivo alla formazione, garantendo almeno 8 ore di formazione retribuita, un numero insufficiente rispetto agli standard europei. Questa situazione evidenzia la necessità di un incremento significativo degli investimenti nella formazione.
Ha anche affrontato il tema del reskilling, sottolineando l’urgenza di investire nella riqualificazione professionale, in particolare per gli over 50, un aspetto frequentemente trascurato. Con l’evoluzione delle competenze richieste e l’aumento delle transizioni professionali, il numero di persone coinvolte sarà elevato e rappresenterà una vera e propria sfida per il sistema formativo.
Infine, Bentivogli ha espresso preoccupazione per la scarsa attenzione che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) dedica a questi aspetti cruciali. Ha concluso affermando che le competenze sono fondamentali non solo per il successo individuale, ma anche per attrarre investimenti nel paese e fermare la fuga di talenti verso l’estero. La formazione deve evolversi per rispondere alle nuove sfide del mercato del lavoro e garantire un futuro prospero per le nuove generazioni.
Il Digitale nell’istruzione: opportunità e sfide
Davide D’Amico ha approfondito il ruolo delle tecnologie digitali nell’istruzione, evidenziando come l’istruzione sia un sistema complesso che richiede un impegno costante da parte dei docenti, che accompagnano quotidianamente gli studenti nel loro percorso di crescita e preparazione al futuro. Il ruolo dell’insegnante oggi è ancora più delicato perché le tecnologie avanzano rapidamente e spesso vengono adottate prima dagli studenti che dai docenti stessi. Questo rende necessario un aggiornamento continuo, affinché l’insegnamento non si limiti alla trasmissione di conoscenze, ma diventi anche un processo di guida e valorizzazione dei talenti individuali. Oltre alla preparazione disciplinare, i docenti devono sviluppare competenze di facilitazione e dialogo, creando un ambiente di apprendimento stimolante e inclusivo.
L’integrazione delle nuove tecnologie, come il metaverso, la realtà virtuale, la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale, può supportare questo processo, ma è essenziale comprenderne le reali applicazioni e i limiti. L’intelligenza artificiale, ad esempio, è uno strumento potente in molti ambiti, ma non può sostituire il giudizio umano in contesti in cui è necessaria una valutazione critica, come nei concorsi pubblici. Mentre in alcuni settori l’IA accelera e semplifica i processi – ad esempio nella generazione di testi e contenuti – in altri richiede maggiore attenzione per garantire trasparenza e affidabilità.
Un aspetto fondamentale dell’IA è il modo in cui viene addestrata. Un tempo, l’addestramento avveniva principalmente in ambito accademico e di ricerca, con esperti che ne controllavano l’evoluzione. Oggi, invece, l’apprendimento delle intelligenze artificiali avviene in gran parte attraverso l’interazione diretta con gli utenti, che inconsapevolmente ne influenzano le risposte. Per questo motivo, è essenziale educare studenti e docenti a comprendere il funzionamento di questi sistemi e a sviluppare un senso critico nell’utilizzarli.
L’IA può diventare un valido supporto nel mondo dell’istruzione, non solo per ottimizzare il lavoro degli insegnanti, ma anche per favorire l’inclusione, facilitando l’apprendimento per studenti con disabilità o con esigenze linguistiche specifiche. Tuttavia, per sfruttarne appieno le potenzialità, è necessario investire nella formazione dei docenti, affinché siano in grado di guidare gli studenti in un utilizzo consapevole e responsabile delle tecnologie.
L’obiettivo non è solo adottare strumenti innovativi, ma garantire che questi vengano impiegati nel rispetto delle libertà fondamentali, offrendo ai giovani le competenze necessarie per affrontare un mondo in costante evoluzione. L’intelligenza artificiale non deve sostituire il pensiero umano, ma essere uno strumento di supporto che aiuta a migliorare i processi di apprendimento e di lavoro. È dunque fondamentale promuovere un’educazione digitale basata sulla consapevolezza, affinché le nuove generazioni possano sfruttare il progresso senza subirlo passivamente.
Scuola e impresa: un legame da rafforzare
Laura Monteleone, HR Director di SACBO, ha presentato l’esperienza dell’aeroporto di Bergamo nel collegare il mondo della scuola con quello del lavoro. La società, da anni impegnata nell’integrazione tra formazione e occupazione, è anche socia fondatrice di un ITS, un modello di apprendimento professionale che in Germania corrisponde alle Università delle Scienze Applicate. L’obiettivo è quello di creare percorsi concreti che rispondano alle reali esigenze del mercato, come il sistema formativo 4+2 e il programma ITS Move.
SACBO si pone come un ponte tra il mondo della scuola e quello del lavoro, credendo da sempre nel valore dell’istruzione e nel suo ruolo fondamentale per la crescita del Paese. La scuola italiana è ancora oggi riconosciuta a livello europeo come una realtà di eccellenza e, proprio per questo, l’azienda ha deciso di investire nel suo sviluppo attraverso la formazione tecnica e professionale.
Essere pionieri nell’adesione agli ITS dieci anni fa è stata una scommessa, poiché all’epoca non si conosceva con certezza l’evoluzione di questo modello. Oggi, invece, SACBO è orgogliosa del percorso intrapreso, avendo non solo rinnovato, ma anche ampliato il proprio impegno nella formazione. L’azienda partecipa attivamente alle attività degli ITS, sia con docenti esperti che con programmi di stage e tirocini, offrendo agli studenti un’opportunità concreta di crescita professionale.
Un altro punto di forza è l’impegno del PCTO. Inizialmente, accogliere molti studenti all’interno di un contesto ampio e complesso come un aeroporto poteva sembrare una sfida, ma grazie alla collaborazione stretta con le scuole sono stati sviluppati progetti strutturati che hanno portato ottimi risultati. In particolare, questi programmi hanno permesso agli studenti di acquisire non solo competenze tecniche, ma anche soft skills fondamentali per il loro futuro professionale.
L’impegno di SACBO non si limita alla formazione tecnica: l’azienda ha promosso anche iniziative innovative, come il progetto sulla sostenibilità lanciato lo scorso anno in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione. Questa sfida, un vero e proprio hackathon dedicato agli studenti, ha visto la partecipazione attiva delle scuole e ha portato risultati significativi, dimostrando quanto sia importante creare un dialogo tra il mondo dell’istruzione e quello delle imprese.
Guardando al futuro, SACBO continuerà a investire in questa sinergia tra giovani e innovazione. Il settore dell’aviazione, per sua natura, è all’avanguardia nell’utilizzo di tecnologie avanzate, e offrire ai ragazzi la possibilità di formarsi in un contesto così dinamico rappresenta un valore aggiunto sia per loro che per le aziende.
Orientamento e personalizzazione del percorso formativo
Selenia Scinaldi ha parlato dell’importanza dell’orientamento scolastico e della personalizzazione del percorso di studi. È fondamentale conoscere i percorsi di orientamento per i nostri ragazzi, che, nonostante la loro apparente sicurezza, necessitano di guida per valorizzare le proprie vocazioni e talenti.
Prima di entrare nel merito del 4 + 2, è importante soffermarsi sul concetto di orientamento. Etimologicamente, deriva dalle parole latine “oriente” e “oriri”, che significano “sorgere”, è interessante notare che gli edifici dell’antichità erano orientati verso Est, simbolo di nuovi inizi. Questo riflette il ruolo dell’orientamento come un processo continuo e di accudimento per i nostri ragazzi, che inizia fin dalla tenera età.
È importante che i docenti e i dirigenti sappiano riconoscere e coltivare i talenti dei giovani, accompagnandoli nel loro percorso. Si ha la fortuna di svolgere un lavoro fondamentale, entrando quotidianamente nelle aule e creando visioni educative.
Parlando di orientamento, non si può non citare la nostra sperimentazione del 4 + 2, che attualmente coinvolge 8.000 studenti, un numero significativo. Questa iniziativa rappresenta una filiera dell’innovazione e una comunità di apprendimento. È un progetto che coinvolge non solo il Ministero, ma anche molti dirigenti e docenti che, già prima della sperimentazione, hanno lavorato per progettare una scuola che favorisca una continua collaborazione con le aziende.
Questo cambiamento è cruciale per promuovere l’innovazione pedagogica e, quando si parla di orientamento, si deve o anche considerare la metacognizione degli studenti. Questo è un processo complesso che non possiamo trascurare. La sperimentazione del 4 + 2 comprende vari aspetti, come la parte del PCTO e la formazione continua dei docenti, necessaria per affrontare le trasformazioni richieste dal sistema europeo.
Non si possono ignorare i framework europei che sottolineano l’importanza delle competenze e delle soft skills. Per noi, operanti nel settore tecnico, questa è un’enorme opportunità di ricerca e sperimentazione. È essenziale anche per gli studenti, poiché l’orientamento non si conclude con il 4 + 2, ma prosegue continuamente.
Come ha accennato il dottor D’Amico, l’innovazione è in continua evoluzione; ciò che è considerato innovativo oggi potrebbe non esserlo più tra un mese. Questa necessità di formazione continua deve diventare un’esigenza strutturale. Sperimentazioni come il 4 + 2 offrono l’opportunità di ripensare e riorganizzare l’approccio educativo, mantenendo sempre in considerazione le normative vigenti. Per le scuole, si tratta di un’opportunità davvero significativa.
Alessandra Gallone evidenzia l’importanza della ricerca,che non riguarda solo l’ambito scientifico o medico, ma è un processo fondamentale anche nella didattica e nell’apprendimento. Ogni giorno, molti docenti sono veri e propri ricercatori, impegnati a sperimentare nuove metodologie per migliorare l’istruzione.
Grazie alle risorse del PNRR, si sta cercando di andare oltre il semplice finanziamento di iniziative temporanee, puntando alla creazione di strutture e modelli consolidati. Un passo fondamentale in questa direzione è lo sviluppo dei dottorati innovativi, che favoriscono l’integrazione tra impresa, scuola e università. Solo attraverso questa sinergia è possibile costruire un sistema educativo più solido e allineato alle esigenze del mondo del lavoro.
L’obiettivo è creare un’alleanza tra tutti i settori della società, perché l’innovazione non può essere il risultato di sforzi isolati. In Italia, questo concetto sta prendendo piede sempre più concretamente, segnando un percorso di crescita e collaborazione che porterà benefici a lungo termine.
Il gaming come strumento di apprendimento
Fabio Viola, fondatore di “Tuo Museo”, è una figura di spicco nel mondo del gaming e dei videogiochi. Sebbene a prima vista il gaming possa sembrare lontano dall’ambito formativo e professionale, in realtà il suo impatto è significativo. Il videogioco non è solo intrattenimento, ma rappresenta un’opportunità lavorativa, un mezzo per sviluppare competenze e un potente strumento di apprendimento.
Fabio Viola sottolinea come il gioco sia da sempre sinonimo di apprendimento. Tuttavia, nelle istituzioni scolastiche, soprattutto a partire dalla scuola primaria, si tende a escludere il gioco dai percorsi educativi, non riconoscendone il valore formativo. Eppure, molte delle tecnologie che oggi utilizziamo quotidianamente hanno avuto origine o sono state testate per la prima volta proprio nel settore dei videogiochi: intelligenza artificiale, realtà virtuale, realtà aumentata, motion control, sensoristica.
Oltre agli aspetti tecnologici, l’ambiente di lavoro nell’industria videoludica è un modello interessante per comprendere le dinamiche del futuro. Viola racconta la sua esperienza in Electronic Arts, dove ha lavorato su titoli di fama mondiale come FIFA, The Sims e SimCity. In un contesto con oltre 56.000 dipendenti, l’organizzazione del lavoro si basava su piccole unità autonome, dove ogni individuo operava con un forte spirito imprenditoriale. Questo modello potrebbe rappresentare un’anticipazione del futuro del lavoro, dove l’autonomia e la capacità di collaborare in team multidisciplinari saranno fondamentali.
Si evidenzia come oggi molti studenti universitari mostrino difficoltà a lavorare in autonomia. Se non guidati passo dopo passo, faticano a sviluppare processi creativi e decisionali. Al contrario, nel mondo del gaming, la capacità di essere indipendenti e, allo stesso tempo, di lavorare in team eterogenei è essenziale. La creazione di un videogioco può coinvolgere centinaia di persone per anni, riunendo professionalità diverse e provenienti da culture differenti. Questa esperienza insegna l’importanza della collaborazione, una competenza spesso trascurata nei percorsi formativi tradizionali.
Un altro aspetto chiave è il ruolo della creatività. Spesso si associa l’industria dei videogiochi esclusivamente alla tecnologia, ma è sempre la creatività a guidare l’innovazione tecnologica. La tecnologia è solo un mezzo: ciò che conta è la capacità di immaginare nuovi scenari e di applicare conoscenze interdisciplinari per sviluppare soluzioni innovative.
Un concetto centrale è la personalizzazione dell’apprendimento. Nei videogiochi, ogni giocatore segue un percorso diverso: alcuni avanzano rapidamente, altri si concentrano su aspetti esplorativi o narrativi. Questo principio potrebbe essere applicato alla formazione, adattando i contenuti alle esigenze individuali. Tuttavia, Viola mette in guardia dal rischio di un’eccessiva personalizzazione: se ogni esperienza diventa esclusivamente individuale, si perde la possibilità di confrontarsi con gli altri. In un mondo sempre più guidato dagli algoritmi, esiste il pericolo di una frammentazione della conoscenza, dove ogni persona riceve contenuti su misura senza la possibilità di condividere esperienze comuni.
Guardando al futuro, si sottolinea come il sistema educativo rischi di perdere rilevanza se non si adatta ai cambiamenti in corso. Molti dei grandi imprenditori e innovatori del nostro tempo non provengono dalle università tradizionali, ma si sono formati attraverso il self-learning e l’apprendimento peer-to-peer. Per questo, è fondamentale ripensare il ruolo della scuola, spostando l’attenzione dall’insegnamento di professioni specifiche – che potrebbero non esistere più nel futuro – allo sviluppo di competenze trasversali.
Un’altra grande sfida riguarda l’interazione con le intelligenze artificiali. Al momento, il modo principale per comunicare con l’AI è il linguaggio. Per questo motivo, avere un lessico ricco e articolato diventerà sempre più importante: chi possiede un vocabolario limitato avrà meno possibilità di dare input complessi e, di conseguenza, otterrà risultati più standardizzati. La capacità di esprimersi in modo preciso e articolato sarà una competenza essenziale per sfruttare al meglio le potenzialità dell’intelligenza artificiale.
Interdisciplinarietà e Innovazione nell’Educazione
Oggi si ambisce a un modello educativo che favorisca l’interdisciplinarietà. Un esempio significativo è rappresentato dalla liberalizzazione dei piani di studio da parte del Ministero dell’Università, consentendo ai giovani di orientarsi verso percorsi diversi senza timore di dover rinunciare a parti importanti della loro formazione. Ad esempio, uno studente attratto dalle materie STEM può integrare nel proprio percorso insegnamenti artistici, come storia della musica o pratica di uno strumento. Questo approccio permette di sviluppare una sensibilità che è fondamentale per l’empatia, distinguendo così i professionisti nel loro campo.
È importante riconoscere che molte persone, come medici e ingegneri, coltivano passioni artistiche e musicali, dimostrando che l’integrazione di diverse competenze arricchisce la formazione professionale. È essenziale lavorare in sinergia, unendo il mondo del lavoro e quello della scuola per raggiungere obiettivi comuni. La cooperazione autentica tra i vari attori del sistema educativo è fondamentale per migliorare l’intero processo formativo.
Un aspetto spesso sottovalutato è il gioco, che può essere visto come un elemento serio nell’apprendimento. Coinvolgere gli studenti è cruciale: il coinvolgimento stimola l’apprendimento e crea un ambiente educativo più dinamico. È necessario che gli educatori siano appassionati e coinvolti, creando così una società più viva e interattiva. Attualmente, si stima che solo 4 lavoratori su 10 siano realmente coinvolti nel loro lavoro, il che porta a una mancanza di motivazione e passione.
L’interdisciplinarietà è una chiave per affrontare le sfide del mondo moderno. È importante non solo promuovere competenze tecniche, ma anche integrare l’arte e la cultura nei percorsi formativi. Le formazioni eccessivamente compartimentate non funzionano, poiché limitano la visione globale necessaria per affrontare le complessità del mondo. È fondamentale nutrire entrambe le competenze tecniche e umanistiche, creando un equilibrio che favorisca l’apprendimento continuo.
Il modello di Leonardo da Vinci rappresenta un esempio di come arte e scienza possano coesistere in armonia, e questo approccio è essenziale per il futuro dell’educazione. Le partnership tra pubblico e privato sono cruciali e la contaminazione tra diversi settori deve essere incoraggiata.
L’entusiasmo è una parola chiave in questo contesto: rappresenta la passione e il coinvolgimento, elementi essenziali per trasmettere gioia e motivazione agli studenti. Viviamo in un periodo in cui il disagio giovanile è molto presente, e l’arte, il gioco e lo sport possono fungere da strumenti per affrontare queste difficoltà prima di dover ricorrere a interventi più formali.
Infine, è fondamentale sottolineare l’importanza dell’approvazione da parte del Ministero delle nuove discipline, come l’arteterapia, la teatroterapia e la musicoterapia, che possono essere integrate sin dalla scuola dell’infanzia. Questi approcci possono contribuire a combattere fenomeni come il bullismo e a insegnare l’empatia, permettendo ai bambini di comprendere le emozioni altrui.