ORGANIZZATORE

IN COLLABORAZIONE CON

  • Nando Pagnoncelli
    Presidente Ipsos
    Nando Pagnoncelli, maturità classica e laurea in Scienze Politiche, da 40 anni ricercatore sociale e di mercato è presidente di Ipsos, società leader in Italia nel settore delle ricerche demoscopiche. Insegna “Analisi della pubblica opinione” presso la Facoltà di Scienze Politiche e sociali dell’Università Cattolica di Milano. È Consigliere di amministrazione ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale), membro del Consiglio Direttivo e del Comitato Esecutivo di Touring Club Italiano e del Comitato Scientifico della Fondazione Symbola nonché del Comitato Editoriale del web magazine Inpiù. Collabora con Giovanni Floris al programma Di Martedì e cura la rubrica settimanale Scenari del Corriere della Sera. È autore di saggi su argomenti di attualità sociale. Nel 2019 ha pubblicato con Mondadori “La Penisola che non c’è. La realtà su misura degli italiani”.

SPEECH – Intelligenza Artificiale tra aspettative e preoccupazioni

Modera

Guido Bandera

Caporedattore centrale Qn Il Giorno

Nando Pagnoncelli

Presidente Ipsos

L’intervista si è focalizzata sul livello di conoscenza dell’IA, le sue implicazioni sociali, economiche e lavorative, nonché le preoccupazioni legate alla privacy e alla disinformazione.

Pagnoncelli riporta i dati di una ricerca internazionale condotta in 32 paesi, da cui emerge che il 67% degli intervistati a livello globale afferma di comprendere l’IA, tuttavia, in Italia questa percentuale si abbassa al 51%, segnalando un livello di conoscenza inferiore rispetto alla media internazionale. Questo deficit si riflette nella scarsa consapevolezza sui prodotti e servizi che integrano l’IA.

L’analisi degli atteggiamenti nei confronti dell’IA evidenzia una polarizzazione delle opinioni. Il 49% degli intervistati percepisce l’IA come un’opportunità per migliorare la qualità della vita, mentre un altro 43% la considera una minaccia, esprimendo timori legati alla privacy e all’impatto sul mondo del lavoro. In particolare, i giovani temono che l’IA possa ridurre le opportunità occupazionali, mentre gli adulti appaiono meno preoccupati, ritenendo che il proprio percorso professionale possa giungere al termine senza particolari interferenze tecnologiche.

Un aspetto interessante emerso dalla ricerca è la percezione diffusa che l’IA possa prendere decisioni meno discriminatorie rispetto agli esseri umani. Tuttavia, è stato sottolineato come l’IA sia progettata dall’uomo e possa quindi ereditare e amplificare i pregiudizi esistenti. Un esempio emblematico riguarda una ricerca in cui l’IA generativa, analizzando i profili di relatori maschi e femmine, ha attribuito titoli accademici solo agli uomini, ignorando le qualifiche delle donne. Questo evidenzia il rischio di riproduzione automatizzata degli stereotipi sociali.

Un altro tema affrontato è stato il fenomeno del deepfake, ovvero la manipolazione avanzata di immagini e audio tramite IA. In Italia, il 46% della popolazione non ha mai sentito parlare di deepfake, con una percentuale che sale al 57% tra le donne. Questo rende il Paese particolarmente vulnerabile a truffe e manipolazioni digitali. Le aziende risultano più consapevoli del fenomeno, poiché esposte a rischi commerciali legati alla falsificazione di identità e informazioni.

Parallelamente, si è discusso del problema della disinformazione e delle fake news, evidenziando la difficoltà nel definirle in modo univoco e nell’individuare soluzioni efficaci. Una delle strategie suggerite riguarda il potenziamento dell’educazione digitale nelle scuole, per aiutare gli studenti a sviluppare un senso critico nell’analisi delle fonti di informazione.

Tre sono gli elementi chiave emersi come possibili strategie di mitigazione dei rischi legati all’IA:

  • Educazione e formazione: Incrementare le competenze digitali e critiche, fornendo strumenti adeguati per distinguere informazioni affidabili da contenuti manipolati.
  • Tecnologia come soluzione: Sviluppare strumenti e protocolli tecnologici che aiutino a contrastare gli abusi della tecnologia stessa.
  • Prevenzione e regolamentazione: Creare sistemi che permettano di anticipare i rischi, anziché doverli affrontare a posteriori.

Tuttavia, è stata evidenziata una contraddizione: molte persone si affidano alla tecnologia per risolvere i problemi causati dalla tecnologia stessa, creando un ciclo di delega che potrebbe risultare controproducente.

Un altro punto di riflessione riguarda il ruolo della scuola nell’educazione digitale. Spesso si chiede alle istituzioni scolastiche di farsi carico di molteplici responsabilità, dalla lotta al bullismo all’insegnamento dell’educazione civica, senza però fornire le risorse adeguate.

Sul piano normativo, l’Unione Europea ha agito con tempestività introducendo l’AI Act, un quadro normativo volto a garantire un utilizzo sicuro dell’IA. L’Italia ha recepito queste direttive, segnando un passo avanti nella protezione dei cittadini dall’uso improprio dei dati personali.

L’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità ma anche una sfida complessa. La polarizzazione delle opinioni riflette un bisogno diffuso di maggiore consapevolezza e regolamentazione.

Per affrontare il cambiamento in modo costruttivo, è necessario:

  • Promuovere l’educazione digitale, partendo dalle scuole primarie.
  • Sviluppare strumenti di controllo e prevenzione dei rischi connessi all’IA.
  • Adottare un approccio normativo chiaro e incisivo.

Infine, è fondamentale sostenere la scuola nel suo ruolo educativo, evitando di sovraccaricarla di responsabilità senza fornire adeguati strumenti di supporto. Solo attraverso un’azione coordinata tra istituzioni, tecnologia e formazione, sarà possibile sfruttare i benefici dell’intelligenza artificiale riducendone i rischi potenziali.