ORGANIZZATORE

IN COLLABORAZIONE CON

  • Loredana Cirillo
    Psicologa, psicoterapeuta
    Loredana Cirillo. Psicologa e psicoterapeuta, socia dell’Istituto Minotauro, docente e membro del Comitato Scientifico della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia dell’adolescente e del giovane adulto del Minotauro. Docente a contratto presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e cultrice della materia presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Milano. Editorialista per d di Repubblica.

    Tra le sue pubblicazioni: “AdolescIenza” (2010, con G. Pietropolli Charmet, ed. San Paolo; “L’adolescente. Psicopatologia e psicoterapia evolutiva” (2020, con M. Lancini, T. Scodeggio, T. Zanella, ed. Raffaello Cortina); “Figli di internet” (2022, con M. Lancini, ed. Erickson), “Soffrire di adolescenza. Il dolore muto di una generazione” (2024, Raffaello Cortina).

  • Matteo Lancini
    Psicologo, psicoterapeuta
    Psicologo e psicoterapeuta, è presidente della Fondazione “Minotauro”, dove dirige l’équipe Dipendenze tecnologiche e la sezione adolescenti del centro di consultazione e psicoterapia. Docente presso l’Università Milano-Bicocca e l’Università Cattolica di Milano. Collabora con diverse redazioni giornalistiche e scrive per La Stampa. I suoi ultimi libri: L’adolescente. Psicopatologia e psicoterapia evolutiva (con L. Cirillo, T. Scodeggio, T. Zanella, Cortina, 2020). L’età tradita. Oltre i luoghi comuni sugli adolescenti (Cortina, 2021). Figli di internet. Come aiutarli a crescere tra narcisismo, sexting, cyberbullismo e ritiro sociale (con L. Cirillo, Erickson, 2022). Sii te stesso a modo mio. Essere adolescenti nell’epoca della fragilità adulta (Cortina, 2023).

PANEL 5 – Le nuove forme di violenza degli adolescenti: dalla comprensione alla prevenzione

Modera

Simona Ballatore

Giornalista "QN - Il Giorno"

Matteo Lancini

Psicologo, psicoterapeuta

Loredana Cirillo

Psicologa, psicoterapeuta

La comprensione della sofferenza adolescenziale richiede un’analisi approfondita delle dinamiche educative e sociali contemporanee. La discussione attuale evidenzia un paradosso significativo: da un lato, gli adulti dichiarano di essere più attenti e presenti rispetto alle generazioni precedenti; dall’altro, gli adolescenti si sentono spesso inascoltati e privi di punti di riferimento autentici. Questo scollamento emerge chiaramente nei fenomeni di disagio giovanile, manifestati attraverso episodi di violenza, autolesionismo, disturbi della condotta alimentare e ritiro sociale. In questo report analizziamo le cause di tale sofferenza, il ruolo della scuola e della famiglia e la necessità di una nuova alfabetizzazione emotiva per il mondo adulto.

Le ricerche e i dati statistici rappresentano un punto di partenza fondamentale per comprendere la complessità della sofferenza adolescenziale. La pandemia ha agito come un detonatore, amplificando un malessere preesistente e portando all’attenzione pubblica un fenomeno già in crescita. La cronaca recente ci racconta episodi di violenza giovanile per motivi apparentemente futili, come il furto di un monopattino o di un paio di cuffiette. Tuttavia, questi episodi sono solo la punta dell’iceberg: vi è un sommerso ancora più preoccupante, costituito da atti autolesionistici e pensieri suicidari, spesso invisibili agli adulti.

Si parla sempre più di una “generazione fragile”, ma è necessario comprendere che la fragilità non è solo una caratteristica degli adolescenti, bensì dell’intero contesto sociale. L’adolescenza è sempre stata un’età di transizione e crisi, ma oggi il dolore si esprime in modi nuovi e drammatici. I giovani di oggi crescono in una società paradossale, dove gli adulti promettono ascolto e vicinanza, ma solo a patto che i ragazzi non esprimano emozioni negative. L’iper-performatività e la ricerca del successo sono ancora valori dominanti, anche se mascherati da un’apparente maggiore comprensione delle necessità giovanili.

Gli adulti di oggi, pur dichiarandosi più vicini ai propri figli rispetto al passato, faticano a gestire le loro emozioni. Il messaggio sottinteso è: “Puoi parlare con me, ma solo se ciò che dici non mi preoccupa o mi turba”. Questa contraddizione genera un senso di tradimento nei giovani, che non si sentono realmente accolti. Un altro aspetto problematico è la tendenza a medicalizzare il disagio adolescenziale: piuttosto che affrontare le radici del problema, si ricorre a diagnosi psichiatriche e certificazioni per giustificare difficoltà che potrebbero essere gestite con un approccio più relazionale.

La scuola rappresenta un luogo privilegiato di prevenzione e ascolto, ma deve affrontare sfide significative. L’abbandono scolastico e il ritiro sociale sono fenomeni in crescita, specialmente tra gli adolescenti maschi. Troppo spesso, invece di accogliere e comprendere il disagio, la scuola adotta misure punitive che rafforzano la distanza tra studenti e istituzioni educative. Un cambiamento di prospettiva richiede una scuola più inclusiva, capace di valorizzare le individualità senza stigmatizzarle.

Uno dei bersagli principali delle critiche nei confronti del disagio giovanile è l’uso di internet e dei social media. Tuttavia, attribuire alla rete la responsabilità esclusiva del malessere adolescenziale è una semplificazione eccessiva. Gli adolescenti non si rifugiano nel digitale per allontanarsi dalla realtà, ma piuttosto per ridurre il senso di solitudine che sperimentano nel mondo reale. La scuola e la società devono riconoscere che internet è una componente inevitabile della vita contemporanea e che il problema non è il mezzo, ma l’uso che ne viene fatto.

Per affrontare in modo efficace il disagio adolescenziale, è fondamentale investire in un’alfabetizzazione emotiva degli adulti. Gli insegnanti, i genitori e gli educatori devono imparare a riconoscere e legittimare le emozioni negative, senza cercare di reprimerle o ignorarle. Questo significa accettare che gli adolescenti possano provare tristezza, paura e rabbia e aiutarli a elaborare questi sentimenti in modo costruttivo.

La sofferenza adolescenziale non può essere ridotta a una questione di eccessiva protezione o di abuso della tecnologia. Si tratta di un fenomeno complesso che riflette le contraddizioni della società contemporanea. La soluzione non può essere esclusivamente punitiva o medicalizzante, ma deve passare attraverso una riformulazione della relazione tra adulti e giovani. La scuola, la famiglia e le istituzioni devono collaborare per costruire un ambiente che permetta agli adolescenti di esprimere il proprio malessere senza paura di essere giudicati. Solo attraverso un ascolto autentico e una relazione educativa solida sarà possibile favorire la crescita di una generazione più consapevole e resiliente.