ORGANIZZATORE

IN COLLABORAZIONE CON

  • Sergio Venturino
    Fondatore e CEO Know K.
    Laureato in Informatica ai tempi delle schede perforate! Sergio Venturino ha iniziato a lavorare a Ivrea maturando idee e conoscenze, nel software di base e poi nel software applicativo, grazie alla” Ing. C. Olivetti S.p.A.”- E’ sempre stato convinto che l'informatica potesse contribuire alla crescita civile e sociale del Bel Paese Italia. Lavorava con ” Ing. C. Olivetti S.p.A.” nelle sedi di Ivrea, Milano, Napoli e Bari quando ha maturato l’idea di partecipare ai concorsi a cattedra nella scuola pubblica di Informatica Gestionale e Sistemi. Vincitore di tutte e due le cattedre decide di rientrare nella sua città natale, Foggia, per fare il docente di informatica, ma con la certezza che anche se in piccolo un giorno avrebbe emulato l’azienda di Adriano Olivetti. L’azienda che l’aveva immesso nel mondo del lavoro e gli aveva dato gli insegnamenti giusti da seguire per fare impresa. E’ nella città natale che comincia la prima sfida. Crea nel 1995 una società di formazione, Know K. Srl., convinto che la formazione è l’arma vincente per il futuro dei giovani e non solo, Know K. presto entra anche nelle aziende per portare l’informatica e nel web per portare visibilità alla propria azienda e alle aziende dei propri clienti. Nell’anno 2000 entra con prepotenza nel settore delle tecnologie per la didattica ponendosi come riferimento nazionale per la scuola italiana. Come ogni azienda Know K. deve il suo successo ormai trentennale al team di persone che giorno per giorno danno il loro apporto in termini di lavoro idee e umanità e come ogni azienda ha combattuto e combatte contro l’imprevisto sia economico e sia umano. Questo è per Sergio Venturino fare impresa, mettere al centro prima di ogni altra cosa la persona. Al fianco di Know K. c’è Know K. Centro studi e ricerca che è la parte passionale. L’associazione culturale che ogni anno organizza lo “School Day eLearning Day”, oggi arrivato alla sua 21° edizione, che permettere all’azienda Know K. di incontrare le persone che vivono la scuola giornalmente per poter comprendere sempre più le esigenze di DS, DSGA e docenti. Formazione, didattica, tecnologia, condite con passione e intelligenza ci permetteranno di vivere ancora da umani e non da umanoidi.
  • Gionata Noiosi
    Education Sales Manager - C2 Group
    Da oltre 15 anni opero nel settore education con la missione di portare innovazione gestibile nelle scuole italiane. Il confronto quotidiano con dirigenti scolastici e docenti mi ha permesso di comprendere al meglio le reali esigenze della scuola di oggi, quello con produttori internazionali di avere una visione più ampia di quello che il mercato mondiale offre per proporre soluzioni innovative al passo coi tempi. Il tutto con l'obiettivo di implementare tecnologie e nuovi applicativi che supportino le attività didattiche quotidiane senza stravolgerle. C2 srl da anni riconosciuta come uno dei maggiori fornitori di soluzioni tecnologiche e non solo alle scuole italiane riesce ad oggi a collaborare costantemente con oltre 2.000 scuole distribuite su tutto il territorio nazionale grazie ad una rete di dipendenti qualificati nella consulenza rivolta alla soluzione migliore. Grazie all’accredito del MIM come Ente formatore accreditato e ad oltre 150 formatori qualificati fornisce supporto metodologico didattico agli insegnanti con attenzione anche alle segreterie e ai dirigenti. La collaborazione continua con Enti di ricerca ha consentito un confronto volto ad introdurre le nuove soluzioni solo a seguito di attenta valutazione di impatto sociale.
  • Fabrizio Colombo
    Director, Southern Europe - SMART Technologies
    SMART Technologies è un'azienda specializzata in soluzioni collaborative per l'istruzione. Fondata in Canada nel 1987, è nota per i suoi display interattivi SMART Board e i software di collaborazione che facilitano l'apprendimento e la condivisione di idee. Con oltre 60 milioni di utenti e piu' di 3,5 milioni di installazioni a livello globale, SMART Tecnologies e' leader mondiale nel settore e sempre all'avanguardia nello sviluppo di tecnologie e software interattivi per la didattica, con focus su accessibilità e inclusione.
  • Licia Maria Bevilacqua
    Dirigente scolastico Liceo Scientifico Berto Vibo Valentia (VV)
    Dirigente scolastico presso il Liceo Scientifico Berto di Vibo Valentia con una esperienza di comando da dirigente presso il Ministero dell'Istruzione e del Merito. Impegnata anche nella formazione del personale scolastico, segue il processo di trasformazione della scuola coniugando tradizione e innovazione soprattutto nell'attuale momento storico che vede l'attuazione del PNRR nelle scuole. Il suo Liceo è impegnato in diversi progetti STEM che vedono protagonisti gli studenti anche in eventi nazionali.
  • Alessandro Barbesta
    Head of Sales Commercial & Education di Acer Italia
    Alessandro Barbesta è Head of Sales Commercial & Education di Acer Italia. In Acer dal 2004, ha ricoperto diverse posizioni in ambito vendite, contribuendo a rendere Acer un brand leader nel settore scolastico.

    Barbesta sostiene con determinazione l’innovazione digitale nelle scuole e i progetti didattici che sfruttano il potenziale delle nuove tecnologie per migliorare l’apprendimento degli studenti. La sua costante partecipazione a eventi di settore, come Didacta e gli Stati Generali della Scuola Digitale, testimonia il suo impegno nel creare un futuro educativo più inclusivo e stimolante.

    Inoltre, in occasione dell'aggiornamento del PNSD, Barbesta ha preso parte al tavolo interdirezionale con l’obiettivo di rafforzare la capacità del sistema di istruzione di supportare le scuole nella tematica del digitale, fornendo strumenti accessibili sia agli studenti che ai docenti.

PANEL 7 – PNRR Missione 4 un’opportunità per disegnare il futuro

Modera

Pierangelo Soldavini

Giornalista

Alessandro Barbesta

Head of Sales Commercial & Education di Acer Italia

Licia Maria Bevilacqua

Dirigente scolastico Liceo Scientifico Berto Vibo Valentia (VV)

Fabrizio Colombo

Director, Southern Europe - SMART Technologies

Gionata Noiosi

Education Sales Manager - C2 Group

Sergio Venturino

Fondatore e CEO Know K.

Negli ultimi anni, la scuola italiana è stata al centro di un processo di trasformazione senza precedenti, accelerato dall’avvento delle tecnologie digitali e dalla necessità di modernizzare ambienti di apprendimento e metodologie didattiche. In questo scenario, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha rappresentato un’opportunità fondamentale per colmare il divario digitale tra gli istituti scolastici, fornire nuove dotazioni tecnologiche e garantire una formazione più adeguata per docenti e studenti.

Tuttavia, l’attuazione concreta di questo piano si è rivelata estremamente complessa, sollevando una serie di problematiche di natura organizzativa, amministrativa e didattica. Da un lato, la scuola si è trovata a dover gestire fondi e risorse in tempi molto ristretti, con una mole di lavoro burocratico senza precedenti; dall’altro, il personale scolastico ha dovuto affrontare una sfida metodologica: comprendere come integrare la tecnologia nella didattica senza trasformarla in un semplice strumento accessorio.

Nel corso del dibattito, sono stati affrontati tre grandi macro-temi:

  1. L’impatto del PNRR sulla scuola, tra riforme avviate e difficoltà operative.
  2. Il ruolo delle aziende nella trasformazione digitale della scuola, tra supporto tecnologico e formazione del personale.
  3. Le problematiche burocratiche e amministrative, con particolare riferimento alla gestione dei fondi e alla rendicontazione.

Questi tre aspetti sono strettamente interconnessi e costituiscono i pilastri su cui si gioca il futuro dell’innovazione scolastica in Italia.

L’impatto del pnrr sulla scuola: tra innovazione e difficoltà operative

Secondo Licia Bevilacqua sebbene tutte le riforme siano state avviate, il loro reale impatto potrà essere valutato solo nel lungo termine. Questo perché i cambiamenti richiesti non sono immediatamente visibili; coinvolgono processi complessi di trasformazione che necessitano di tempo per essere assimilati e consolidati.

La transizione ha imposto alle scuole un cambiamento di paradigma, da istituzioni tradizionali a centri di innovazione educativa, richiedendo lo sviluppo di nuove competenze e un adattamento continuo a un contesto tecnologico in rapido mutamento.

Questa transizione ha messo in luce disparità tra le scuole, con alcune più pronte ad accogliere il cambiamento e altre che faticano ad integrare le nuove tecnologie e metodologie didattiche. Un intervento significativo del PNRR ha riguardato la riforma dell’orientamento scolastico, con l’obiettivo di fornire agli studenti strumenti più efficaci per scegliere il proprio percorso formativo e professionale.

Due novità chiave sono state l’introduzione della figura del tutor dell’orientamento e la creazione della piattaforma UNICA, un ambiente digitale che connette scuole, famiglie e studenti, fornendo informazioni dettagliate sui percorsi formativi disponibili.

Questa riforma ha avuto un impatto notevole sull’organizzazione scolastica, spingendo le scuole a rivedere il proprio assetto formativo e metodologico. Non si è trattato solo di un cambiamento amministrativo, ma di una trasformazione culturale profonda, che ha richiesto formazione specifica per docenti e tutor e un ripensamento delle strategie educative. Tuttavia, l’implementazione della riforma ha presentato diverse difficoltà. Le scuole sono state costrette a riorganizzarsi in tempi molto ristretti e non tutte hanno il personale formato per svolgere il ruolo di tutor dell’orientamento. La piattaforma digitale, sebbene utile, ha necessitato di un periodo di adattamento significativo.

Dimensionamento scolastico

Un altro cambiamento importante introdotto dal PNRR è stato il dimensionamento scolastico, che ha portato alla creazione di mega-istituti con 20-30 sedi distribuite sul territorio. Questo fenomeno ha aumentato la complessità organizzativa, rendendo più difficile il coordinamento tra le diverse sedi e mantenere un’identità scolastica unitaria. Bevilacqua ha evidenziato come i dirigenti scolastici e il personale amministrativo abbiano dovuto gestire un carico di lavoro notevolmente aumentato, affrontando sfide nel coordinamento delle attività tra sedi distanti e nella gestione delle risorse umane e finanziarie su scala più ampia, spesso senza un adeguato aumento del personale di supporto. Ciò ha complicato ulteriormente la garanzia della qualità dell’insegnamento in istituti con un elevato numero di studenti e docenti.

Reclutamento dei docenti

Un aspetto cruciale del PNRR ha riguardato anche il reclutamento dei docenti, affrontato attraverso nuove procedure concorsuali e percorsi formativi specifici. Tuttavia, il processo di selezione è ancora in corso e presenta diverse criticità. Il numero di nuovi docenti non è sufficiente a coprire le esigenze delle scuole, specialmente nelle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). I concorsi pubblici hanno subito ritardi, causando vuoti nell’organico e difficoltà nella programmazione didattica. Inoltre, non tutti i docenti hanno ricevuto una formazione adeguata sull’uso delle nuove tecnologie, creando un divario tra l’innovazione introdotta e la capacità di utilizzarla efficacemente.

Uno degli obiettivi primari del PNRR è stato quello di ridurre il divario territoriale tra le scuole del Nord e del Sud Italia, garantendo a tutti gli studenti pari opportunità di apprendimento. A tal fine, sono stati stanziati fondi per il potenziamento delle competenze di base, con particolare attenzione a lingua italiana, matematica, pensiero logico e competenze digitali.

Corsi di recupero e sfide

Le risorse sono state impiegate per attivare corsi di recupero e potenziamento, con particolare attenzione agli studenti in difficoltà. Sono stati progettati percorsi personalizzati, attività di mentoring e coaching, e l’uso della tecnologia per supportare l’apprendimento. Tuttavia, secondo Bevilacqua, questa operazione ha richiesto una riorganizzazione didattica complessa, con problemi legati alla disponibilità di docenti qualificati e alla gestione dei tempi scolastici. Inoltre, la mancanza di coordinamento con il sistema dei trasporti ha reso difficile la partecipazione per gli studenti che vivono in aree periferiche, ostacolando ulteriormente l’accesso ai percorsi formativi.

Il  ruolo delle aziende nella digitalizzazione della scuola: supporto, criticità e opportunità

L’innovazione digitale nelle scuole non si limita alla semplice introduzione di dispositivi tecnologici, ma richiede una trasformazione profonda del modo in cui gli strumenti digitali vengono integrati nella didattica.

Questo processo non può essere portato avanti esclusivamente dalle istituzioni scolastiche: il contributo delle aziende del settore tecnologico è fondamentale per fornire non solo le attrezzature, ma anche il supporto necessario affinché la tecnologia venga utilizzata in modo efficace.

Tuttavia, il rapporto tra scuole e aziende è stato spesso caratterizzato da criticità, dovute sia alle difficoltà burocratiche nella gestione delle forniture, sia alla mancanza di competenze specifiche da parte degli istituti scolastici nel selezionare le soluzioni più adeguate alle proprie esigenze.

La formazione dei docenti come fattore chiave per il successo della digitalizzazione

Uno degli aspetti più critici emersi riguarda la preparazione del personale docente all’utilizzo della tecnologia. Come evidenziato da Alessandro Barbesta, negli ultimi anni le scuole italiane hanno ricevuto un numero senza precedenti di dotazioni tecnologiche, tra cui:

  • Computer portatili e tablet per studenti e docenti,
  • LIM (Lavagne Interattive Multimediali) e schermi interattivi,
  • Piattaforme digitali per l’apprendimento e software per la gestione delle attività didattiche.

Tuttavia, la semplice presenza di questi strumenti non è sufficiente a garantire un reale miglioramento della didattica. Il vero fattore determinante è la capacità dei docenti di utilizzarli in modo efficace e creativo.

Molti insegnanti, pur essendo motivati a innovare il proprio metodo di insegnamento, si sono trovati in difficoltà di fronte a strumenti digitali avanzati senza un’adeguata preparazione. Barbesta ha sottolineato come ACER abbia avviato un programma di formazione gratuita per i docenti, in collaborazione con Intel (Skills for Innovation), per fornire strumenti pratici su come integrare la tecnologia nelle lezioni quotidiane.

La formazione non deve limitarsi all’aspetto tecnico, ovvero al semplice utilizzo dei dispositivi, ma deve concentrarsi sull’applicazione pedagogica della tecnologia, affinché possa realmente trasformare il processo di apprendimento e non essere un semplice sostituto della didattica tradizionale.

Un altro punto critico sollevato da Fabrizio Colombo (SMART Technologies) riguarda il divario nelle competenze digitali tra le diverse scuole. Se alcune istituzioni scolastiche, soprattutto quelle con docenti già formati, hanno saputo sfruttare pienamente le opportunità offerte dal PNRR, altre hanno incontrato grandi difficoltà nell’implementazione delle nuove tecnologie, proprio a causa della mancanza di un’adeguata preparazione.

Senza un percorso formativo ben strutturato, il rischio è che la tecnologia venga percepita come un ostacolo anziché come una risorsa, portando alcuni docenti a rifiutare il cambiamento e a limitarsi a utilizzare i nuovi strumenti in modo marginale.

Le difficoltà delle scuole nella scelta delle tecnologie più adeguate

Un altro aspetto centrale della discussione è stato il problema della scelta delle tecnologie da acquistare. Il PNRR ha dato alle scuole un’ampia autonomia nella gestione dei fondi, permettendo loro di selezionare le soluzioni tecnologiche più adatte alle proprie necessità.

Tuttavia, molti istituti scolastici non avevano le competenze tecniche per valutare le differenze tra i vari prodotti disponibili sul mercato. Questo ha portato a situazioni problematiche, in cui:

  • alcune scuole hanno acquistato dispositivi non adeguati alla didattica, scegliendo prodotti troppo avanzati o troppo limitati per le reali esigenze delle classi.
  • i processi di selezione si sono rivelati lenti e complessi, rallentando l’adozione delle nuove tecnologie.
  • le scuole si sono trovate a gestire questioni legali e normative (come il rispetto delle norme sulla protezione dei dati e sulla sostenibilità ambientale), senza avere un adeguato supporto.

Secondo Fabrizio Colombo (SMART Technologies), questo problema è stato aggravato dalla necessità di rispettare dei criteri essenziali per la compatibilità ambientale e la sicurezza informatica, che hanno pero’ aggiunto ulteriore difficoltà per le scuole data la complessità degli argomenti.

Molte scuole hanno dovuto affrontare questioni come:

  • il rispetto del GDPR e della privacy, dato che molti dispositivi digitali raccolgono dati di studenti e insegnanti.
  • la sicurezza informatica, per proteggere le infrastrutture scolastiche da possibili attacchi.
  • la compatibilità con le normative ambientali (DNSH), che ha reso necessario valutare l’impatto ecologico delle attrezzature acquistate.

Per ovviare a queste difficoltà, molte aziende hanno offerto consulenze specifiche alle scuole, aiutandole a navigare tra le diverse opzioni disponibili. Tuttavia, secondo Colombo, sarebbe stato utile prevedere linee guida ministeriali più chiare, per evitare che le scuole dovessero affrontare queste scelte senza un adeguato supporto, aprendo la porta a tutta una serie di operatori di mercato improvvisati.

Il rischio che la tecnologia rimanga inutilizzata

Un punto particolarmente discusso è stato il rischio che, nonostante i massicci investimenti del PNRR, molte delle tecnologie acquistate rimangano inutilizzate o sottoutilizzate.

Gionata Noiosi ha sottolineato che, in alcune scuole, i dispositivi digitali sono stati installati senza che ci fosse un vero piano di utilizzo, con il risultato che molte attrezzature sono rimaste ferme nei magazzini o utilizzate solo in minima parte.

Secondo Sergio Venturino, il problema non riguarda solo la formazione, ma anche il modo in cui la tecnologia viene concepita nella didattica. Se la digitalizzazione non viene accompagnata da una trasformazione metodologica, si rischia di riprodurre le stesse dinamiche della didattica tradizionale, semplicemente sostituendo la carta con lo schermo.

Per evitare questo scenario, è necessario che le scuole:

  • strutturino piani didattici chiari e coerenti con le nuove tecnologie, evitando acquisti indiscriminati di strumenti che poi non trovano un utilizzo effettivo.
  • coinvolgano attivamente i docenti nella scelta delle attrezzature, per garantire che la tecnologia sia funzionale alle esigenze delle classi.
  • creino reti di collaborazione tra scuole, per condividere esperienze e best practices sull’uso delle tecnologie digitali.

La burocrazia come ostacolo all’innovazione: ritardi, complessità e impatto sulle scuole

Uno degli aspetti più critici del dibattito sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) riguarda l’impatto della burocrazia e le difficoltà amministrative che le scuole hanno riscontrato nella gestione e rendicontazione dei finanziamenti. Nonostante il piano abbia fornito fondi senza precedenti per la digitalizzazione del sistema scolastico, le modalità di accesso e gestione di queste risorse si sono rivelate complicate e laboriose, causando ritardi e incertezze per dirigenti, personale amministrativo e fornitori.

Gionata Noiosi ha messo in evidenza che molte scuole non hanno ancora ricevuto il secondo acconto dei fondi, creando seri problemi di liquidità per gli istituti e le aziende fornitrici di tecnologie e servizi. Ha descritto dirigenti scolastici e direttori amministrativi in difficoltà, con fatture in attesa di pagamento da oltre un anno e difficoltà nel saldare i crediti con i fornitori.

Sergio Venturino ha aggiunto che molte piccole aziende, che hanno investito per fornire attrezzature e servizi, si trovano in difficoltà economiche a causa dei ritardi nei pagamenti. Queste aziende, che hanno anticipato spese per dotare le scuole di dispositivi digitali e formazione, rischiano ora di non recuperare i loro investimenti, minacciando la loro sostenibilità.

Un elemento chiave dietro a questi ritardi è stato il funzionamento della piattaforma ministeriale di rendicontazione, soggetta a continue modifiche. Queste variazioni hanno reso difficile per le scuole adeguarsi alle nuove richieste burocratiche, creando confusione e rallentando i processi di approvazione delle spese. Inoltre, molte comunicazioni sono arrivate in ritardo, lasciando dirigenti e personale amministrativo incerti su come procedere.

Secondo Sergio Venturino, l’obbligo di rendicontare ogni 10% del progetto completato ha aumentato notevolmente il numero di pratiche amministrative, richiedendo documentazione dettagliata più volte per lo stesso progetto. Questo approccio ha imposto controlli burocratici ripetuti, rallentando il flusso dei finanziamenti e aumentando il carico di lavoro delle già sotto organico segreterie scolastiche. Anche Licia Bevilacqua ha segnalato come il personale amministrativo sia stato sopraffatto dalla burocrazia del PNRR, con richieste di documentazione continua e un carico di controlli senza precedenti. Le segreterie, senza personale aggiuntivo per gestire l’enorme mole di lavoro derivante dalla rendicontazione, si sono trovate in situazioni di emergenza, costringendo dirigenti e docenti a dedicarsi a pratiche burocratiche a scapito della didattica e dell’innovazione.

Rischio per il futuro: demotivazione delle scuole

Un aspetto preoccupante emerso dal dibattito è il rischio che, a causa della complessità burocratica, le scuole possano essere scoraggiate dal partecipare a futuri investimenti e bandi di finanziamento. Gionata  Noiosi ha espresso preoccupazione per il fatto che molti dirigenti scolastici siano riluttanti a impegnarsi in nuovi progetti di innovazione, per non essere nuovamente travolti dalla burocrazia e dai ritardi nei pagamenti. Questo potrebbe costituire un freno allo sviluppo della scuola digitale, impedendo l’accesso a nuove risorse e progetti formativi.

Pierangelo Soldavini ha concluso affermando che la scuola italiana non può reggersi solo sulla passione e sulla buona volontà di docenti e personale amministrativo. È necessaria una gestione più chiara, efficiente e meno burocratica, affinché la digitalizzazione possa realmente trasformare l’istruzione in Italia, anziché costituire un ostacolo alla crescita del sistema scolastico.