Nel contesto sempre più complesso dell’informazione nell’era digitale, il fenomeno delle fake news e il ruolo dell’Intelligenza Artificiale (IA) sono diventati temi centrali di dibattito. Durante l’evento “Stati Generali della Scuola Digitale”, Elvis Tusha e Pietro Parodi hanno affrontato questi argomenti con un approccio analitico e pratico.
L’intervento si è aperto con la proiezione di un video interamente generato dall’Intelligenza Artificiale, a cura di Elvis Tusha, che ha evidenziato sin da subito sia il potenziale dell’IA nella creazione di contenuti, sia gli interrogativi sui rischi connessi alla disinformazione, alla manipolazione e alla diffusione di deep fake sempre più realistici.
Il video è stato il pretesto per avviare il dibattito proprio su come le fake news siano un fenomeno in crescita esponenziale, che coinvolge istituzioni, personalità pubbliche e cittadini comuni.
Un esempio di quelli più emblematici che è stato affrontato riguarda la manipolazione di un’immagine relativa a una sparatoria che ha coinvolto Donald Trump, in cui i volti delle guardie del corpo apparivano sorridenti, alterando la percezione dell’evento. Inoltre, si è discusso della strategia comunicativa del team di Trump, che ha utilizzato immagini generate dall’IA per influenzare il proprio elettorato.
Perché le fake news si diffondono così velocemente?
Elvis Tusha ha approfondito le ragioni della rapida diffusione delle fake news, attribuendole principalmente all’ecosistema dei social media. Sebbene la disinformazione esista da decenni, l’IA ha reso il processo di creazione e diffusione più veloce e sofisticato. I social media, invece di premiare la veridicità delle informazioni, incentivano contenuti che generano maggiore coinvolgimento emotivo.
Un fattore chiave è il confirmation bias, ovvero la tendenza degli utenti a consumare contenuti che confermano le proprie convinzioni, alimentando bolle informative – situazioni in cui la verità viene spesso sacrificata a favore della viralità. Ricerche condotte da “Business Insider” e “Microsoft” hanno dimostrato che, nel 2016, le fake news hanno ottenuto più visibilità rispetto alle notizie reali e che il 64% degli utenti condivide articoli senza leggerli interamente, facilitando la diffusione di contenuti falsi. A tutto ciò si aggiunge il fenomeno dell’infodemia, ovvero l’eccesso di informazioni a cui siamo esposti quotidianamente, rendendo sempre più difficile discernere il vero dal falso.
Tusha sottolinea che l’unico modo per comprendere l’IA sia sperimentarla direttamente. L’Intelligenza Artificiale è accessibile a tutti, poiché non richiede competenze tecniche avanzate ma basta interagire con essa attraverso il linguaggio testuale. Tuttavia, emerge un problema rilevante: anche quando un contenuto è chiaramente etichettato come falso, molti utenti continuano a credervi, dimostrando la difficoltà di contrastare la disinformazione.
Un caso significativo è stato quello dell’immagine del Papa con il Moncler, creata artificialmente e rapidamente diventata virale. Nonostante l’evidente manipolazione, molti utenti hanno creduto alla sua autenticità, dimostrando la difficoltà di contrastare la disinformazione anche quando questa è etichettata come falsa.
Come possiamo difenderci dalle fake news?
Per arginare il fenomeno delle fake news, Elvis Tusha ha suggerito tre strategie fondamentali:
- Pensiero critico – Sviluppare la capacità di analizzare le informazioni in modo autonomo e consapevole.
- Affidabilità delle fonti – Verificare sempre la provenienza di una notizia prima di condividerla.
- Educazione ai media – Fornire strumenti per riconoscere contenuti manipolati, specialmente nell’ambito dei deepfake.
Tuttavia, individuare deepfake nei video resta una sfida, poiché non esistono strumenti infallibili per rilevarli.
La disconnessione tra identità digitale e reale
Un altro tema centrale dell’incontro è stato il crescente divario tra identità digitale e reale, in particolare tra i giovani della Generazione Z. Pietro Parodi ha presentato una ricerca condotta da Doxa e commissionata da Lenovo, evidenziando come siano sempre di più i giovani che trovano nel mondo online uno spazio sicuro per esprimersi, e la disconnessione tra identità digitale e quella espressa nella vita reale contribuisce ad alimentare stati di ansia e solitudine.
Per affrontare questa tematica, è stato realizzato un esperimento sociale innovativo in cui l’IA è stata utilizzata per facilitare la comunicazione tra generazioni. Avatar digitali iper-realistici, istruiti con i dati presenti sui canali sociale dei giovani protagonisti, sono riusciti ad avere conversazioni profonde con i loro cari, condividendot pensieri intimi a affrontando temi delicati, che avrebbero avuto difficoltà a discutere nella vita reale. Questo esperimento, promosso da Lenovo, ha evidenziato che molte cose che i ragazzi riescono a dire nel mondo digitale restano invece inespresse nella vita reale. L’uso consapevole dell’Intelligenza Artificiale potrebbe dunque aiutare gli esperti all’ascolto nel supportare i giovani che affrontano queste sfide.
Questo progetto, promosso da Lenovo, ha dimostrato che l’IA non è solo un rischio per la disinformazione, ma può anche potenziare i servizi di ascolto sempre più ricercati dalle nuove generazioni.
Il ruolo della scuola e della formazione
Alla luce di questi dati, emerge la necessità di un intervento educativo. Pietro Parodi ed Elvis Tusha concordano sul fatto che la scuola ha un ruolo chiave, sviluppando competenze digitali per rendere i giovani più consapevoli nell’uso dell’IA e dei Social media.
Secondo Pietro Parodi, l’IA necessità di quattro elementi fondamentali:
- Dati – Che hanno la funzione di fondamenta per tutto ciò che l’AI può fare
- Algoritmi – fondamentali per il funzionamento, sono le istruzioni che diamo alla macchina
- Potenza computazionale – Fornita dalle aziende tecnologiche, ma inefficace senza una corretta alfabetizzazione digitale.
- Competenze – La capacità di comprendere e utilizzare l’IA in modo etico e consapevole.
Mentre la potenza di calcolo è garantita dalle aziende tecnologiche e i dati sono abbondanti, le competenze rappresentano l’anello debole della catena.
Per rispondere a questa sfida, la scuola deve continuare:
- Sviluppare il pensiero critico, per aiutare gli studenti a riconoscere e contrastare le fake news.
- Fornire strumenti pratici per comprendere il funzionamento e i limiti dell’IA.
- Stimolare il dibattito sull’identità digitale, per favorire una maggiore consapevolezza nell’interazione tra mondo online e offline.
Verso un ecosistema digitale più consapevole
L’intervento di Pietro Parodi ha ribadito come il tema della consapevolezza sia il filo conduttore di questa riflessione. Il digitale ha cambiato il nostro modo di comunicare e la sfida è quella di utilizzarli in modo cosciente, senza subire le nuove tecnologie, massimizzando le loro potenzialità per il bene sociale. Il futuro dipende dalla capacità di sviluppare competenze digitali, che permettano di sfruttare le potenzialità della tecnologia senza cadere nelle insidie della disinformazione e dell’isolamento sociale.