ORGANIZZATORE

IN COLLABORAZIONE CON

  • Tito Boeri
    Professore di Economia all'Università Bocconi e alla London School of Economics
    Tito Boeri è professore e direttore del dipartimento di economia presso l'Università Bocconi di Milano e Senior Visiting Professor alla London School of Economics. È stato senior economist all’OCSE, consulente del FMI, della Banca Mondiale, della UE, dell’ILO oltre che del Governo italiano. Dal marzo 2015 al febbraio 2019 ha ricoperto la carica di Presidente dell'INPS. È Consigliere Scientifico della Fondazione Ing. Rodolfo Debenedetti. È editorialista de La Repubblica e ha collaborato con quotidiani italiani ed esteri, tra cui Il Sole24ore, La Stampa, il Financial Times e Le Monde. È tra i fondatori del sito di informazione economica www.lavoce.info e del sito federato in lingua inglese www.voxeu.org. È direttore scientifico del Festival dell’Economia di Torino.

Mismatch tra domanda e offerta di lavoro nell’era digitale: la visione di Tito Boeri

Modera

Armando Stella

Vicedirettore "Qn - Il Giorno"

Tito Boeri

Professore di Economia all'Università Bocconi e alla London School of Economics

[in collegamento da remoto]

Nell’intervista all’economista Tito Boeri, condotta da Armando Stella, si sono  analizzate le dinamiche del mercato del lavoro e il ruolo del sistema formativo in Italia, ponendo particolare attenzione alla transizione scuola-lavoro e alle sfide legate all’adeguamento delle competenze richieste dalle imprese. Il fenomeno del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, le difficoltà di inserimento dei giovani nel mercato occupazionale e le carenze strutturali del sistema educativo sono aspetti centrali di questa analisi.

Cambiamenti nel mercato del lavoro Negli ultimi anni, il mercato del lavoro italiano ha subito un’evoluzione significativa. Precedentemente caratterizzato da un eccesso di lavoratori rispetto alle opportunità di impiego, attualmente si riscontra una carenza di personale qualificato a vari livelli. Questo mutamento è dovuto a fattori demografici, che hanno determinato una riduzione della forza lavoro, e a trasformazioni economiche e tecnologiche che hanno incrementato la richiesta di competenze specifiche.

Un aspetto critico è la presenza di una considerevole quota di capitale umano inutilizzato, una risorsa che l’Italia potrebbe valorizzare più efficacemente rispetto ad altri paesi. La diminuzione del tasso di disoccupazione, spesso interpretata come un segnale positivo, è in realtà conseguenza diretta della riduzione della popolazione attiva piuttosto che di un miglioramento strutturale del mercato del lavoro.

Transizione scuola-lavoro e fenomeno NEET Uno dei problemi più rilevanti riguarda la transizione dalla scuola al mondo del lavoro, che in Italia avviene con maggiore ritardo rispetto ad altri paesi. Questo ritardo, unito a un elevato tasso di abbandono scolastico, contribuisce all’aumento della quota di giovani NEET (Not in Education, Employment or Training), ossia individui che non studiano, non lavorano e non sono coinvolti in percorsi di formazione. Questo fenomeno rappresenta uno spreco di risorse umane in un contesto in cui la demografia impone l’ottimizzazione del capitale umano disponibile per garantire la produttività e la competitività del paese.

Adeguamento del sistema educativo Il sistema scolastico italiano mostra difficoltà nell’adattarsi ai cambiamenti del mercato del lavoro. L’evoluzione tecnologica ha reso necessarie nuove figure professionali, ma l’orientamento scolastico e l’inserimento lavorativo degli studenti restano ambiti critici. Pur esistendo iniziative e un impegno da parte di alcuni docenti per migliorare l’orientamento, permangono ritardi nell’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, una condizione che non è più sostenibile.

La dispersione scolastica rappresenta un ulteriore problema che richiede un approccio sistemico, dalla prima infanzia all’istruzione superiore. Gli asili nido, ad esempio, svolgono un ruolo fondamentale nel garantire l’uguaglianza delle opportunità formative e professionali. Tuttavia, gli investimenti nel settore educativo risultano ancora insufficienti rispetto a quelli di altri paesi europei.

Investimenti e riforme necessarie Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha stanziato fondi per le istituzioni scolastiche, ma l’efficacia di tali investimenti è stata limitata dall’assenza di una strategia chiara e mirata. Spesso, i fondi sono stati destinati al potenziamento del digitale senza un’adeguata valutazione delle reali necessità della scuola. Per migliorare la qualità dell’istruzione, occorre investire in ambienti di apprendimento moderni, nel potenziamento delle relazioni interpersonali e, soprattutto, nella formazione e valorizzazione degli insegnanti, che rappresentano la risorsa principale del sistema educativo.

Dal punto di vista delle riforme, è necessario ridefinire le priorità curriculari, con un focus su competenze pratiche e tecniche come la matematica e il coding, in linea con le esigenze del mercato del lavoro internazionale. Inoltre, il riequilibrio della spesa pubblica, storicamente orientata verso il sistema pensionistico piuttosto che sull’istruzione, rappresenta un obiettivo fondamentale per il miglioramento complessivo della formazione in Italia.

Per affrontare le sfide future del mercato del lavoro, dunque, è essenziale che i giovani siano adeguatamente preparati alle trasformazioni in corso. Le scelte formative devono essere guidate non solo dalle passioni individuali, ma anche dalla consapevolezza delle opportunità professionali disponibili. Il miglioramento della transizione scuola-lavoro, la riduzione del tasso di abbandono scolastico e un sistema educativo più dinamico e orientato al futuro sono elementi chiave per garantire la competitività e la crescita economica del paese.