20/02/2025 ore 09:30 - 09:45
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Saluti di benvenuto
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Si è aperta a Bergamo, presso Chorus Life, la nona edizione degli Stati Generali della Scuola Digitale, un evento che da anni rappresenta un punto di riferimento per il mondo dell’istruzione e della transizione digitale. L’incontro ha visto la partecipazione di figure istituzionali, rappresentanti del mondo accademico e aziendale, oltre a migliaia di docenti, studenti ed esperti del settore.
La cerimonia di apertura ha avuto inizio con il saluto della presidente di Impara Digitale, Dianora Bardi, che ha accolto il pubblico e gli ospiti sottolineando l’importanza di questo momento di confronto per il futuro della scuola.
Sul palco, insieme a lei, la sindaca di Bergamo, Elena Carnevali, il Prefetto di Bergamo, Luca Rotondi, e Fabio Bosatelli Presidente Gewiss e della holding Polifin.
L’intervento della Sindaca di Bergamo, Elena Carnevali
Nel suo discorso, la sindaca Elena Carnevali ha dato il benvenuto ai partecipanti e ha evidenziato il valore dell’iniziativa, sottolineando come Bergamo sia stata una delle prime città a credere nella scuola digitale attraverso il lavoro di Impara Digitale. Ha poi ricordato l’importanza della transizione digitale nel contesto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che ha tra i suoi obiettivi principali la riduzione dei divari territoriali, di genere e generazionali.
Uno dei temi centrali della sua riflessione è stato il rapporto tra scuola e mondo del lavoro. Carnevali ha posto alcune domande chiave:
- Quali sono le aspettative reciproche tra scuola e imprese?
- Gli ITS Academy possono rappresentare un modello più flessibile per rispondere alle esigenze del mercato del lavoro?
- Quali sono i riferimenti normativi e strategici a livello italiano ed europeo?
- Come garantire il benessere di studenti e studentesse dentro e fuori dalla scuola?
- In che modo la personalizzazione dei percorsi formativi può aiutare a sviluppare nuove competenze in un mondo in continua evoluzione?
Carnevali ha inoltre presentato i dati di una ricerca condotta da Impara Digitale che ha coinvolto 328 docenti, 1.800 studenti e 112 consigli di classe. I risultati evidenziano un divario tra la percezione e l’uso dell’intelligenza artificiale: solo il 6% degli studenti e l’11% dei docenti afferma di conoscerla a fondo, mentre il 69% degli insegnanti e l’87% degli studenti ne fa uso per scopi personali. Da qui l’esigenza di una migliore formazione e consapevolezza sull’uso dell’IA nella scuola.
Il messaggio del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara (visualizza il documento)
Pur non potendo essere presente, il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha inviato una lettera in cui ha espresso il suo apprezzamento per l’evento, sottolineandone la rilevanza nel dibattito sulla scuola digitale e sulla formazione dei docenti. Ha inoltre ribadito il suo interesse a seguire gli sviluppi delle discussioni, augurandosi che i confronti su intelligenza artificiale e PNRR portino a risultati concreti per l’istruzione italiana.
L’intervento di Dianora Bardi, presidente di Impara Digitale
La presidente di Impara Digitale, Dianora Bardi, ha ribadito che gli Stati Generali non sono solo un convegno, ma un percorso di ricerca e formazione continua, che prosegue tutto l’anno con webinar e incontri di approfondimento. Tutto il materiale prodotto durante l’evento – dai video ai lavori dei tavoli di discussione – sarà rielaborato anche con il supporto dell’intelligenza artificiale e messo a disposizione gratuitamente per tutta la comunità scolastica.
Bardi ha sottolineato come la scuola abbia bisogno di momenti di confronto per capire dove sta andando, quali sono i punti di riferimento e come condividere le migliori pratiche. Ha ringraziato tutti coloro che hanno reso possibile l’evento, in particolare il Comune di Bergamo, il team di Impara Digitale, le aziende partner e gli organizzatori che, nonostante il numero ristretto, lavorano tutto l’anno per offrire un servizio alla scuola italiana.
Il messaggio di Papa Francesco (visualizza il documento)
Uno dei momenti più emozionanti è stato la lettura di una lettera inviata da Papa Francesco, in cui il Pontefice ha espresso il suo apprezzamento per l’evento e per la riflessione sul presente e il futuro dell’educazione. Nel suo messaggio, ha sottolineato la necessità di garantire un uso sicuro e consapevole delle tecnologie digitali per i minori, affinché possano crescere in un ambiente sereno e protetto, senza rischi o influenze dannose. Ha inoltre invitato a mantenere al centro del dibattito la dignità della persona e il valore della cooperazione tra le comunità scolastiche.
Il contributo del Prefetto di Bergamo, Luca Rotondi
Il Prefetto di Bergamo, Luca Rotondi, ha sottolineato l’importanza di eventi come gli Stati Generali per il futuro del Paese. Ha evidenziato come il governo segua con attenzione le dinamiche della transizione digitale, riconoscendone l’impatto cruciale per la competitività dell’Italia.
Ha inoltre ricordato il ruolo chiave del mondo della scuola e dell’università nel promuovere un cambiamento positivo, che permetta alle nuove generazioni di affrontare le sfide del futuro. Bergamo, con il suo dinamismo e il suo spirito innovativo, rappresenta un esempio di come sia possibile coniugare tradizione e innovazione in un contesto in continua evoluzione.
L’intervento di Fabio Bosatelli (Gewis, holding Polifin)
Nel suo intervento, Fabio Bosatelli, presidente di Gewiss e della holding Polifin, società che ha realizzato Chorus Life, ha preso la parola per un saluto ai presenti, sottolineando come la struttura che ospita l’evento rappresenti un progetto pensato per essere un luogo di incontro, innovazione e condivisione tra generazioni.
Bosatelli ha ricordato come l’idea alla base di Chorus Life fosse quella di creare non solo un’architettura moderna, ma soprattutto uno spazio vivo e dinamico, capace di accogliere eventi culturali, sociali ed educativi come gli Stati Generali della Scuola Digitale. Ha espresso la sua soddisfazione nel vedere la struttura prendere vita con un evento di tale rilevanza, testimoniando come il luogo sia stato pensato proprio per favorire lo scambio di idee e il confronto tra giovani, professionisti e istituzioni.
Ha sottolineato l’importanza di guardare sempre avanti, di mettersi in discussione e di continuare a innovare. Ha sottolineato come l’energia dei giovani e l’esperienza degli adulti debbano unirsi per costruire il futuro, ribadendo che la crescita passa attraverso il confronto e il coraggio di esplorare nuove strade.
Bosatelli ha, dunque, ringraziato tutti i partecipanti, esprimendo il desiderio che Chorus Life possa continuare ad essere un luogo di scambio e sviluppo, capace di accogliere iniziative che contribuiscano alla crescita della scuola, della società e del territorio.
20/02/2025 ore 09:45 - 10:20
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Introduzione da parte delle istituzioni
A cura di:
Saluti Sottosegretario Alessio Butti (visualizza video)
È un onore portare la testimonianza del Dipartimento per la Trasformazione Digitale su un tema cruciale: la trasformazione digitale del sistema scolastico. Pablo Picasso diceva che i computer sono inutili perché forniscono solo risposte. Una provocazione interessante che invita a riflettere, ma credo sia un punto di vista errato. È vero che i computer e la tecnologia cercano di darci risposte, in modo sempre più veloce ed efficiente. Pensate all’intelligenza artificiale, uno dei temi centrali di questa edizione degli Stati Generali. Tuttavia, le risposte giuste, quelle che ci aiutano a crescere nella vita quotidiana, nel lavoro e nella società, non provengono dalla tecnologia, ma dalle persone. Le macchine necessitano dell’intelligenza, dell’intuizione, del ragionamento logico, della creatività e della capacità di formulare ipotesi che solo noi umani possediamo. Questo è fondamentale per affrontare con serenità il futuro digitale che desideriamo per i nostri studenti. Non si tratta di sostituire i libri di testo con i tablet; la vera soluzione è avere insegnanti preparati che guidino gli studenti nell’uso responsabile della tecnologia. Non sono le intelligenze artificiali a risolvere equazioni o scrivere temi al posto nostro. La chiave è un sistema scolastico che integri le nuove tecnologie, fondamentali per il futuro, con l’insegnamento dei classici. Non è nemmeno una didattica completamente virtuale, come alcuni vorrebbero farci credere. La soluzione consiste nelle relazioni umane e nei valori che solo un’istituzione come la scuola, insieme alla famiglia, può trasmettere ai giovani. Non ho dubbi che nei tre giorni del vostro evento si discuterà molto di integrazione tecnologica e del futuro della scuola. È positivo, ma spero anche che si rifletta su valori importanti come socialità, interazione umana, scambio e arricchimento culturale. Questi stessi valori guidano la nostra azione di governo nell’ambito della tecnologia. Crediamo e lavoriamo per portare innovazione in modo etico e responsabile, a misura d’uomo. Per questo motivo, stiamo portando connessioni veloci a tutte le scuole, dalle zone centrali a quelle periferiche. Inoltre, stiamo formando competenze digitali di base e avanzate, senza l’intento di sostituirci alla scuola, ma per fornire un supporto alla creazione di una forza lavoro preparata e resiliente. Sempre con lo stesso obiettivo, stiamo stringendo nuove alleanze tra scuola, università e ricerca, convinti che si possano creare sinergie utili per tutti. Con questo pensiero, vi saluto, augurandomi un dibattito sereno e fruttuoso.
Introduzione Sottosegretario Frassinetti
La situazione della scuola richiede una riflessione sulla pandemia di cinque anni fa, periodo in cui la scuola ha dimostrato una notevole capacità di resistere a difficoltà apparentemente insormontabili.
È importante riconoscere il lavoro svolto dal personale scolastico, dai docenti e dagli studenti. I professori hanno dimostrato grande adattabilità, garantendo il contatto tra gli studenti nonostante la chiusura delle scuole. Tuttavia, le conseguenze di quel periodo sono ancora evidenti, poiché lo shock della didattica a distanza e la mancanza di interazione hanno avuto un impatto significativo a livello psicologico.
Sono stati riscontrati numerosi casi di studenti colpiti dalla pandemia, da qui la decisione di inserire uno psicologo a scuola dove necessario, per affrontare tali problematiche. Sebbene la scuola presenti diverse sfide, è in buona salute. Un dato significativo è rappresentato dalla diminuzione della dispersione scolastica: attualmente, il tasso è del 94%, mentre il PNRR stabiliva come obiettivo per il 2006 un valore inferiore al 10%. Questo è un segnale positivo, poiché contrastare la dispersione scolastica è fondamentale, evitando così l’abbandono scolastico, che si verifica sempre più precocemente.
Questi elementi indicano che il governo ha operato bene in questo ambito. Sono state intraprese molte iniziative per la trasformazione digitale e l’innovazione tecnologica. Durante il G7 giovani a Lignano, a giugno, è emersa la richiesta da parte degli studenti di organizzare una grande convention su questo tema, tenutasi a Milano due settimane fa, con la partecipazione di 1000 studenti da tutta Italia, divisi in gruppi di lavoro. L’evento ha avuto un’importanza significativa.
L’intelligenza artificiale e l’innovazione tecnologica devono garantire un progresso omogeneo, evitando di lasciare indietro le aree più svantaggiate e prevenendo fughe in avanti. È fondamentale avere un quadro uniforme della situazione. È essenziale mantenere il rapporto studente-docente al centro, concentrandosi sulla formazione dei docenti, i quali devono guidare il processo verso l’intelligenza artificiale. Quest’ultima non deve essere utilizzata solo per velocizzare la copia di testi, ma per sviluppare tesi, promuovere una scuola più inclusiva e facilitare la personalizzazione dell’insegnamento.
Ciò consente a ciascuno di trovare più facilmente il proprio percorso, sostenendo chi è più vulnerabile e valorizzando i talenti. Questo è cruciale anche per l’orientamento, essenziale per contrastare la dispersione scolastica; se uno sceglie bene la scuola, è meno probabile che abbandoni.
Inoltre, agli studenti interessano molto alcune università e anche nelle scuole superiori si utilizza l’intelligenza artificiale per semplificare il percorso educativo. Essa consente di raccogliere ed elaborare dati non solo sui voti, ma anche sulle attitudini, preferenze, scelte personali e attività extracurricolari, per suggerire il percorso di studi più adatto.
Questi strumenti possono migliorare la didattica dei docenti, affrontando debolezze e fragilità, oppure potenziando l’offerta formativa, facendo crescere le eccellenze. L’obiettivo è avere tutti i dati necessari per migliorare l’offerta e il percorso educativo degli studenti.
In conclusione, progetti personalizzati, formazione dei docenti e un impegno verso una scuola più inclusiva, con un potenziamento dell’orientamento, possono diventare funzioni sempre più facilmente attuabili grazie all’ausilio dell’intelligenza artificiale.
Alessandra Gallone Consigliere delegato Ministro dell’Università della Ricerca e dell’Alta Formazione Artistica
Armando Stella propone una riflessione provocatoria per l’onorevole Gallone, partendo da un confronto tra il passato e il presente della tecnologia. In passato, come citato da Butti, i computer ai tempi di Picasso erano macchine ingombranti dell’IBM, utilizzate esclusivamente per scopi militari e dotate solo di DOS come linguaggio. Negli anni ’50 e ’60, questa era la percezione del computer. Oggi, la tecnologia è diventata generativa, paragonabile all’arte di Picasso, rappresentando un significativo salto di specie.
La tecnologia ha subito cambiamenti radicali e i giovani sono cresciuti in un contesto ipertecnologico, mentre le generazioni precedenti hanno vissuto un periodo tecnologico diverso. Pertanto, sorge una domanda fondamentale: tra il professor Galimberti e il professor ChatGPT, chi possiede una conoscenza maggiore? Chi è in grado di insegnare di più agli studenti? È evidente che, se uno dei due può potenzialmente sapere tutto, il professor Galimberti potrebbe trovarsi in svantaggio. Tuttavia, chi forma il professor Galimberti affinché possa competere con il professor ChatGPT? L’autorità e l’autorevolezza degli insegnanti potrebbero essere messe in discussione se si confrontano con una macchina in grado di fornire informazioni vastissime. Si invita chiunque abbia dubbi o voglia riflettere su questo tema a esprimersi.
Il professor Galimberti ha uno spirito critico e una propensione creativa, mentre il professor ChatGPT possiede un’attitudine generativa. La differenza fondamentale risiede nella creatività, un aspetto che distingue l’intelligenza naturale da quella artificiale. Leonardo da Vinci rappresenta un modello esemplare: era scienziato, inventore, architetto e ingegnere, ma soprattutto artista, colui che partiva dall’idea originale. Questa idea, sviluppata dal professor ChatGPT, rimane umana e non deve essere persa.
La lezione tenuta dal professor Galimberti, dal professor ChatGPT o da un insegnante empatico e capace di adattarsi alle diverse esigenze degli studenti è insostituibile. Gli studenti e gli insegnanti diventano pionieri ed esploratori, creando connessioni con un ecosistema integrato che unisce scuola, presente e futuro, formando competenze per le nuove professioni.
La scuola necessita di incontri significativi. Si ripropone la domanda: chi forma i formatori? Questa rappresenta una grande sfida. Tuttavia, i docenti stanno già iniziando a formarsi autonomamente. Il Ministero dell’Università sta investendo risorse, anche grazie al PNRR, per formare i formatori nell’orientamento e nelle nuove tecnologie. La grande interazione tra docente e studente è fondamentale per la crescita reciproca, simile a una relazione genitore-figlio. In conclusione, si propone un sondaggio tra gli studenti per comprendere quanti di loro utilizzano regolarmente l’intelligenza artificiale nello studio quotidiano. È importante riconoscere che il futuro appartiene a chi sa utilizzare meglio la tecnologia e gli studenti dovrebbero chiedere ai propri insegnanti come farlo, evitando di usarla di nascosto.
La scuola, soggetta a continue riforme, deve essere in grado di guardare avanti, rimanendo al passo con le necessità del tempo. La sfida consiste nel conciliare gli apprendimenti tradizionali con le spinte innovative, ripristinando l’importanza di materie fondamentali come geografia e storia, pur integrando la digitalizzazione come strumento. Il Ministero ha investito notevolmente nella formazione dei docenti e nella digitalizzazione delle scuole, per garantire che gli studenti acquisiscano confidenza con il linguaggio tecnologico.
Infine, la scuola deve aprirsi al mondo del lavoro, integrando sistemi professionali che anticipano le esigenze future. La creazione di nuove offerte formative, come i sistemi ITS, rappresenta un passo importante verso una connessione tra scuola e mondo del lavoro. Si nutre fiducia nella scuola, nei giovani e nei docenti, poiché, mentre si discute, essi sono già al lavoro per costruire un futuro migliore. L’Italia possiede una spinta creativa unica, che la distingue nel panorama globale.
20/02/2025 ore 10:20 - 10:40
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- 20/02/2025
Gli effetti economici dell’IA – Carlo Cottarelli
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L’Impatto dell’Intelligenza Artificiale sull’economia: sfide e opportunità
L’intervista parte all’analisi dell’ultimo libro pubblicato da Carlo Cottarelli, Chimere, sogni e fallimenti dell’economia, in cui viene esplorato il ruolo dell’economia non solo come disciplina di studio, ma anche come strumento per comprendere la realtà e trovare un equilibrio tra aspirazioni, utopie e limiti concreti.
Negli ultimi anni, il dibattito sull’intelligenza artificiale (IA) si è intensificato, spesso paragonandola alle grandi rivoluzioni industriali del passato. Questo confronto solleva interrogativi cruciali sulle somiglianze e differenze tra l’attuale trasformazione tecnologica e le precedenti ondate di innovazione.
Dal punto di vista economico, l’innovazione tecnologica viene tradizionalmente valutata in termini di impatto sulla produttività, ovvero la quantità di beni o servizi che un lavoratore può produrre in un’ora. L’introduzione di nuove tecnologie, storicamente, ha sempre portato a un aumento della produttività: basti pensare al passaggio da strumenti manuali a macchinari avanzati nel settore manifatturiero. Se in passato un operaio poteva produrre cinque unità di un bene all’ora, con nuove tecnologie potrebbe arrivare a produrne il doppio, risparmiando tempo e risorse.
Tuttavia, un aumento della produttività può generare preoccupazioni legate alla possibile riduzione della domanda di lavoro. Il timore che le macchine possano sostituire il lavoro umano ha accompagnato ogni grande rivoluzione industriale, dal movimento luddista del XIX secolo fino alle attuali discussioni sull’automazione. Nonostante ciò, la storia mostra che l’innovazione ha sempre creato nuove opportunità occupazionali, trasformando il mercato del lavoro e riducendo progressivamente il tempo lavorativo necessario per mantenere lo stesso livello di produzione.
Le differenze con le rivoluzioni industriali precedenti
Un aspetto distintivo dell’IA rispetto alle precedenti innovazioni è il suo impatto sui lavori intellettuali. Mentre le rivoluzioni industriali del passato si concentravano sulla sostituzione del lavoro fisico e meccanico, oggi l’IA si sta espandendo in ambiti tradizionalmente considerati esclusivi della cognizione umana, come l’analisi dei dati, l’elaborazione di testi e la creatività.
Nonostante il potenziale di trasformazione dell’IA, il suo impatto sulla produttività globale è finora stato inferiore a quello della seconda rivoluzione industriale. Tra il 1920 e il 1970, la produttività negli Stati Uniti è cresciuta a un ritmo del 2% annuo, mentre negli ultimi decenni il tasso di crescita è sceso a circa lo 0,4% annuo. Questo rallentamento suggerisce che l’IA potrebbe trovarsi ancora in una fase di incubazione, con un impatto significativo che potrebbe manifestarsi nei prossimi anni. Tuttavia, alcuni economisti rimangono scettici, sottolineando che promesse simili erano già state fatte negli anni ‘80 con la diffusione dei personal computer, senza che si verificasse un’accelerazione della crescita paragonabile alle aspettative.
I settori più impattati dall’Intelligenza Artificiale
Alcuni settori stanno già beneficiando più di altri dell’adozione dell’IA. In passato, il progresso tecnologico ha avuto un impatto maggiore sulle attività manuali e ripetitive; oggi, invece, l’IA sta trasformando settori ad alto contenuto intellettuale, come la finanza, la sanità, la ricerca scientifica e la comunicazione.
Un esempio pratico è l’editing di testi: strumenti di IA possono ottimizzare documenti riducendo ridondanze linguistiche e migliorando la chiarezza, automatizzando un’attività tradizionalmente svolta da professionisti del settore. Questo cambiamento solleva interrogativi sulle competenze necessarie per interagire con queste tecnologie: per delegare un compito all’IA, è essenziale avere una conoscenza sufficiente del processo per valutare e guidare i risultati generati dalla macchina.
L’adozione dell’IA varia significativamente tra le diverse aree geografiche. Gli Stati Uniti dominano gli investimenti nel settore, con circa 340 miliardi di dollari all’anno, seguiti dalla Cina con circa 140 miliardi. L’Europa, invece, è significativamente indietro, con investimenti molto più contenuti. Questa disparità potrebbe accentuare il divario tecnologico ed economico tra le diverse aree del mondo, creando una polarizzazione tra i paesi leader nell’innovazione e quelli che faticano a tenere il passo.
Uno dei principali ostacoli per l’Europa è la frammentazione del mercato e la difficoltà nel creare aziende di dimensioni comparabili ai giganti americani e cinesi. Mentre negli Stati Uniti le grandi aziende tecnologiche hanno raggiunto capitalizzazioni di mercato superiori ai 3 trilioni di dollari, in Europa mancano imprese con la stessa scala operativa, limitando le possibilità di competere a livello globale.
Regolamentazione e investimenti in Europa
La regolamentazione rappresenta un altro fattore critico. Mentre negli Stati Uniti l’innovazione è spesso incentivata da un ambiente normativo più flessibile, l’Europa adotta un approccio più prudente, con maggiore attenzione alla tutela della privacy e ai rischi etici dell’IA. Sebbene questa strategia possa offrire vantaggi in termini di protezione dei diritti individuali, potrebbe anche rallentare lo sviluppo e l’adozione di nuove tecnologie rispetto ai competitor globali.
Per ridurre il divario, la Commissione Europea sta lavorando a nuove politiche per semplificare gli investimenti e incentivare la crescita del settore tecnologico. Tuttavia, senza una maggiore integrazione economica e una maggiore collaborazione tra i paesi membri, sarà difficile competere con le grandi potenze tecnologiche mondiali.
Il Ruolo della formazione e delle competenze
Un aspetto fondamentale per affrontare le sfide poste dall’IA è l’educazione. La capacità di interagire con tecnologie avanzate richiede nuove competenze, non solo tecniche ma anche critiche e analitiche. Programmi educativi mirati possono aiutare a sviluppare la capacità di formulare domande efficaci e interpretare correttamente i risultati generati dall’IA.
In questa direzione, iniziative di sensibilizzazione e formazione nelle scuole sono essenziali per preparare le nuove generazioni alle trasformazioni del mercato del lavoro. Esperienze di divulgazione nelle scuole hanno dimostrato che, oltre a fornire conoscenze, è fondamentale trasmettere fiducia nelle proprie capacità di adattamento al cambiamento.
L’intelligenza artificiale rappresenta una delle più grandi sfide economiche e tecnologiche del nostro tempo. Sebbene il suo impatto sulla produttività sia ancora inferiore alle aspettative, il potenziale di trasformazione è enorme.
Per garantire la propria competitività, l’Europa deve affrontare due sfide principali: aumentare la cooperazione tra i paesi membri per creare aziende di dimensioni comparabili ai giganti tecnologici internazionali e favorire investimenti in ricerca e sviluppo, bilanciando innovazione e regolamentazione.
Il futuro dell’IA dipenderà dalla capacità di integrare tecnologia, formazione e politiche economiche efficaci, trasformando le attuali sfide in opportunità di crescita sostenibile.
20/02/2025 ore 11:40 - 13:00
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- 20/02/2025
PANEL 1 – Formare alla trasformazione
A cura di:
Video di Alessandro Borghese (visualizza video)
La sessione ha avuto come obiettivo principale l’analisi delle sfide e delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie nel mondo della formazione e del lavoro. Attraverso gli interventi di esperti e rappresentanti del settore educativo e imprenditoriale, si è discusso di istruzione, digitalizzazione, orientamento e sinergie tra scuola e impresa.
Formazione e innovazione: il ruolo della scuola e del lavoro
Marco Bentivogli, esperto di innovazione industriale e del lavoro, ha fornito un’analisi approfondita sulle necessità di cambiamento della formazione professionale per affrontare le sfide attuali e future. Ha sottolineato l’importanza cruciale di investire nell’istruzione per garantire ai giovani un accesso al mercato del lavoro che risponda alle loro ambizioni personali e alle esigenze delle aziende.
Bentivogli ha identificato tre transizioni fondamentali che influenzano il mondo del lavoro: quella ambientale, demografica e tecnologica. Ha spiegato che questi cambiamenti richiederanno un approccio formativo radicalmente diverso, caratterizzato da un continuo adattamento. La formazione deve superare il modello fordista, che prevede programmi di istruzione uniformi, a favore di un sistema che promuova la personalizzazione dell’apprendimento e l’uso di strumenti digitali come supporto pedagogico.
Questi strumenti devono essere considerati alleati fondamentali per migliorare l’apprendimento. La loro integrazione nell’istruzione è essenziale per ridurre la dispersione scolastica e migliorare i percorsi di formazione professionale. È necessario un cambiamento di paradigma, in cui l’apprendimento avvenga in modo continuo e integrato nel lavoro quotidiano.
In questo contesto, Bentivogli ha introdotto il concetto di “formazione invisibile”, in cui l’apprendimento si svolge durante l’attività lavorativa, mantenendo un contatto costante con le fonti di innovazione. Ha citato il contratto dei metalmeccanici del 2016, che sancisce il diritto soggettivo alla formazione, garantendo almeno 8 ore di formazione retribuita, un numero insufficiente rispetto agli standard europei. Questa situazione evidenzia la necessità di un incremento significativo degli investimenti nella formazione.
Ha anche affrontato il tema del reskilling, sottolineando l’urgenza di investire nella riqualificazione professionale, in particolare per gli over 50, un aspetto frequentemente trascurato. Con l’evoluzione delle competenze richieste e l’aumento delle transizioni professionali, il numero di persone coinvolte sarà elevato e rappresenterà una vera e propria sfida per il sistema formativo.
Infine, Bentivogli ha espresso preoccupazione per la scarsa attenzione che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) dedica a questi aspetti cruciali. Ha concluso affermando che le competenze sono fondamentali non solo per il successo individuale, ma anche per attrarre investimenti nel paese e fermare la fuga di talenti verso l’estero. La formazione deve evolversi per rispondere alle nuove sfide del mercato del lavoro e garantire un futuro prospero per le nuove generazioni.
Il Digitale nell’istruzione: opportunità e sfide
Davide D’Amico ha approfondito il ruolo delle tecnologie digitali nell’istruzione, evidenziando come l’istruzione sia un sistema complesso che richiede un impegno costante da parte dei docenti, che accompagnano quotidianamente gli studenti nel loro percorso di crescita e preparazione al futuro. Il ruolo dell’insegnante oggi è ancora più delicato perché le tecnologie avanzano rapidamente e spesso vengono adottate prima dagli studenti che dai docenti stessi. Questo rende necessario un aggiornamento continuo, affinché l’insegnamento non si limiti alla trasmissione di conoscenze, ma diventi anche un processo di guida e valorizzazione dei talenti individuali. Oltre alla preparazione disciplinare, i docenti devono sviluppare competenze di facilitazione e dialogo, creando un ambiente di apprendimento stimolante e inclusivo.
L’integrazione delle nuove tecnologie, come il metaverso, la realtà virtuale, la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale, può supportare questo processo, ma è essenziale comprenderne le reali applicazioni e i limiti. L’intelligenza artificiale, ad esempio, è uno strumento potente in molti ambiti, ma non può sostituire il giudizio umano in contesti in cui è necessaria una valutazione critica, come nei concorsi pubblici. Mentre in alcuni settori l’IA accelera e semplifica i processi – ad esempio nella generazione di testi e contenuti – in altri richiede maggiore attenzione per garantire trasparenza e affidabilità.
Un aspetto fondamentale dell’IA è il modo in cui viene addestrata. Un tempo, l’addestramento avveniva principalmente in ambito accademico e di ricerca, con esperti che ne controllavano l’evoluzione. Oggi, invece, l’apprendimento delle intelligenze artificiali avviene in gran parte attraverso l’interazione diretta con gli utenti, che inconsapevolmente ne influenzano le risposte. Per questo motivo, è essenziale educare studenti e docenti a comprendere il funzionamento di questi sistemi e a sviluppare un senso critico nell’utilizzarli.
L’IA può diventare un valido supporto nel mondo dell’istruzione, non solo per ottimizzare il lavoro degli insegnanti, ma anche per favorire l’inclusione, facilitando l’apprendimento per studenti con disabilità o con esigenze linguistiche specifiche. Tuttavia, per sfruttarne appieno le potenzialità, è necessario investire nella formazione dei docenti, affinché siano in grado di guidare gli studenti in un utilizzo consapevole e responsabile delle tecnologie.
L’obiettivo non è solo adottare strumenti innovativi, ma garantire che questi vengano impiegati nel rispetto delle libertà fondamentali, offrendo ai giovani le competenze necessarie per affrontare un mondo in costante evoluzione. L’intelligenza artificiale non deve sostituire il pensiero umano, ma essere uno strumento di supporto che aiuta a migliorare i processi di apprendimento e di lavoro. È dunque fondamentale promuovere un’educazione digitale basata sulla consapevolezza, affinché le nuove generazioni possano sfruttare il progresso senza subirlo passivamente.
Scuola e impresa: un legame da rafforzare
Laura Monteleone, HR Director di SACBO, ha presentato l’esperienza dell’aeroporto di Bergamo nel collegare il mondo della scuola con quello del lavoro. La società, da anni impegnata nell’integrazione tra formazione e occupazione, è anche socia fondatrice di un ITS, un modello di apprendimento professionale che in Germania corrisponde alle Università delle Scienze Applicate. L’obiettivo è quello di creare percorsi concreti che rispondano alle reali esigenze del mercato, come il sistema formativo 4+2 e il programma ITS Move.
SACBO si pone come un ponte tra il mondo della scuola e quello del lavoro, credendo da sempre nel valore dell’istruzione e nel suo ruolo fondamentale per la crescita del Paese. La scuola italiana è ancora oggi riconosciuta a livello europeo come una realtà di eccellenza e, proprio per questo, l’azienda ha deciso di investire nel suo sviluppo attraverso la formazione tecnica e professionale.
Essere pionieri nell’adesione agli ITS dieci anni fa è stata una scommessa, poiché all’epoca non si conosceva con certezza l’evoluzione di questo modello. Oggi, invece, SACBO è orgogliosa del percorso intrapreso, avendo non solo rinnovato, ma anche ampliato il proprio impegno nella formazione. L’azienda partecipa attivamente alle attività degli ITS, sia con docenti esperti che con programmi di stage e tirocini, offrendo agli studenti un’opportunità concreta di crescita professionale.
Un altro punto di forza è l’impegno del PCTO. Inizialmente, accogliere molti studenti all’interno di un contesto ampio e complesso come un aeroporto poteva sembrare una sfida, ma grazie alla collaborazione stretta con le scuole sono stati sviluppati progetti strutturati che hanno portato ottimi risultati. In particolare, questi programmi hanno permesso agli studenti di acquisire non solo competenze tecniche, ma anche soft skills fondamentali per il loro futuro professionale.
L’impegno di SACBO non si limita alla formazione tecnica: l’azienda ha promosso anche iniziative innovative, come il progetto sulla sostenibilità lanciato lo scorso anno in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione. Questa sfida, un vero e proprio hackathon dedicato agli studenti, ha visto la partecipazione attiva delle scuole e ha portato risultati significativi, dimostrando quanto sia importante creare un dialogo tra il mondo dell’istruzione e quello delle imprese.
Guardando al futuro, SACBO continuerà a investire in questa sinergia tra giovani e innovazione. Il settore dell’aviazione, per sua natura, è all’avanguardia nell’utilizzo di tecnologie avanzate, e offrire ai ragazzi la possibilità di formarsi in un contesto così dinamico rappresenta un valore aggiunto sia per loro che per le aziende.
Orientamento e personalizzazione del percorso formativo
Selenia Scinaldi ha parlato dell’importanza dell’orientamento scolastico e della personalizzazione del percorso di studi. È fondamentale conoscere i percorsi di orientamento per i nostri ragazzi, che, nonostante la loro apparente sicurezza, necessitano di guida per valorizzare le proprie vocazioni e talenti.
Prima di entrare nel merito del 4 + 2, è importante soffermarsi sul concetto di orientamento. Etimologicamente, deriva dalle parole latine “oriente” e “oriri”, che significano “sorgere”, è interessante notare che gli edifici dell’antichità erano orientati verso Est, simbolo di nuovi inizi. Questo riflette il ruolo dell’orientamento come un processo continuo e di accudimento per i nostri ragazzi, che inizia fin dalla tenera età.
È importante che i docenti e i dirigenti sappiano riconoscere e coltivare i talenti dei giovani, accompagnandoli nel loro percorso. Si ha la fortuna di svolgere un lavoro fondamentale, entrando quotidianamente nelle aule e creando visioni educative.
Parlando di orientamento, non si può non citare la nostra sperimentazione del 4 + 2, che attualmente coinvolge 8.000 studenti, un numero significativo. Questa iniziativa rappresenta una filiera dell’innovazione e una comunità di apprendimento. È un progetto che coinvolge non solo il Ministero, ma anche molti dirigenti e docenti che, già prima della sperimentazione, hanno lavorato per progettare una scuola che favorisca una continua collaborazione con le aziende.
Questo cambiamento è cruciale per promuovere l’innovazione pedagogica e, quando si parla di orientamento, si deve o anche considerare la metacognizione degli studenti. Questo è un processo complesso che non possiamo trascurare. La sperimentazione del 4 + 2 comprende vari aspetti, come la parte del PCTO e la formazione continua dei docenti, necessaria per affrontare le trasformazioni richieste dal sistema europeo.
Non si possono ignorare i framework europei che sottolineano l’importanza delle competenze e delle soft skills. Per noi, operanti nel settore tecnico, questa è un’enorme opportunità di ricerca e sperimentazione. È essenziale anche per gli studenti, poiché l’orientamento non si conclude con il 4 + 2, ma prosegue continuamente.
Come ha accennato il dottor D’Amico, l’innovazione è in continua evoluzione; ciò che è considerato innovativo oggi potrebbe non esserlo più tra un mese. Questa necessità di formazione continua deve diventare un’esigenza strutturale. Sperimentazioni come il 4 + 2 offrono l’opportunità di ripensare e riorganizzare l’approccio educativo, mantenendo sempre in considerazione le normative vigenti. Per le scuole, si tratta di un’opportunità davvero significativa.
Alessandra Gallone evidenzia l’importanza della ricerca,che non riguarda solo l’ambito scientifico o medico, ma è un processo fondamentale anche nella didattica e nell’apprendimento. Ogni giorno, molti docenti sono veri e propri ricercatori, impegnati a sperimentare nuove metodologie per migliorare l’istruzione.
Grazie alle risorse del PNRR, si sta cercando di andare oltre il semplice finanziamento di iniziative temporanee, puntando alla creazione di strutture e modelli consolidati. Un passo fondamentale in questa direzione è lo sviluppo dei dottorati innovativi, che favoriscono l’integrazione tra impresa, scuola e università. Solo attraverso questa sinergia è possibile costruire un sistema educativo più solido e allineato alle esigenze del mondo del lavoro.
L’obiettivo è creare un’alleanza tra tutti i settori della società, perché l’innovazione non può essere il risultato di sforzi isolati. In Italia, questo concetto sta prendendo piede sempre più concretamente, segnando un percorso di crescita e collaborazione che porterà benefici a lungo termine.
Il gaming come strumento di apprendimento
Fabio Viola, fondatore di “Tuo Museo”, è una figura di spicco nel mondo del gaming e dei videogiochi. Sebbene a prima vista il gaming possa sembrare lontano dall’ambito formativo e professionale, in realtà il suo impatto è significativo. Il videogioco non è solo intrattenimento, ma rappresenta un’opportunità lavorativa, un mezzo per sviluppare competenze e un potente strumento di apprendimento.
Fabio Viola sottolinea come il gioco sia da sempre sinonimo di apprendimento. Tuttavia, nelle istituzioni scolastiche, soprattutto a partire dalla scuola primaria, si tende a escludere il gioco dai percorsi educativi, non riconoscendone il valore formativo. Eppure, molte delle tecnologie che oggi utilizziamo quotidianamente hanno avuto origine o sono state testate per la prima volta proprio nel settore dei videogiochi: intelligenza artificiale, realtà virtuale, realtà aumentata, motion control, sensoristica.
Oltre agli aspetti tecnologici, l’ambiente di lavoro nell’industria videoludica è un modello interessante per comprendere le dinamiche del futuro. Viola racconta la sua esperienza in Electronic Arts, dove ha lavorato su titoli di fama mondiale come FIFA, The Sims e SimCity. In un contesto con oltre 56.000 dipendenti, l’organizzazione del lavoro si basava su piccole unità autonome, dove ogni individuo operava con un forte spirito imprenditoriale. Questo modello potrebbe rappresentare un’anticipazione del futuro del lavoro, dove l’autonomia e la capacità di collaborare in team multidisciplinari saranno fondamentali.
Si evidenzia come oggi molti studenti universitari mostrino difficoltà a lavorare in autonomia. Se non guidati passo dopo passo, faticano a sviluppare processi creativi e decisionali. Al contrario, nel mondo del gaming, la capacità di essere indipendenti e, allo stesso tempo, di lavorare in team eterogenei è essenziale. La creazione di un videogioco può coinvolgere centinaia di persone per anni, riunendo professionalità diverse e provenienti da culture differenti. Questa esperienza insegna l’importanza della collaborazione, una competenza spesso trascurata nei percorsi formativi tradizionali.
Un altro aspetto chiave è il ruolo della creatività. Spesso si associa l’industria dei videogiochi esclusivamente alla tecnologia, ma è sempre la creatività a guidare l’innovazione tecnologica. La tecnologia è solo un mezzo: ciò che conta è la capacità di immaginare nuovi scenari e di applicare conoscenze interdisciplinari per sviluppare soluzioni innovative.
Un concetto centrale è la personalizzazione dell’apprendimento. Nei videogiochi, ogni giocatore segue un percorso diverso: alcuni avanzano rapidamente, altri si concentrano su aspetti esplorativi o narrativi. Questo principio potrebbe essere applicato alla formazione, adattando i contenuti alle esigenze individuali. Tuttavia, Viola mette in guardia dal rischio di un’eccessiva personalizzazione: se ogni esperienza diventa esclusivamente individuale, si perde la possibilità di confrontarsi con gli altri. In un mondo sempre più guidato dagli algoritmi, esiste il pericolo di una frammentazione della conoscenza, dove ogni persona riceve contenuti su misura senza la possibilità di condividere esperienze comuni.
Guardando al futuro, si sottolinea come il sistema educativo rischi di perdere rilevanza se non si adatta ai cambiamenti in corso. Molti dei grandi imprenditori e innovatori del nostro tempo non provengono dalle università tradizionali, ma si sono formati attraverso il self-learning e l’apprendimento peer-to-peer. Per questo, è fondamentale ripensare il ruolo della scuola, spostando l’attenzione dall’insegnamento di professioni specifiche – che potrebbero non esistere più nel futuro – allo sviluppo di competenze trasversali.
Un’altra grande sfida riguarda l’interazione con le intelligenze artificiali. Al momento, il modo principale per comunicare con l’AI è il linguaggio. Per questo motivo, avere un lessico ricco e articolato diventerà sempre più importante: chi possiede un vocabolario limitato avrà meno possibilità di dare input complessi e, di conseguenza, otterrà risultati più standardizzati. La capacità di esprimersi in modo preciso e articolato sarà una competenza essenziale per sfruttare al meglio le potenzialità dell’intelligenza artificiale.
Interdisciplinarietà e Innovazione nell’Educazione
Oggi si ambisce a un modello educativo che favorisca l’interdisciplinarietà. Un esempio significativo è rappresentato dalla liberalizzazione dei piani di studio da parte del Ministero dell’Università, consentendo ai giovani di orientarsi verso percorsi diversi senza timore di dover rinunciare a parti importanti della loro formazione. Ad esempio, uno studente attratto dalle materie STEM può integrare nel proprio percorso insegnamenti artistici, come storia della musica o pratica di uno strumento. Questo approccio permette di sviluppare una sensibilità che è fondamentale per l’empatia, distinguendo così i professionisti nel loro campo.
È importante riconoscere che molte persone, come medici e ingegneri, coltivano passioni artistiche e musicali, dimostrando che l’integrazione di diverse competenze arricchisce la formazione professionale. È essenziale lavorare in sinergia, unendo il mondo del lavoro e quello della scuola per raggiungere obiettivi comuni. La cooperazione autentica tra i vari attori del sistema educativo è fondamentale per migliorare l’intero processo formativo.
Un aspetto spesso sottovalutato è il gioco, che può essere visto come un elemento serio nell’apprendimento. Coinvolgere gli studenti è cruciale: il coinvolgimento stimola l’apprendimento e crea un ambiente educativo più dinamico. È necessario che gli educatori siano appassionati e coinvolti, creando così una società più viva e interattiva. Attualmente, si stima che solo 4 lavoratori su 10 siano realmente coinvolti nel loro lavoro, il che porta a una mancanza di motivazione e passione.
L’interdisciplinarietà è una chiave per affrontare le sfide del mondo moderno. È importante non solo promuovere competenze tecniche, ma anche integrare l’arte e la cultura nei percorsi formativi. Le formazioni eccessivamente compartimentate non funzionano, poiché limitano la visione globale necessaria per affrontare le complessità del mondo. È fondamentale nutrire entrambe le competenze tecniche e umanistiche, creando un equilibrio che favorisca l’apprendimento continuo.
Il modello di Leonardo da Vinci rappresenta un esempio di come arte e scienza possano coesistere in armonia, e questo approccio è essenziale per il futuro dell’educazione. Le partnership tra pubblico e privato sono cruciali e la contaminazione tra diversi settori deve essere incoraggiata.
L’entusiasmo è una parola chiave in questo contesto: rappresenta la passione e il coinvolgimento, elementi essenziali per trasmettere gioia e motivazione agli studenti. Viviamo in un periodo in cui il disagio giovanile è molto presente, e l’arte, il gioco e lo sport possono fungere da strumenti per affrontare queste difficoltà prima di dover ricorrere a interventi più formali.
Infine, è fondamentale sottolineare l’importanza dell’approvazione da parte del Ministero delle nuove discipline, come l’arteterapia, la teatroterapia e la musicoterapia, che possono essere integrate sin dalla scuola dell’infanzia. Questi approcci possono contribuire a combattere fenomeni come il bullismo e a insegnare l’empatia, permettendo ai bambini di comprendere le emozioni altrui.
20/02/2025 ore 14:30 - 14:50
- 2025
- 20/02/2025
TALK – La scuola oggi e la scuola che vorrei
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Il tema dell’innovazione digitale nella scuola rappresenta oggi una delle sfide più rilevanti per il sistema educativo italiano. L’adozione di nuove tecnologie e metodologie didattiche non solo può arricchire l’apprendimento, ma può anche rispondere alle esigenze di una generazione che cresce in un mondo sempre più connesso e digitalizzato. Tuttavia, il percorso di innovazione all’interno delle scuole italiane non è omogeneo e presenta ancora molte difficoltà, sia dal punto di vista dell’integrazione degli strumenti digitali nella didattica, sia per quanto riguarda la formazione degli insegnanti.
Il dibattito scaturito in questa sessione ha rappresentato un’occasione preziosa per riflettere su questi aspetti. Le testimonianze dirette degli studenti hanno offerto un quadro molto chiaro delle opportunità e delle criticità che caratterizzano l’innovazione digitale nelle scuole italiane. Da un lato, ci sono realtà che hanno già avviato un processo di trasformazione, integrando strumenti tecnologici e metodologie innovative; dall’altro, esistono ancora resistenze e difficoltà, soprattutto legate alla formazione e alla mentalità di alcuni docenti.
Il Liceo Scientifico Lussana di Bergamo rappresenta un esempio di come la tecnologia possa essere integrata con successo nella didattica. Già dal 2010, grazie alla visione della professoressa Dianora Bardi, la scuola ha introdotto i tablet come strumento di studio, aprendo la strada a un nuovo modo di apprendere. Da allora, l’utilizzo della tecnologia è diventato parte integrante del metodo didattico, con un forte impatto sulla quotidianità degli studenti.
Nel loro intervento, gli studenti del Lussana hanno sottolineato come l’uso di strumenti digitali abbia reso l’accesso alle informazioni più rapido ed efficace, facilitando anche il lavoro di gruppo grazie a piattaforme condivise e strumenti di collaborazione online. Tuttavia, hanno anche evidenziato che l’innovazione non deve essere vista come una sostituzione della didattica tradizionale, ma come un’integrazione. Molti di loro, infatti, scelgono ancora di affiancare al supporto digitale il materiale cartaceo, preferendo prendere appunti su quaderni e utilizzare libri di testo fisici accanto a quelli digitali. Questo equilibrio tra tecnologia e tradizione rappresenta, secondo loro, la chiave per un apprendimento più efficace.
Ma l’innovazione non riguarda solo gli strumenti, bensì anche gli spazi e le metodologie didattiche. Il Liceo Lussana ha infatti introdotto ambienti di apprendimento progettati per migliorare il benessere degli studenti. Un intero piano della scuola è stato arredato come una casa, con parquet, piante, divani e spazi accoglienti, un’iniziativa nata per creare un contesto più sereno e meno stressante. Accanto a questi spazi innovativi, la scuola ha adottato metodologie didattiche moderne come la Flipped Classroom e il Debate, che permettono agli studenti di partecipare attivamente al processo di apprendimento e di sviluppare competenze trasversali fondamentali.
Il punto di vista del Liceo Classico di Pescara: le difficoltà del cambiamento
Se il Liceo Lussana rappresenta un esempio virtuoso di innovazione, il Liceo Classico Gabriele D’Annunzio di Pescara ha invece portato all’attenzione le difficoltà che molte scuole italiane incontrano nel processo di trasformazione digitale. Gli studenti intervenuti hanno raccontato come, nonostante la scuola disponga di strumenti tecnologici, il loro utilizzo da parte dei docenti sia ancora molto limitato.
Gran parte dell’insegnamento continua a basarsi sulla didattica frontale tradizionale, in cui il docente è l’unico protagonista della lezione e gli studenti sono semplici ascoltatori. Questo approccio, secondo loro, rischia di rendere l’apprendimento meno coinvolgente e meno efficace. Non si tratta di eliminare del tutto la lezione frontale, ma di affiancarla a metodologie più interattive, capaci di sfruttare le potenzialità offerte dalla tecnologia.
Una delle principali criticità evidenziate dagli studenti riguarda la formazione dei docenti. Ad oggi, la formazione all’uso delle tecnologie digitali non è obbligatoria, e questo porta a un’adozione disomogenea: alcuni insegnanti, più predisposti al cambiamento, si aggiornano autonomamente, mentre altri restano ancorati ai metodi tradizionali.
Gli studenti del Liceo D’Annunzio hanno quindi avanzato una richiesta precisa alle istituzioni: rendere obbligatoria la formazione digitale per tutti i docenti, affinché il rinnovamento della didattica non sia lasciato alla buona volontà dei singoli, ma diventi parte strutturale del sistema scolastico.
Nonostante le difficoltà, anche il Liceo D’Annunzio sta compiendo passi avanti. A partire dall’anno scolastico 2025/2026, verrà introdotto un nuovo percorso chiamato “Logica dei nuovi linguaggi”, che mira a integrare competenze digitali nel curriculum degli studenti.
Il punto di vista degli esperti
Persistono ancora vincoli nella formazione degli insegnanti. È fondamentale modificare le modalità di formazione stessa, poiché per ottenere un cambiamento nei metodi di insegnamento è necessario che anche la formazione degli insegnanti evolva. Dovremmo privilegiare approcci più pratici e stimolare discussioni tra i docenti, piuttosto che affidarci esclusivamente a formatori altamente specializzati in una singola area. Un facilitatore della discussione può aiutare i docenti a scambiarsi opinioni e idee su vari contenuti.
Questo compito è complesso e deve iniziare a livello universitario. Le metodologie di insegnamento dovrebbero essere aggiornate nei programmi di formazione per i futuri insegnanti, integrando tecniche didattiche innovative che coniughino tecnologia e insegnamento, oltre a promuovere il pensiero critico e la creatività. È un percorso che deve accompagnare i docenti per tutta la loro carriera, a partire dalla formazione universitaria fino all’ingresso nel mondo scolastico.
So che molte università stanno cercando di apportare modifiche in questo senso, e anche molte istituzioni che offrono formazione in servizio stanno riducendo le lezioni frontali per enfatizzare l’importanza di metodologie attive, come il debate e altre tecniche simili. Questi metodi non solo stimolano la comprensione dei contenuti, ma promuovono anche l’acquisizione di competenze trasversali sempre più rilevanti per il futuro.
Oggi non possiamo prevedere quali lavori saranno disponibili tra 5 o 6 anni, considerando il rapido cambiamento del mercato del lavoro. Pertanto, è cruciale consolidare competenze che rendano gli studenti resilienti, capaci di affrontare le sfide e di rialzarsi più forti dopo un fallimento.
Per alcuni docenti più giovani, è più semplice adattarsi a queste nuove esigenze, mentre per altri, come ad esempio chi insegna materie classiche e si avvicina alla pensione, può essere difficile riconoscere l’importanza della formazione continua.
Abbiamo voluto far emergere questi due aspetti della scuola italiana perché è essenziale comprendere come mai le competenze digitali non siano ancora integrate in modo significativo nel sistema educativo. Molti studenti e docenti non hanno acquisito competenze digitali, poiché la tecnologia è spesso vista come un’aggiunta e non come parte integrante della didattica quotidiana. È fondamentale che le scuole insegnino agli studenti a considerare la tecnologia come uno strumento essenziale e trasparente, parte della loro vita e della società.
È fondamentale preservare le conoscenze tradizionali, ma al tempo stesso bisogna riconoscere che i ragazzi apprendono in modi diversi, immersi nel mondo digitale e nella realtà virtuale. Ogni studente ha talenti da valorizzare e difficoltà da superare, ed è responsabilità delle istituzioni e di chi si occupa di formazione accompagnarli in questo percorso. Occorre aiutarli a sviluppare una consapevolezza critica nell’uso della tecnologia e a potenziare competenze essenziali, come la creatività, il senso di responsabilità , di autonomia e la capacità di collaborare in team.
Il confronto ha dimostrato che il cambiamento è possibile, ma richiede un impegno congiunto da parte di studenti, docenti e istituzioni. Solo attraverso il dialogo e la collaborazione si potrà costruire una scuola davvero innovativa, capace di preparare le nuove generazioni alle sfide del futuro.
20/02/2025 ore 14:50 - 15:10
- 2025
- 20/02/2025
Educare alla vita il ruolo della scuola nel benessere degli studenti – Alberto Pellai
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Durante un incontro precedente (panel La scuola oggi e la scuola che vorrei), i ragazzi hanno espresso il desiderio di un approccio più audace alla tecnologia da parte degli insegnanti. A tal proposito, il Dottor Pellai ha confidato di nutrire qualche timore nei confronti di questo pubblico, data la sua posizione critica nei confronti della tecnologia. Comprendere le motivazioni di questa preoccupazione è di particolare interesse, così come approfondire la crisi che sembra investire le due principali istituzioni educative: scuola e famiglia. Negli ultimi cinque anni, l’accesso a nuovi dati sul benessere mentale è aumentato in modo significativo, eppure queste istituzioni mostrano segni di difficoltà. Come possono insegnanti e genitori ritrovare una direzione più sicura?
Il Dottor Pellai evidenzia come, negli ultimi 10-15 anni, il suo impegno si sia concentrato nel promuovere un uso più consapevole e limitato del digitale nella vita di bambini e ragazzi. Sulla base delle conoscenze relative al funzionamento della mente in età prescolare e scolare, in particolare tra i 10 e i 14 anni, sottolinea l’importanza di offrire ambienti adeguati che siano al contempo stimolanti e sicuri, evitando condizioni che possano risultare dannose per lo sviluppo cognitivo ed emotivo.
Secondo Pellai, la questione non riguarda semplicemente il digitale in sé, ma l’uso di strumenti iperconnessi, che trasformano l’ambiente di crescita da fisico a virtuale. Un undicenne che trascorre tre o quattro ore al giorno davanti a uno schermo sta realmente favorendo il proprio sviluppo e la costruzione della propria identità? Dieci anni fa, questa riflessione si basava su intuizioni e studi limitati, ma oggi la ricerca sulla Generazione Z fornisce dati concreti. In particolare, emergono evidenze da tre ambiti di studio: dati comportamentali, clinici e di neuroimaging. Tali evidenze indicano che l’ingresso massiccio del digitale nella vita dei ragazzi non ha rappresentato una risorsa, bensì un fattore di rischio per la loro salute mentale, rendendo necessario un ripensamento del suo utilizzo.
Nel contesto scolastico, emerge una crescente richiesta di esperienze di apprendimento immersive, come lezioni svolte nel metaverso. Tuttavia, è essenziale chiedersi se il cervello umano sia realmente in grado di passare senza difficoltà da un’esperienza digitale intensiva alla realtà concreta. La salute mentale si basa sulla capacità di confrontarsi con la realtà: se quest’ultima viene filtrata e distorta dal virtuale, si possono generare problematiche significative. Un caso esemplificativo è quello di una ragazza che ha subito abusi nel metaverso e ha riportato conseguenze traumatiche anche nella vita reale, dimostrando la complessità delle interazioni tra mondo virtuale e psicologia umana, un ambito di ricerca ancora in fase iniziale.
Un punto fondamentale su cui riflettere è come favorire la crescita mentale, sfruttando la neuroplasticità del cervello per ottimizzare le capacità di apprendimento. I dati attuali suggeriscono che i bambini apprendono in modo più efficace attraverso strumenti analogici rispetto a quelli digitali. Un esempio significativo proviene dalla Svezia, dove la reintroduzione dei libri cartacei nelle scuole primarie, in sostituzione dei tablet, ha mostrato effetti positivi sull’apprendimento. Questo non riguarda solo gli studenti, ma anche gli insegnanti, chiamati a riflettere sull’uso della tecnologia nei percorsi educativi, anche in età adulta.
Il digitale può rappresentare una risorsa, ma solo se utilizzato in modo strumentale; quando diventa un ambiente totalizzante, può generare problematiche. L’apprendimento deve essere un’esperienza gratificante, ma anche impegnativa, sviluppando nei ragazzi la capacità di tollerare la frustrazione. La scuola, infatti, deve rimanere un contesto in cui lo sforzo è parte integrante del percorso di crescita.
Si pone quindi una questione cruciale: stiamo andando verso una scuola “on demand”? Alcune riflessioni sui piani di studio personalizzati e sulla crescente richiesta di certificazioni suggeriscono una fragilità diffusa tra i giovani. Sebbene la scuola debba adattarsi alle necessità degli studenti, non può trasformarsi in un ambiente esclusivamente orientato alla compensazione di ogni difficoltà. La crescita implica inevitabilmente fatica, e i percorsi educativi devono mantenere una struttura chiara e solida.
Alla domanda su quali siano le tre azioni più importanti che un insegnante dovrebbe adottare per supportare gli studenti di oggi, Pellai risponde sottolineando il legame tra emozione e cognizione. Ogni esperienza di apprendimento deve essere coinvolgente e stimolante, favorendo un ambiente di attenzione condivisa e riducendo le distrazioni, come l’uso degli smartphone in aula.
Infine, un aspetto rilevante riguarda il ruolo dei media e della comunicazione. Ognuno deve stabilire le proprie regole di interazione con il digitale. Per Pellai, i social rappresentano uno strumento di divulgazione e competenza, dove il linguaggio deve rimanere rispettoso e informato. Chi si occupa di comunicazione ha la responsabilità di elevare il dibattito culturale e sociale, anziché abbassarne il livello. La coerenza e la consapevolezza del messaggio trasmesso sono elementi chiave in questo processo.
In conclusione, la metafora utilizzata da Pellai sintetizza la sua visione: un bambino con uno smartphone è paragonabile a un guidatore inesperto su un’autostrada. Per garantire uno sviluppo sano ed equilibrato, è necessario fornirgli un ambiente sicuro in cui possa acquisire le competenze necessarie per affrontare le sfide della crescita.
20/02/2025 ore 15:10 - 16:20
- 2025
- 20/02/2025
Panel 2 – Generazione digitale, navigare tra opportunità e sfide etiche
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Il panel inizia con un video sul progetto Lusi, un’iniziativa curricolare sull’intelligenza artificiale nata all’interno del piano di offerta formativa della scuola secondaria di primo grado Mattarella a Modena nel 2020, per far sì che gli studenti non siano solo fruitori della tecnologia, ma attori attivi, smontando e comprendendo gli strumenti digitali. L’idea è emersa durante il periodo del COVID-19, quando si è riconosciuto l’importanza delle tecnologie come strumenti abilitanti per interagire con il mondo circostante.
Il percorso formativo mira a trasformare gli studenti da semplici fruitori a protagonisti attivi nel loro apprendimento, smontando e analizzando le tecnologie. Nel primo anno, gli studenti si avvicinano ai fondamenti dell’intelligenza artificiale, esplorando la sua storia e le sue applicazioni attraverso strumenti come il “bestiario dell’intelligenza artificiale”, che presenta creature fantastiche per spiegare il concetto di IA e le sue trasformazioni nel mondo moderno.
Nel secondo anno, gli studenti iniziano a programmare e a lavorare con strumenti STEM, cercando di comprendere come applicare l’intelligenza artificiale nelle scienze, tecnologie, ingegneria e matematica. Infine, nel terzo anno, il corso culmina in un “capolavoro” personale in cui ogni studente personalizza un’applicazione di intelligenza artificiale, completando così un ciclo di apprendimento.
Il progetto Lusi non è rimasto limitato alla scuola di Modena; grazie ai fondi del PNRR, è stata lanciata l’iniziativa “scuola ibrida”, coinvolgendo 40 scuole in tutte le regioni d’Italia che adottano modelli e curricoli simili. Questo approccio ha permesso di generare competenze significative per molti studenti.
Durante la discussione, si è evidenziato l’importanza di rendere l’uso della tecnologia quotidiano e integrato nella vita scolastica. La vera sfida è far comprendere agli studenti i rischi legati alla digitalizzazione, non solo parlandone, ma permettendo loro di sperimentare direttamente, l’etica è, spesso, percepita come un concetto astratto, diventa estremamente concreta nel contesto digitale.
Si richiama l’attenzione sulla necessità di un equilibrio tra opportunità e rischi nell’integrazione delle tecnologie nella scuola, enfatizzando l’importanza di un’educazione che prepari gli studenti a navigare nel mondo digitale con consapevolezza e responsabilità.
Il Ruolo dell’etica nell’innovazione tecnologica
L’etica viene spesso percepita come un freno all’innovazione, ma questa visione è una fallacia logica: non è l’etica a limitare il progresso, bensì una cattiva applicazione della stessa. Una regolamentazione ben strutturata, invece, può essere un motore dell’innovazione, garantendo sostenibilità e benefici nel lungo termine.
Un esempio emblematico è quello delle macchine autonome. Un veicolo autonomo non è un singolo sistema di intelligenza artificiale, ma un ecosistema complesso di sistemi multi-agente. Ogni sensore integrato nel veicolo possiede piccoli modelli di IA che elaborano i dati raccolti, fornendo input a sistemi di livello superiore. Questo processo culmina nella creazione di un sistema percettivo completo, che permette al veicolo di eseguire operazioni come il parcheggio automatico o la guida semi-autonoma, fino a raggiungere, in alcuni casi, un’autonomia completa.
L’etica sin dalle prime fasi del design (fin da quello che in gergo è chiamata la fase di inception) del sistema consente agli ingegneri di esplorare nuove possibilità di innovazione in ogni livello della sua architettura complessa. Nel settore, questo approccio è noto come inception phase del design. Il dialogo con gli ingegneri non deve essere di natura moralista, ma deve mirare a costruire un sistema sostenibile nel tempo, in grado di generare valore per le aziende e, al tempo stesso, garantire un impatto positivo sulla società.
Regolamentazione del digitale: necessità e sfide
Il ruolo delle regole nel cyberspazio
Le regole, quando ben applicate, offrono garanzie e sicurezza agli utenti, contribuendo a creare un ecosistema digitale più affidabile. Tuttavia, nel cyberspazio è più facile violare le regole rispetto al mondo fisico, poiché l’assenza di una supervisione diretta facilita azioni illecite. Non esistono ancora “posti di blocco” digitali efficaci per fermare attività non autorizzate, e la normativa fatica a stare al passo con l’evoluzione tecnologica.
Questo aspetto è particolarmente evidente nella cybersecurity, dove la mancanza di regolamentazioni efficaci può favorire crimini informatici, furti di dati e violazioni della privacy. Il principale obiettivo delle normative digitali dovrebbe essere quello di creare barriere efficaci contro le minacce informatiche senza ostacolare lo sviluppo tecnologico.
Il dibattito sulla regolamentazione dell’IA in Europa
Attualmente, l’Europa è al centro di un dibattito globale sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Le normative europee, come l’AI Act, mirano a creare un quadro giuridico chiaro per l’uso responsabile dell’IA. Tuttavia, alcuni critici sostengono che regole troppo rigide potrebbero soffocare l’innovazione, mettendo l’Europa in svantaggio rispetto a Stati Uniti e Cina, dove la regolamentazione è più flessibile.
Un confronto con il settore automobilistico aiuta a chiarire questa questione. Negli anni, le normative sulla sicurezza stradale (cinture di sicurezza, airbag, test di sicurezza) hanno migliorato la protezione dei conducenti senza ostacolare il progresso del settore. Lo stesso approccio può essere adottato per l’IA: regolamentarla non significa bloccarne lo sviluppo, ma indirizzarlo verso un progresso responsabile e sostenibile.
L’Intelligenza Artificiale e la necessità di un’educazione consapevole
Un’utile analogia per comprendere il rapporto tra IA e regolamentazione è quella del monopattino elettrico in una città caotica. Questo strumento può essere estremamente utile per chi ne conosce il funzionamento e i limiti, ma pericoloso per chi lo usa senza esperienza.
Allo stesso modo, l’intelligenza artificiale è uno strumento potentissimo, ma nelle mani di utenti non consapevoli può diventare un problema. Un adulto informato sa come utilizzarla in modo efficace; un bambino, invece, potrebbe non comprendere i rischi legati alla manipolazione delle informazioni o alla sicurezza dei dati.
Da qui l’importanza di un’educazione consapevole all’IA: prima di mettere questi strumenti nelle mani delle persone, è fondamentale insegnare loro come funzionano, quali sono i loro limiti e quali implicazioni possono avere.
L’approccio educativo non deve limitarsi a insegnare l’uso della tecnologia, ma deve fornire una comprensione critica del suo funzionamento. In altre parole, non basta imparare a usare l’IA, ma bisogna comprendere come e perché funziona in un certo modo.
Un esempio pratico riguarda la ricerca scolastica: mentre in passato si consultavano enciclopedie cartacee, oggi gli studenti si affidano a Google o all’IA generativa. Se le domande rimangono le stesse, l’IA restituirà semplicemente risposte più veloci e articolate, ma non necessariamente più critiche o approfondite. L’educazione deve quindi concentrarsi sulla capacità di porre domande migliori, più complesse e più riflessive.
Le regole come strumento di tutela e sviluppo
Un concetto fondamentale nel dibattito sull’IA è quello della certificazione della qualità dei sistemi di intelligenza artificiale. Così come i prodotti alimentari hanno certificazioni di qualità (DOC, DOP), sarebbe utile applicare lo stesso principio all’IA. Sapere su quali dati si basano gli algoritmi, quali sono le fonti utilizzate e se il sistema è stato validato in modo etico è un passo cruciale per la trasparenza e la sicurezza.
Contrariamente a quanto sostenuto da alcuni critici, le regole non sono un freno all’innovazione, ma un vantaggio competitivo nel lungo termine. La regolamentazione garantisce stabilità, protezione degli utenti e fiducia nel mercato. Le aziende che rispettano regole chiare sono più sostenibili e affidabili.
Se si osservano settori come la finanza o la sanità, è evidente che la regolamentazione ha migliorato la sicurezza senza bloccare il progresso. La stessa logica dovrebbe applicarsi all’intelligenza artificiale e al digitale in generale.
L’intelligenza artificiale, dunque, rappresenta una rivoluzione tecnologica senza precedenti, con un impatto su tutti gli aspetti della società. Tuttavia, la vera sfida non è solo sviluppare tecnologie avanzate, ma garantire che esse siano usate in modo etico, sicuro e sostenibile.
Le regole non devono essere viste come un ostacolo, ma come uno strumento per garantire che l’innovazione porti reali benefici alla società. Un’innovazione che non migliora il benessere collettivo non è innovazione, ma semplice progresso tecnologico senza scopo.
L’Europa ha fatto una scelta chiara: regolamentare l’IA per garantire trasparenza, sicurezza e responsabilità. È questa la strada che può rendere il digitale un’opportunità per tutti.
20/02/2025 ore 17:00 - 17:20
- 2025
- 20/02/2025
Mismatch tra domanda e offerta di lavoro nell’era digitale: la visione di Tito Boeri
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Nell’intervista all’economista Tito Boeri, condotta da Armando Stella, si sono analizzate le dinamiche del mercato del lavoro e il ruolo del sistema formativo in Italia, ponendo particolare attenzione alla transizione scuola-lavoro e alle sfide legate all’adeguamento delle competenze richieste dalle imprese. Il fenomeno del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, le difficoltà di inserimento dei giovani nel mercato occupazionale e le carenze strutturali del sistema educativo sono aspetti centrali di questa analisi.
Cambiamenti nel mercato del lavoro Negli ultimi anni, il mercato del lavoro italiano ha subito un’evoluzione significativa. Precedentemente caratterizzato da un eccesso di lavoratori rispetto alle opportunità di impiego, attualmente si riscontra una carenza di personale qualificato a vari livelli. Questo mutamento è dovuto a fattori demografici, che hanno determinato una riduzione della forza lavoro, e a trasformazioni economiche e tecnologiche che hanno incrementato la richiesta di competenze specifiche.
Un aspetto critico è la presenza di una considerevole quota di capitale umano inutilizzato, una risorsa che l’Italia potrebbe valorizzare più efficacemente rispetto ad altri paesi. La diminuzione del tasso di disoccupazione, spesso interpretata come un segnale positivo, è in realtà conseguenza diretta della riduzione della popolazione attiva piuttosto che di un miglioramento strutturale del mercato del lavoro.
Transizione scuola-lavoro e fenomeno NEET Uno dei problemi più rilevanti riguarda la transizione dalla scuola al mondo del lavoro, che in Italia avviene con maggiore ritardo rispetto ad altri paesi. Questo ritardo, unito a un elevato tasso di abbandono scolastico, contribuisce all’aumento della quota di giovani NEET (Not in Education, Employment or Training), ossia individui che non studiano, non lavorano e non sono coinvolti in percorsi di formazione. Questo fenomeno rappresenta uno spreco di risorse umane in un contesto in cui la demografia impone l’ottimizzazione del capitale umano disponibile per garantire la produttività e la competitività del paese.
Adeguamento del sistema educativo Il sistema scolastico italiano mostra difficoltà nell’adattarsi ai cambiamenti del mercato del lavoro. L’evoluzione tecnologica ha reso necessarie nuove figure professionali, ma l’orientamento scolastico e l’inserimento lavorativo degli studenti restano ambiti critici. Pur esistendo iniziative e un impegno da parte di alcuni docenti per migliorare l’orientamento, permangono ritardi nell’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, una condizione che non è più sostenibile.
La dispersione scolastica rappresenta un ulteriore problema che richiede un approccio sistemico, dalla prima infanzia all’istruzione superiore. Gli asili nido, ad esempio, svolgono un ruolo fondamentale nel garantire l’uguaglianza delle opportunità formative e professionali. Tuttavia, gli investimenti nel settore educativo risultano ancora insufficienti rispetto a quelli di altri paesi europei.
Investimenti e riforme necessarie Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha stanziato fondi per le istituzioni scolastiche, ma l’efficacia di tali investimenti è stata limitata dall’assenza di una strategia chiara e mirata. Spesso, i fondi sono stati destinati al potenziamento del digitale senza un’adeguata valutazione delle reali necessità della scuola. Per migliorare la qualità dell’istruzione, occorre investire in ambienti di apprendimento moderni, nel potenziamento delle relazioni interpersonali e, soprattutto, nella formazione e valorizzazione degli insegnanti, che rappresentano la risorsa principale del sistema educativo.
Dal punto di vista delle riforme, è necessario ridefinire le priorità curriculari, con un focus su competenze pratiche e tecniche come la matematica e il coding, in linea con le esigenze del mercato del lavoro internazionale. Inoltre, il riequilibrio della spesa pubblica, storicamente orientata verso il sistema pensionistico piuttosto che sull’istruzione, rappresenta un obiettivo fondamentale per il miglioramento complessivo della formazione in Italia.
Per affrontare le sfide future del mercato del lavoro, dunque, è essenziale che i giovani siano adeguatamente preparati alle trasformazioni in corso. Le scelte formative devono essere guidate non solo dalle passioni individuali, ma anche dalla consapevolezza delle opportunità professionali disponibili. Il miglioramento della transizione scuola-lavoro, la riduzione del tasso di abbandono scolastico e un sistema educativo più dinamico e orientato al futuro sono elementi chiave per garantire la competitività e la crescita economica del paese.
21/02/2025 ore 9:00 - 9:20
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- 21/02/2025
PANEL 3 – imparIAmo a scuola con l’intelligenza artificiale
A cura di:
Presentazione dei risultati del progetto di Ricerca-Azione “imparIAmo a scuola con l’Intelligenza Artificiale”
Questa ricerca-azione si inserisce all’interno di un contesto di grande rilevanza per il sistema scolastico italiano, ponendo al centro l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla didattica. I risultati dell’indagine, condotta nel corso dell’anno scolastico 2023-2024, sono stati pubblicati sul sito di Impara Digitale e saranno oggetto di presentazione e discussione.
L’indagine ha avuto lo scopo di analizzare in che modo l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella didattica possa influenzare i processi di apprendimento, valutando eventuali miglioramenti nelle conoscenze e nelle competenze degli studenti.
Il progetto ha coinvolto 54 scuole e 112 consigli di classe, con l’adozione di due approcci metodologici distinti:
- Approccio tradizionale: i docenti hanno progettato un’unità di apprendimento e gli studenti hanno seguito il percorso didattico strutturato.
- Approccio innovativo: gli studenti, già abituati a utilizzare strumenti basati sull’IA nella loro quotidianità, hanno partecipato attivamente alla costruzione dell’unità di apprendimento.
Le scuole hanno avuto la possibilità di scegliere liberamente il modello da adottare in base alle proprie esigenze e caratteristiche.
Modalità di svolgimento della ricerca
L’indagine ha preso avvio con una call pubblica, a seguito della quale i partecipanti hanno avuto accesso a una formazione specifica sull’intelligenza artificiale. Tale formazione è stata condotta da esperti del settore, tra cui Chiriatti, Quintarelli e Panai, attraverso una serie di webinar organizzati con cadenza di 4-5 giorni.
Successivamente, i formatori di Impara Digitale hanno supportato i docenti nel processo di implementazione, fornendo strumenti e strategie per:
- Integrare l’intelligenza artificiale all’interno dell’unità di apprendimento.
- Documentare e monitorare l’impatto dell’IA sulle conoscenze e competenze degli studenti.
- Favorire l’autovalutazione degli studenti per analizzare il loro percorso di apprendimento.
Il progetto ha coinvolto prevalentemente scuole secondarie di secondo grado. Per le scuole secondarie di primo grado, invece, l’intelligenza artificiale è stata utilizzata dai docenti come supporto per lo sviluppo di attività didattiche mirate.
Principali risultati della ricerca
L’analisi dei dati raccolti ha permesso di evidenziare alcuni elementi di particolare interesse:
- Miglioramento delle conoscenze: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale ha determinato un incremento delle conoscenze, in particolare nei licei e negli istituti tecnici e professionali.
- Competenze digitali in crescita: sono stati riscontrati progressi significativi nelle competenze legate al digitale, alla collaborazione e alla comunicazione.
- Competenze trasversali meno sviluppate: al contrario, aspetti come autonomia, responsabilità e problem solving hanno mostrato una crescita più limitata.
- Impatto nei diversi indirizzi scolastici: negli istituti tecnici e professionali, l’intelligenza artificiale ha favorito il rafforzamento delle competenze pratiche. Nei licei, invece, inizialmente si è registrato un calo delle competenze acquisite, con una successiva fase di assestamento.
- Differenze tra autovalutazione degli studenti e percezione dei docenti: è emersa una discrepanza significativa tra la percezione degli studenti rispetto al proprio apprendimento e quella dei docenti, con una minore consapevolezza da parte degli studenti rispetto al loro effettivo percorso di crescita.
L’esperienza condotta si è rivelata di grande valore e la lettura del rapporto offrirà un’opportunità unica per approfondire i risultati e le dinamiche emerse. È fondamentale approcciarsi al documento non solo con un’ottica analitica, ma anche con una prospettiva umana, lasciando spazio a riflessioni personali. Ogni lettore potrà interrogarsi su aspetti cruciali: “Questa metodologia è efficace? È applicabile al mio contesto? Quali spunti posso trarne?” La ricerca non si limita a un’analisi statistica, ma rappresenta un’indagine qualitativa su un’esperienza educativa concreta.
Le scuole partecipanti hanno accolto la sfida, sperimentando l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella didattica. Il percorso è stato strutturato con indicazioni sia tecniche che metodologiche, mantenendo però un approccio flessibile per favorire l’esplorazione e la sperimentazione. Questa libertà ha incentivato un coinvolgimento attivo e ha reso l’esperienza più significativa.
Un elemento distintivo del progetto è stata la possibilità per gli studenti di superare i tradizionali schemi didattici, scegliendo se approfondire un argomento all’interno di una disciplina specifica o intraprendere un percorso interdisciplinare. L’analisi dei risultati evidenzia non solo la qualità dei progetti sviluppati, ma anche il valore della collaborazione tra competenze diverse. Questo ha contribuito a creare un clima di fiducia e partecipazione, aspetti fondamentali per l’innovazione didattica.
Sebbene inizialmente il progetto sia stato delineato dai docenti, gli studenti hanno risposto con entusiasmo, instaurando un rapporto di fiducia reciproco. È interessante notare come, in molti casi, né insegnanti né studenti avessero una visione chiara dell’esito finale del percorso, a testimonianza della dinamicità e dell’imprevedibilità che caratterizzano sia l’apprendimento che l’evoluzione dell’intelligenza artificiale.
Osservata nel suo insieme, questa esperienza ha messo in evidenza il valore del confronto tra generazioni e approcci differenti all’uso della tecnologia. La diversità di visioni e competenze ha arricchito il processo, trasformandolo in un’opportunità di crescita per tutti i partecipanti e delineando nuove prospettive per l’integrazione dell’intelligenza artificiale nell’educazione.
21/02/2025 ore 9:20 - 9:40
- 2025
- 21/02/2025
SPEECH – Intelligenza Artificiale tra aspettative e preoccupazioni
Con:
A cura di:
L’intervista si è focalizzata sul livello di conoscenza dell’IA, le sue implicazioni sociali, economiche e lavorative, nonché le preoccupazioni legate alla privacy e alla disinformazione.
Pagnoncelli riporta i dati di una ricerca internazionale condotta in 32 paesi, da cui emerge che il 67% degli intervistati a livello globale afferma di comprendere l’IA, tuttavia, in Italia questa percentuale si abbassa al 51%, segnalando un livello di conoscenza inferiore rispetto alla media internazionale. Questo deficit si riflette nella scarsa consapevolezza sui prodotti e servizi che integrano l’IA.
L’analisi degli atteggiamenti nei confronti dell’IA evidenzia una polarizzazione delle opinioni. Il 49% degli intervistati percepisce l’IA come un’opportunità per migliorare la qualità della vita, mentre un altro 43% la considera una minaccia, esprimendo timori legati alla privacy e all’impatto sul mondo del lavoro. In particolare, i giovani temono che l’IA possa ridurre le opportunità occupazionali, mentre gli adulti appaiono meno preoccupati, ritenendo che il proprio percorso professionale possa giungere al termine senza particolari interferenze tecnologiche.
Un aspetto interessante emerso dalla ricerca è la percezione diffusa che l’IA possa prendere decisioni meno discriminatorie rispetto agli esseri umani. Tuttavia, è stato sottolineato come l’IA sia progettata dall’uomo e possa quindi ereditare e amplificare i pregiudizi esistenti. Un esempio emblematico riguarda una ricerca in cui l’IA generativa, analizzando i profili di relatori maschi e femmine, ha attribuito titoli accademici solo agli uomini, ignorando le qualifiche delle donne. Questo evidenzia il rischio di riproduzione automatizzata degli stereotipi sociali.
Un altro tema affrontato è stato il fenomeno del deepfake, ovvero la manipolazione avanzata di immagini e audio tramite IA. In Italia, il 46% della popolazione non ha mai sentito parlare di deepfake, con una percentuale che sale al 57% tra le donne. Questo rende il Paese particolarmente vulnerabile a truffe e manipolazioni digitali. Le aziende risultano più consapevoli del fenomeno, poiché esposte a rischi commerciali legati alla falsificazione di identità e informazioni.
Parallelamente, si è discusso del problema della disinformazione e delle fake news, evidenziando la difficoltà nel definirle in modo univoco e nell’individuare soluzioni efficaci. Una delle strategie suggerite riguarda il potenziamento dell’educazione digitale nelle scuole, per aiutare gli studenti a sviluppare un senso critico nell’analisi delle fonti di informazione.
Tre sono gli elementi chiave emersi come possibili strategie di mitigazione dei rischi legati all’IA:
- Educazione e formazione: Incrementare le competenze digitali e critiche, fornendo strumenti adeguati per distinguere informazioni affidabili da contenuti manipolati.
- Tecnologia come soluzione: Sviluppare strumenti e protocolli tecnologici che aiutino a contrastare gli abusi della tecnologia stessa.
- Prevenzione e regolamentazione: Creare sistemi che permettano di anticipare i rischi, anziché doverli affrontare a posteriori.
Tuttavia, è stata evidenziata una contraddizione: molte persone si affidano alla tecnologia per risolvere i problemi causati dalla tecnologia stessa, creando un ciclo di delega che potrebbe risultare controproducente.
Un altro punto di riflessione riguarda il ruolo della scuola nell’educazione digitale. Spesso si chiede alle istituzioni scolastiche di farsi carico di molteplici responsabilità, dalla lotta al bullismo all’insegnamento dell’educazione civica, senza però fornire le risorse adeguate.
Sul piano normativo, l’Unione Europea ha agito con tempestività introducendo l’AI Act, un quadro normativo volto a garantire un utilizzo sicuro dell’IA. L’Italia ha recepito queste direttive, segnando un passo avanti nella protezione dei cittadini dall’uso improprio dei dati personali.
L’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità ma anche una sfida complessa. La polarizzazione delle opinioni riflette un bisogno diffuso di maggiore consapevolezza e regolamentazione.
Per affrontare il cambiamento in modo costruttivo, è necessario:
- Promuovere l’educazione digitale, partendo dalle scuole primarie.
- Sviluppare strumenti di controllo e prevenzione dei rischi connessi all’IA.
- Adottare un approccio normativo chiaro e incisivo.
Infine, è fondamentale sostenere la scuola nel suo ruolo educativo, evitando di sovraccaricarla di responsabilità senza fornire adeguati strumenti di supporto. Solo attraverso un’azione coordinata tra istituzioni, tecnologia e formazione, sarà possibile sfruttare i benefici dell’intelligenza artificiale riducendone i rischi potenziali.
21/02/2025 ore 9:40 – 10:00
- 2025
- 21/02/2025
PANEL 4 – Intelligenza Artificiale per la semplificazione della Pubblica Amministrazione
A cura di:
L’intervista si basa sui dati forniti dal dottor Nando Pagnoncelli e sulle considerazioni della dottoressa Gianna Barbieri riguardanti la digitalizzazione all’interno delle scuole e la semplificazione amministrativa. L’obiettivo è analizzare le sfide e le strategie adottate dal Ministero dell’Istruzione per migliorare l’efficienza del sistema scolastico attraverso l’innovazione tecnologica.
Il dottor Pagnoncelli ha presentato i risultati di una ricerca condotta su un campione di oltre 2000 docenti e dirigenti scolastici di diversi livelli di istruzione. Dallo studio emergono tre problematiche principali:
- Eccesso di burocrazia: L’80% dei docenti e il 90% dei dirigenti scolastici segnalano un sovraccarico burocratico che sottrae tempo alle attività didattiche e alla collaborazione con famiglie e colleghi.
- Mancanza di dotazioni tecnologiche: Due insegnanti su tre denunciano l’assenza di strumenti tecnologici adeguati e una connettività insufficiente.
- Esigenza di maggiore formazione: Contrariamente allo stereotipo che vede i docenti come professionisti “arrivati”, la maggior parte di loro chiede un aggiornamento costante, soprattutto sulle competenze digitali.
L’Impegno del Ministero per la Digitalizzazione La dottoressa Barbieri ha evidenziato il ruolo chiave della digitalizzazione non solo nella didattica, ma anche nell’ambito amministrativo-contabile delle scuole. Il Ministero ha inserito la semplificazione amministrativa tra le 10 priorità strategiche, sancite nel decreto del 2 febbraio.
Gli ambiti di intervento includono:
- Semplificazione amministrativa
- Innovazione procedimentale amministrativa
- Innovazione tecnologica organizzativa
Sono stati analizzati i dati sull’uso delle piattaforme digitali nelle scuole. Ad esempio, il sistema di bilancio integrato (BIS) è ampiamente adottato, mentre altre applicazioni, come la gestione degli acquisti e l’inventario di magazzino, risultano scarsamente utilizzate. Questo suggerisce la necessità di interventi migliorativi.
Un altro strumento rilevante è l’helpdesk amministrativo, che fornisce supporto nella risoluzione delle problematiche burocratiche. Tuttavia, un punto critico riguarda la gestione degli incarichi esterni, ancora poco digitalizzata. Il Ministero sta lavorando a una procedura centralizzata che consenta alle scuole di reperire figure professionali su scala nazionale.
Secondo Pagnoncelli, la digitalizzazione nella pubblica amministrazione ha un enorme potenziale di crescita. Tuttavia, il 42% della popolazione ritiene che i progressi siano ancora insufficienti. I cittadini vedono nella tecnologia un’opportunità per:
- Accedere ai servizi 24 ore su 24
- Risparmiare tempo grazie all’uso di strumenti digitali
- Conservare e recuperare documenti elettronici con facilità
Tuttavia, vi sono anche alcune criticità percepite:
- Complessità nell’uso delle tecnologie
- Timore di commettere errori
- Perdita del contatto umano nelle relazioni amministrative
Uno dei temi centrali legati alla digitalizzazione riguarda la gestione sicura dei dati sensibili. Le scuole trattano quotidianamente informazioni personali di studenti e docenti, rendendo necessario un sistema di protezione efficace. La dottoressa Barbieri ha sottolineato che, a causa dell’elevato turnover del personale amministrativo, è fondamentale garantire una formazione continua sull’uso sicuro delle tecnologie digitali.
Indubbiamente la digitalizzazione rappresenta una grande opportunità per il sistema scolastico, ma richiede un impegno costante per superare le barriere burocratiche, migliorare le dotazioni tecnologiche e garantire un’adeguata formazione del personale. Le iniziative del Ministero vanno nella direzione giusta, ma restano ancora molte sfide da affrontare per garantire un’efficace trasformazione digitale del settore educativo.
21/02/2025 ore 10:00 - 10:40
- 2025
- 21/02/2025
PANEL 5 – Le nuove forme di violenza degli adolescenti: dalla comprensione alla prevenzione
A cura di:
La comprensione della sofferenza adolescenziale richiede un’analisi approfondita delle dinamiche educative e sociali contemporanee. La discussione attuale evidenzia un paradosso significativo: da un lato, gli adulti dichiarano di essere più attenti e presenti rispetto alle generazioni precedenti; dall’altro, gli adolescenti si sentono spesso inascoltati e privi di punti di riferimento autentici. Questo scollamento emerge chiaramente nei fenomeni di disagio giovanile, manifestati attraverso episodi di violenza, autolesionismo, disturbi della condotta alimentare e ritiro sociale. In questo report analizziamo le cause di tale sofferenza, il ruolo della scuola e della famiglia e la necessità di una nuova alfabetizzazione emotiva per il mondo adulto.
Le ricerche e i dati statistici rappresentano un punto di partenza fondamentale per comprendere la complessità della sofferenza adolescenziale. La pandemia ha agito come un detonatore, amplificando un malessere preesistente e portando all’attenzione pubblica un fenomeno già in crescita. La cronaca recente ci racconta episodi di violenza giovanile per motivi apparentemente futili, come il furto di un monopattino o di un paio di cuffiette. Tuttavia, questi episodi sono solo la punta dell’iceberg: vi è un sommerso ancora più preoccupante, costituito da atti autolesionistici e pensieri suicidari, spesso invisibili agli adulti.
Si parla sempre più di una “generazione fragile”, ma è necessario comprendere che la fragilità non è solo una caratteristica degli adolescenti, bensì dell’intero contesto sociale. L’adolescenza è sempre stata un’età di transizione e crisi, ma oggi il dolore si esprime in modi nuovi e drammatici. I giovani di oggi crescono in una società paradossale, dove gli adulti promettono ascolto e vicinanza, ma solo a patto che i ragazzi non esprimano emozioni negative. L’iper-performatività e la ricerca del successo sono ancora valori dominanti, anche se mascherati da un’apparente maggiore comprensione delle necessità giovanili.
Gli adulti di oggi, pur dichiarandosi più vicini ai propri figli rispetto al passato, faticano a gestire le loro emozioni. Il messaggio sottinteso è: “Puoi parlare con me, ma solo se ciò che dici non mi preoccupa o mi turba”. Questa contraddizione genera un senso di tradimento nei giovani, che non si sentono realmente accolti. Un altro aspetto problematico è la tendenza a medicalizzare il disagio adolescenziale: piuttosto che affrontare le radici del problema, si ricorre a diagnosi psichiatriche e certificazioni per giustificare difficoltà che potrebbero essere gestite con un approccio più relazionale.
La scuola rappresenta un luogo privilegiato di prevenzione e ascolto, ma deve affrontare sfide significative. L’abbandono scolastico e il ritiro sociale sono fenomeni in crescita, specialmente tra gli adolescenti maschi. Troppo spesso, invece di accogliere e comprendere il disagio, la scuola adotta misure punitive che rafforzano la distanza tra studenti e istituzioni educative. Un cambiamento di prospettiva richiede una scuola più inclusiva, capace di valorizzare le individualità senza stigmatizzarle.
Uno dei bersagli principali delle critiche nei confronti del disagio giovanile è l’uso di internet e dei social media. Tuttavia, attribuire alla rete la responsabilità esclusiva del malessere adolescenziale è una semplificazione eccessiva. Gli adolescenti non si rifugiano nel digitale per allontanarsi dalla realtà, ma piuttosto per ridurre il senso di solitudine che sperimentano nel mondo reale. La scuola e la società devono riconoscere che internet è una componente inevitabile della vita contemporanea e che il problema non è il mezzo, ma l’uso che ne viene fatto.
Per affrontare in modo efficace il disagio adolescenziale, è fondamentale investire in un’alfabetizzazione emotiva degli adulti. Gli insegnanti, i genitori e gli educatori devono imparare a riconoscere e legittimare le emozioni negative, senza cercare di reprimerle o ignorarle. Questo significa accettare che gli adolescenti possano provare tristezza, paura e rabbia e aiutarli a elaborare questi sentimenti in modo costruttivo.
La sofferenza adolescenziale non può essere ridotta a una questione di eccessiva protezione o di abuso della tecnologia. Si tratta di un fenomeno complesso che riflette le contraddizioni della società contemporanea. La soluzione non può essere esclusivamente punitiva o medicalizzante, ma deve passare attraverso una riformulazione della relazione tra adulti e giovani. La scuola, la famiglia e le istituzioni devono collaborare per costruire un ambiente che permetta agli adolescenti di esprimere il proprio malessere senza paura di essere giudicati. Solo attraverso un ascolto autentico e una relazione educativa solida sarà possibile favorire la crescita di una generazione più consapevole e resiliente.
[PANEL 5]
21/02/2025 ore 11:40 - 13:10
- 2025
- 21/02/2025
PANEL 6 – L’intelligenza artificiale ci interroga
A cura di:
L’Intelligenza Artificiale: impatti sull’analisi dei dati e il pensiero critico
L’intelligenza artificiale (IA) rappresenta una delle innovazioni più rivoluzionarie del nostro tempo, influenzando non solo il settore tecnologico, ma anche il modo in cui viviamo, lavoriamo e apprendiamo. Massimo Chiriatti, Chief Technology Officer di Lenovo, sottolinea che l’IA è diventata un elemento centrale dell’evoluzione tecnologica, plasmando le modalità di analisi dei dati e la presa di decisioni in vari contesti. Questa riflessione si propone di esaminare le implicazioni dell’IA, analizzando il suo funzionamento, il suo potenziale nel supportare il pensiero critico e analitico, e le sfide che essa porta con sé.
Componenti fondamentali dell’IA
L’IA si basa su tre componenti essenziali, ognuna delle quali svolge un ruolo cruciale nel suo funzionamento:
- dati
I dati sono il fondamento stesso dell’intelligenza artificiale. Senza dati, l’IA non potrebbe esistere; la sua funzione principale è l’analisi dei dati per individuare correlazioni, schemi e tendenze. La proliferazione di dati generati ogni giorno, provenienti da fonti varie come social media, dispositivi IoT e transazioni online, rappresenta un’opportunità senza precedenti per l’IA. Tuttavia, la qualità e la pertinenza dei dati sono fondamentali per garantire risultati significativi.
- computer
La potenza di calcolo è un altro aspetto cruciale per l’IA. Con l’aumento della complessità dei modelli di intelligenza artificiale, come evidenziato da Chiriatti, la capacità di elaborare grandi volumi di dati in tempi brevi è diventata essenziale. Tecnologie di cloud computing e chip specializzati, come le unità di elaborazione grafica (GPU), hanno reso possibile l’analisi di dati su larga scala, consentendo agli algoritmi di apprendere e adattarsi in modo efficace.
- algoritmi
Gli algoritmi sono il cuore dell’IA, poiché traducono i dati in informazioni utili e previsioni. Attraverso tecniche di apprendimento automatico e apprendimento profondo, gli algoritmi possono identificare modelli nei dati e fare previsioni accurate. Tuttavia, la progettazione e l’implementazione di algoritmi richiedono competenze specializzate e una comprensione approfondita delle dinamiche dei dati.
L’accessibilità dell’IA e le nuove sfide
Grazie alla riduzione dei costi di raccolta ed elaborazione dei dati, l’intelligenza artificiale è diventata più accessibile e viene impiegata in un numero crescente di settori, dall’assistenza sanitaria alla finanza, dal marketing alla produzione. Tuttavia, questa democratizzazione della tecnologia porta con sé nuove sfide, in particolare riguardo al controllo e all’affidabilità dei sistemi.
Tradizionalmente, i computer seguivano un approccio deduttivo, in cui le macchine eseguivano istruzioni predefinite fornite dagli esseri umani. L’IA introduce invece un paradigma induttivo, in cui il sistema analizza enormi volumi di dati per identificare modelli senza necessità di programmazione esplicita. Questo cambiamento ha reso possibile la generazione autonoma di contenuti, come testi, immagini e video, aprendo a nuove opportunità ma sollevando interrogativi sulla qualità e sull’affidabilità delle informazioni prodotte.
La distinzione tra risultati deterministici e probabilistici
Un aspetto cruciale da considerare è la distinzione tra risultati deterministici e probabilistici. Mentre una calcolatrice fornisce risposte certe, i modelli di IA producono risultati basati su probabilità. Ciò implica che le decisioni basate su tali modelli richiedano un attento controllo umano per una corretta interpretazione delle informazioni. Questo è particolarmente rilevante in settori come la medicina, dove le conseguenze delle decisioni possono avere un impatto diretto sulla vita delle persone.
L’Importanza del pensiero critico
L’interazione tra esseri umani e IA pone interrogativi fondamentali sul pensiero critico. Poiché l’IA elabora grandi quantità di dati e produce risultati probabilistici, è essenziale che le persone sviluppino la capacità di analizzare, verificare e interpretare le informazioni fornite dai sistemi intelligenti. Il pensiero critico è un processo complesso che si articola in diverse fasi, tra cui:
- ricordo: la capacità di richiamare informazioni rilevanti.
- comprensione: l’abilità di afferrare il significato delle informazioni.
- applicazione: l’uso delle informazioni in contesti pratici.
- analisi: la capacità di suddividere le informazioni in parti significative.
- valutazione: l’abilità di giudicare la validità delle informazioni.
- creazione: l’abilità di produrre nuove idee o approcci basati sull’analisi delle informazioni.
Queste fasi non sono solo importanti per l’uso dell’IA, ma sono fondamentali per la formazione di cittadini informati e responsabili, capaci di navigare in un mondo complesso e in rapida evoluzione.
L’IA, quindi, non deve essere vista solo come uno strumento di automazione, ma come un’opportunità per affinare le competenze analitiche e decisionali. In questo contesto, è essenziale integrare l’intelligenza artificiale nei percorsi educativi e lavorativi. Fin dalle scuole primarie, è necessario sviluppare l’alfabetizzazione digitale per favorire un approccio consapevole all’uso dell’IA. Nelle scuole secondarie e nelle università, l’obiettivo deve essere quello di stimolare il pensiero critico e creativo, affinché gli studenti possano utilizzare l’IA non solo come uno strumento tecnico, ma anche come un supporto all’analisi e alla risoluzione di problemi complessi.
L’Intelligenza Artificiale e il cambiamento dell’intelligenza umana
Andrea Papini, Direttore delle Soluzioni e dei Servizi presso Rekordata, mette in evidenza come l’IA offra opportunità straordinarie per l’apprendimento e l’innovazione, ma al contempo ponga nuove sfide educative. È fondamentale adottare un approccio equilibrato, in cui la tecnologia è vista come un alleato per potenziare il pensiero critico e creativo, senza sostituire il ruolo centrale dell’intelligenza umana. Solo attraverso una formazione adeguata, che parta dall’alfabetizzazione digitale fino allo sviluppo di competenze avanzate, sarà possibile garantire che le nuove generazioni siano in grado di utilizzare l’IA in modo consapevole e costruttivo, trasformandola in un’opportunità per il futuro.
L’introduzione di strumenti basati sull’IA sta cambiando il nostro modo di risolvere problemi e di sviluppare capacità cognitive. Le tecnologie digitali, infatti, influenzano il nostro approccio all’apprendimento e alla creatività, rendendo necessario un ripensamento delle metodologie educative. In particolare, emerge la necessità di comprendere come queste innovazioni incidano sulla crescita intellettuale delle nuove generazioni e sul loro rapporto con il mondo.
Un processo di crescita intellettuale
L’intelligenza umana si sviluppa all’interno di un contesto reale ricco di stimoli. A differenza delle macchine, gli esseri umani nascono con un cervello immaturo che richiede anni di sviluppo per raggiungere la piena maturità cognitiva. Questo processo, che dura circa 25 anni, è caratterizzato da un’interazione continua con l’ambiente, l’esperienza e la cultura.
L’avvento dell’intelligenza artificiale solleva dunque interrogativi importanti: come cambia il nostro modo di apprendere e di affrontare le sfide quotidiane? Stiamo assistendo a un passaggio cruciale, da un modello in cui le macchine eseguivano compiti per noi a uno in cui collaboriamo con esse. Questo richiede un atteggiamento attivo e consapevole, per evitare un uso passivo della tecnologia, come già accaduto con l’avvento di Internet 2.0, che ha spesso limitato la capacità critica dei giovani nell’elaborazione delle informazioni.
L’integrazione dell’IA nei percorsi scolastici
L’integrazione dell’IA nei percorsi scolastici è diventata una priorità. Se in passato l’alfabetizzazione digitale poteva essere considerata un’opzione, oggi è una necessità imprescindibile. È essenziale insegnare agli studenti a interagire con le macchine in modo consapevole e critico.
Nella scuola primaria, l’approccio dovrebbe essere pratico e sperimentale. Strumenti come Arduino e la robotica educativa possono essere utilizzati per far comprendere ai bambini i principi di base del funzionamento delle macchine intelligenti. Un esempio efficace è rappresentato dalle Google Teachable Machine, che permettono di mostrare come un computer possa essere addestrato a comprendere un contesto e fornire risposte adeguate.
Nella scuola secondaria, l’obiettivo deve essere duplice:
- stimolare la creatività: l’intelligenza artificiale democratizza la creazione di contenuti digitali, offrendo agli studenti l’opportunità di produrre testi, immagini e artefatti digitali, sviluppando al contempo una maggiore consapevolezza del loro valore e delle loro implicazioni.
- favorire il pensiero critico: gli studenti devono essere in grado di analizzare e valutare le informazioni generate dall’IA, riconoscendo eventuali distorsioni, bias o limitazioni nei modelli di apprendimento automatico.
Nella scuola secondaria di secondo grado, il focus deve spostarsi verso un utilizzo più avanzato dell’IA, preparandoli al mondo accademico e lavorativo. In questa fase, è fondamentale insegnare agli studenti a utilizzare l’IA come strumento di ricerca, innovazione e supporto decisionale, ponendo particolare attenzione all’analisi critica degli algoritmi e ai possibili bias insiti nei sistemi di intelligenza artificiale.
Preparare i giovani al futuro: IA e competenze trasversali
L’uso dell’intelligenza artificiale nella formazione non deve limitarsi alla dimensione tecnica, ma deve essere accompagnato da una riflessione più ampia sul ruolo dell’uomo nel rapporto con le macchine. La cosiddetta “co-intelligenza”, come sostenuto da studiosi come Ethan Mollick, suggerisce che l’IA possa essere utilizzata per potenziare le capacità cognitive e creative degli individui, piuttosto che sostituirle.
In particolare, è fondamentale sviluppare competenze quali:
- la capacità di delegare e di dare feedback: imparare a interagire in modo efficace con i sistemi intelligenti.
- la consapevolezza dei bias algoritmici: per evitare l’accettazione acritica dei risultati generati dall’IA.
- l’integrazione della tecnologia nei diversi ambiti disciplinari: affinché l’IA diventi uno strumento trasversale al servizio della conoscenza e della ricerca.
Valentino Magliaro, Country SMBs & Education Community Manager di Canva, sottolinea come l’IA stia rivoluzionando l’educazione, offrendo strumenti potenti per la creatività, l’apprendimento e l’inclusione, ma sollevando interrogativi sulle implicazioni didattiche ed etiche del suo uso nelle scuole.
L’evoluzione dell’IA nell’educazione
L’intelligenza artificiale sta evolvendo rapidamente e, con essa, le sue applicazioni nel mondo scolastico. Valentino Magliaro, Country SMBs & Education Community Manager di Canva, afferma che l’IA sta rivoluzionando l’educazione, offrendo strumenti potenti per la creatività e l’inclusione, ma sollevando interrogativi sulle implicazioni didattiche ed etiche del suo uso nelle scuole.
- ChatGPT: Per fornire contenuti educativi personalizzati.
- DALL-E e Leonardo: Per la generazione di immagini e video.
- Surf: Per la creazione di contenuti audio.
Queste innovazioni consentono agli studenti di sperimentare con strumenti avanzati, stimolando la loro capacità di creare artefatti digitali di valore. Tuttavia, è fondamentale che l’uso dell’IA venga accompagnato da una riflessione critica sui contenuti generati, per evitare un’adozione passiva della tecnologia.
Accessibilità e regolamentazione
Un aspetto centrale del dibattito sull’IA riguarda il costo della tecnologia e il suo impatto sull’accessibilità. Come evidenziato da Magliaro, al momento, l’intelligenza artificiale utilizzata nelle scuole è ancora in una fase iniziale, ma la sua continua evoluzione porterà a un miglioramento delle funzionalità e a una maggiore integrazione con altri strumenti digitali. La sfida sarà garantire che queste innovazioni restino accessibili a tutti, evitando che il divario tecnologico crei disuguaglianze nel sistema educativo.
L’introduzione dell’IA nella scuola deve avvenire nel rispetto di principi etici e pedagogici. Canva ha adottato un filtro sui contenuti educativi, garantendo un utilizzo sicuro e responsabile delle tecnologie digitali. Questo approccio è fondamentale per proteggere gli studenti e promuovere un ambiente di apprendimento consapevole.
L’Intelligenza Artificiale e la responsabilità sociale
Il successo delle tecnologie digitali nell’istruzione dipende dalla capacità di integrare l’IA in modo efficace e critico, mettendo sempre al centro il ruolo del docente e lo sviluppo delle competenze degli studenti. La scuola deve essere il luogo in cui l’intelligenza artificiale viene esplorata non solo come strumento tecnologico, ma anche come occasione per riflettere su temi più ampi, come la creatività, l’etica e il pensiero critico.
L’Intelligenza Artificiale tra opportunità, responsabilità e narrazioni future
L’intelligenza artificiale (IA) rappresenta una sfida complessa, come afferma Stefano Quintarelli, Partner Fondo Rialto e Fondatore Impara Digitale, coinvolgendo aspetti sociali, educativi, politici e geopolitici. Il suo sviluppo e la sua diffusione dipendono da diversi attori, influenzando il modo in cui concepiamo concetti fondamentali come creatività, intelligenza e innovazione. Tuttavia, oltre agli aspetti tecnici, l’IA pone interrogativi cruciali sulla responsabilità del suo utilizzo e sulla necessità di regolamentazioni adeguate.
L’integrazione dell’IA nella scuola e il Ruolo dei Docenti
Nel contesto scolastico, l’IA è spesso oggetto di discussione, ma Quintarelli afferma che è fondamentale evitare un approccio superficiale, basato solo sulle mode del momento. L’integrazione di nuove tecnologie nella didattica non può limitarsi all’adozione di strumenti avanzati, come le lavagne interattive multimediali (LIM) o i tutor virtuali, senza una riflessione più ampia sul loro impatto educativo, come afferma Luca De Biase: “il futuro non esiste, esistono solo narrazioni sul futuro”. Quando parliamo di intelligenza artificiale, siamo inevitabilmente influenzati dalle narrazioni predominanti, che oscillano tra scenari utopici e visioni catastrofiste. È essenziale adottare una prospettiva equilibrata, che tenga conto delle reali potenzialità dell’IA senza cadere in eccessi speculativi.
Anche Marco Berardinelli, Direttore Education di Google Italia, sottolinea che l’intelligenza artificiale generativa ha il potenziale di facilitare il lavoro degli insegnanti, aiutandoli a creare materiali didattici, generare quiz e proporre contenuti personalizzati per gli studenti. Tuttavia, Berardinelli avverte che questi strumenti non devono essere utilizzati passivamente. È fondamentale sviluppare un’analisi critica per evitare errori, bias o informazioni non contestualizzate.
Il rischio di cadere nella trappola del “copia e incolla” è reale; per questo, l’IA non può essere considerata l’unico elemento di una didattica innovativa. Deve essere integrata con metodologie didattiche efficaci e contenuti strutturati.
L’Evoluzione del ruolo del docente
Berardinelli sottolinea anche che l’intelligenza artificiale non sostituisce il docente, ma trasforma il suo ruolo. L’insegnante deve passare da trasmettitore di conoscenze a mentore e tutor, guidando gli studenti nello sviluppo del pensiero critico e della capacità di analisi. Inoltre, il docente diventa un facilitatori nell’utilizzo delle nuove tecnologie, aiutando gli studenti a potenziare la loro creatività e le loro competenze.
Regolamentazioni e competitività europea
L’Europa sta cercando di definire un quadro normativo per l’intelligenza artificiale, ma si trova a confrontarsi con una realtà in cui gli Stati Uniti e la Cina hanno investito molto più rapidamente e massicciamente in questo settore. Alcuni stati americani hanno già implementato regolamentazioni specifiche sull’IA, mentre l’Unione Europea si muove con un approccio più prudente e orientato alla protezione dei diritti dei cittadini.
Startup, investimenti e il ruolo dell’Italia nel mercato dell’IA
Un altro elemento critico riguarda il sistema economico e finanziario legato all’intelligenza artificiale. In Italia, pur essendoci un elevato numero di startup innovative, il mercato dei capitali non è sufficientemente sviluppato per sostenere la crescita di queste imprese. Di conseguenza, molte aziende promettenti vengono acquisite da fondi di investimento americani o stranieri, portando all’estero innovazioni nate in Italia.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di potenziare il mercato europeo dei capitali, creando un ambiente favorevole alla crescita delle startup tecnologiche e garantendo che il valore generato dall’intelligenza artificiale rimanga all’interno del sistema economico europeo.
Un equilibrio tra tecnologia e umanità
In sintesi, l’intelligenza artificiale non è una minaccia, ma uno strumento che può rendere la scuola più inclusiva, efficiente e innovativa. Affinché questo potenziale si realizzi, è necessario:
- Utilizzarla in modo critico e consapevole, evitando scorciatoie.
- Investire nella formazione per i docenti, affinché possano integrarla nella didattica in modo efficace.
- Garantire che tutti gli studenti, anche i più vulnerabili, abbiano accesso a queste tecnologie.
Infine, come ricordato nell’intervento conclusivo, non dobbiamo temere il futuro. L’umanità ha sempre saputo adattarsi ai cambiamenti tecnologici, e anche in questo caso troveremo il modo di fare dell’IA un’opportunità, anziché un ostacolo. Solo attraverso una collaborazione sinergica tra tecnologia e umanità potremo costruire un futuro in cui l’IA supporta il pensiero critico, promuove l’innovazione e arricchisce l’esperienza educativa.
21/02/2025 ore 13:10
- 2025
- 21/02/2025
Premiazione delle scuole del progetto “imparIAmo a scuola con l’intelligenza artificiale”
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A cura di:
Alla fine della mattinata si è svolta la cerimonia di premiazione dei migliori progetti didattici sviluppati nell’ambito del progetto “imparIAmo a scuola con l’Intelligenza Artificiale”.
L’iniziativa, coordinata dal Centro Studi Impara Digitale, ha coinvolto 50 istituti italiani e 122 Consigli di Classe.
Scuole partecipanti presenti alla manifestazione e invitati a salire sul palco:
- Istituto Carlo Lorenzini di Pescia (Pistoia)
- Istituto Superiore Leonardo da Vinci di Lanusei
- ISM Tecnico “Canati” di Macerata
- Istituto Guglielmo Marconi di Siderno
- Istituto Moretti di Roseto degli Abruzzi
- Istituto Luigi Calamatta di Civitavecchia
- Istituto Vincenzo Cardarelli di Tarquinia
- Liceo Scientifico Vito Volterra di Ciampino
- Istituto ITI Marconi di Dalmine
- Liceo Classico G. D’Annunzio, Pescara
Classifica e premi:
| Posizione | Istituto | Premio |
| 3° | Luigi Calamatta (Civitavecchia) | Zaino Acer per studenti + formazione Google |
| 2° | Carlo Lorenzini (Pescia) | Zaino Acer per studenti + formazione Google |
| 1° | Enrico Mattei (Recanati) | Licenze Gemini AI + formazione Google |
Il report finale della ricerca- azione con il link a tutti i progetti presentati dalle scuole, così come i webinar tenuti dai docenti sono disponibili sia sul sito di impara Digitale sia su quello degli Stati Generali della scuola digitale.
La cerimonia è stata occasione per:
- sottolineare l’importanza della formazione docenti sull’uso etico dell’IA
- presentare best practices sull’uso didattico dell’IA in classe
- presentare strumenti innovativi per la personalizzazione dell’apprendimenti
- avviare collaborazioni future tra scuole e partner tecnologici
Premiazione a cura di:
- Dianora Bardi (Presidente Impara Digitale)
- Alessandro Barbesta (Acer Education)
- Marco Berardinelli ( Google Italia)
Tutti i progetti hanno ricevuto riconoscimento per l’approccio creativo all’integrazione tecnologica, con particolare attenzione allo sviluppo di competenze digitali critiche negli studenti
[PREMIAZIONE]
21/02/2025 ore 14:45 - 15:15
- 2025
- 21/02/2025
TALK – Fake news e generazione Onlife
Con:
A cura di:
Nel contesto sempre più complesso dell’informazione nell’era digitale, il fenomeno delle fake news e il ruolo dell’Intelligenza Artificiale (IA) sono diventati temi centrali di dibattito. Durante l’evento “Stati Generali della Scuola Digitale”, Elvis Tusha e Pietro Parodi hanno affrontato questi argomenti con un approccio analitico e pratico.
L’intervento si è aperto con la proiezione di un video interamente generato dall’Intelligenza Artificiale, a cura di Elvis Tusha, che ha evidenziato sin da subito sia il potenziale dell’IA nella creazione di contenuti, sia gli interrogativi sui rischi connessi alla disinformazione, alla manipolazione e alla diffusione di deep fake sempre più realistici.
Il video è stato il pretesto per avviare il dibattito proprio su come le fake news siano un fenomeno in crescita esponenziale, che coinvolge istituzioni, personalità pubbliche e cittadini comuni.
Un esempio di quelli più emblematici che è stato affrontato riguarda la manipolazione di un’immagine relativa a una sparatoria che ha coinvolto Donald Trump, in cui i volti delle guardie del corpo apparivano sorridenti, alterando la percezione dell’evento. Inoltre, si è discusso della strategia comunicativa del team di Trump, che ha utilizzato immagini generate dall’IA per influenzare il proprio elettorato.
Perché le fake news si diffondono così velocemente?
Elvis Tusha ha approfondito le ragioni della rapida diffusione delle fake news, attribuendole principalmente all’ecosistema dei social media. Sebbene la disinformazione esista da decenni, l’IA ha reso il processo di creazione e diffusione più veloce e sofisticato. I social media, invece di premiare la veridicità delle informazioni, incentivano contenuti che generano maggiore coinvolgimento emotivo.
Un fattore chiave è il confirmation bias, ovvero la tendenza degli utenti a consumare contenuti che confermano le proprie convinzioni, alimentando bolle informative – situazioni in cui la verità viene spesso sacrificata a favore della viralità. Ricerche condotte da “Business Insider” e “Microsoft” hanno dimostrato che, nel 2016, le fake news hanno ottenuto più visibilità rispetto alle notizie reali e che il 64% degli utenti condivide articoli senza leggerli interamente, facilitando la diffusione di contenuti falsi. A tutto ciò si aggiunge il fenomeno dell’infodemia, ovvero l’eccesso di informazioni a cui siamo esposti quotidianamente, rendendo sempre più difficile discernere il vero dal falso.
Tusha sottolinea che l’unico modo per comprendere l’IA sia sperimentarla direttamente. L’Intelligenza Artificiale è accessibile a tutti, poiché non richiede competenze tecniche avanzate ma basta interagire con essa attraverso il linguaggio testuale. Tuttavia, emerge un problema rilevante: anche quando un contenuto è chiaramente etichettato come falso, molti utenti continuano a credervi, dimostrando la difficoltà di contrastare la disinformazione.
Un caso significativo è stato quello dell’immagine del Papa con il Moncler, creata artificialmente e rapidamente diventata virale. Nonostante l’evidente manipolazione, molti utenti hanno creduto alla sua autenticità, dimostrando la difficoltà di contrastare la disinformazione anche quando questa è etichettata come falsa.
Come possiamo difenderci dalle fake news?
Per arginare il fenomeno delle fake news, Elvis Tusha ha suggerito tre strategie fondamentali:
- Pensiero critico – Sviluppare la capacità di analizzare le informazioni in modo autonomo e consapevole.
- Affidabilità delle fonti – Verificare sempre la provenienza di una notizia prima di condividerla.
- Educazione ai media – Fornire strumenti per riconoscere contenuti manipolati, specialmente nell’ambito dei deepfake.
Tuttavia, individuare deepfake nei video resta una sfida, poiché non esistono strumenti infallibili per rilevarli.
La disconnessione tra identità digitale e reale
Un altro tema centrale dell’incontro è stato il crescente divario tra identità digitale e reale, in particolare tra i giovani della Generazione Z. Pietro Parodi ha presentato una ricerca condotta da Doxa e commissionata da Lenovo, evidenziando come siano sempre di più i giovani che trovano nel mondo online uno spazio sicuro per esprimersi, e la disconnessione tra identità digitale e quella espressa nella vita reale contribuisce ad alimentare stati di ansia e solitudine.
Per affrontare questa tematica, è stato realizzato un esperimento sociale innovativo in cui l’IA è stata utilizzata per facilitare la comunicazione tra generazioni. Avatar digitali iper-realistici, istruiti con i dati presenti sui canali sociale dei giovani protagonisti, sono riusciti ad avere conversazioni profonde con i loro cari, condividendot pensieri intimi a affrontando temi delicati, che avrebbero avuto difficoltà a discutere nella vita reale. Questo esperimento, promosso da Lenovo, ha evidenziato che molte cose che i ragazzi riescono a dire nel mondo digitale restano invece inespresse nella vita reale. L’uso consapevole dell’Intelligenza Artificiale potrebbe dunque aiutare gli esperti all’ascolto nel supportare i giovani che affrontano queste sfide.
Questo progetto, promosso da Lenovo, ha dimostrato che l’IA non è solo un rischio per la disinformazione, ma può anche potenziare i servizi di ascolto sempre più ricercati dalle nuove generazioni.
Il ruolo della scuola e della formazione
Alla luce di questi dati, emerge la necessità di un intervento educativo. Pietro Parodi ed Elvis Tusha concordano sul fatto che la scuola ha un ruolo chiave, sviluppando competenze digitali per rendere i giovani più consapevoli nell’uso dell’IA e dei Social media.
Secondo Pietro Parodi, l’IA necessità di quattro elementi fondamentali:
- Dati – Che hanno la funzione di fondamenta per tutto ciò che l’AI può fare
- Algoritmi – fondamentali per il funzionamento, sono le istruzioni che diamo alla macchina
- Potenza computazionale – Fornita dalle aziende tecnologiche, ma inefficace senza una corretta alfabetizzazione digitale.
- Competenze – La capacità di comprendere e utilizzare l’IA in modo etico e consapevole.
Mentre la potenza di calcolo è garantita dalle aziende tecnologiche e i dati sono abbondanti, le competenze rappresentano l’anello debole della catena.
Per rispondere a questa sfida, la scuola deve continuare:
- Sviluppare il pensiero critico, per aiutare gli studenti a riconoscere e contrastare le fake news.
- Fornire strumenti pratici per comprendere il funzionamento e i limiti dell’IA.
- Stimolare il dibattito sull’identità digitale, per favorire una maggiore consapevolezza nell’interazione tra mondo online e offline.
Verso un ecosistema digitale più consapevole
L’intervento di Pietro Parodi ha ribadito come il tema della consapevolezza sia il filo conduttore di questa riflessione. Il digitale ha cambiato il nostro modo di comunicare e la sfida è quella di utilizzarli in modo cosciente, senza subire le nuove tecnologie, massimizzando le loro potenzialità per il bene sociale. Il futuro dipende dalla capacità di sviluppare competenze digitali, che permettano di sfruttare le potenzialità della tecnologia senza cadere nelle insidie della disinformazione e dell’isolamento sociale.
21/02/2025 ore 15:15 - 15:40
- 2025
- 21/02/2025
Scuola e Digitalizzazione: la prospettiva di Giannelli e Montesarchio sul PNRR
A cura di:
L’istruzione rappresenta il pilastro fondamentale per la crescita e lo sviluppo di una nazione. Una scuola efficace e moderna non solo favorisce l’apprendimento, ma contribuisce a formare cittadini consapevoli, professionisti competenti e individui in grado di affrontare le sfide del futuro. In questo contesto, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) assume un ruolo cruciale, poiché rappresenta un’opportunità senza precedenti per rinnovare il sistema educativo italiano e ridurre i divari sociali e territoriali.
Una delle domande principali a cui si deve rispondere è: cosa può fare la scuola per affrontare le nuove sfide educative e tecnologiche?
Viviamo in un’epoca in cui le trasformazioni digitali avanzano rapidamente e il divario tra i paesi più innovativi e quelli meno sviluppati in termini di competenze digitali si sta ampliando.
L’Italia, storicamente caratterizzata da un sistema educativo rigido e non sempre allineato con le esigenze del mercato del lavoro, deve cogliere questa occasione per innovare, modernizzare e rendere più inclusivo il proprio sistema scolastico.
Con oltre 19 miliardi di euro stanziati per l’istruzione e un primo stanziamento di 3 miliardi già erogati, il PNRR si configura come l’investimento più grande mai destinato alla scuola italiana. Tuttavia, affinché questa riforma abbia successo, è essenziale non solo un’efficace distribuzione delle risorse, ma anche una strategia ben strutturata per garantire risultati duraturi.
Il PNRR, per noi italiani, rappresenta una strategia di riforma e investimento, ma a livello europeo si inserisce nel più ampio programma Next Generation EU, che mira a costruire un futuro più solido per le nuove generazioni. Tuttavia, una riflessione fondamentale è necessaria: sarà sufficiente un finanziamento straordinario per rivoluzionare il sistema educativo, o sarà necessario un impegno costante e strutturale anche dopo il 2026?
Il Piano di digitalizzazione della scuola
Simona Montesarchio interviene mettendo in evidenza uno degli aspetti più rilevanti del PNRR : il piano di digitalizzazione della scuola, una sfida epocale che mira a trasformare le istituzioni scolastiche in ambienti di apprendimento moderni, dinamici e tecnologicamente avanzati.
Con un investimento iniziale di 17,5 miliardi di euro, ampliato a 20 miliardi grazie a cofinanziamenti nazionali e fondi per opere indifferibili, il PNRR rappresenta un impegno senza precedenti per la scuola italiana. Tuttavia, la disponibilità di risorse non è sufficiente se non accompagnata da un’efficace programmazione e da un’adeguata formazione del personale scolastico.
Il PNRR si articola in 12 investimenti e 6 riforme, mirati a:
- Potenziamento delle infrastrutture scolastiche;
- Miglioramento della formazione per i docenti;
- Sviluppo di competenze digitali e innovative per gli studenti.
L’obiettivo principale di questi interventi è garantire una scuola più inclusiva, tecnologicamente avanzata e capace di rispondere alle nuove esigenze del mondo del lavoro. L’Italia si trova ancora in una fase di transizione tra un modello educativo tradizionale e un approccio più innovativo e interattivo. Tuttavia, il futuro della scuola non può prescindere dall’adozione delle tecnologie digitali e dall’aggiornamento delle metodologie didattiche.
Obiettivi della digitalizzazione
L’introduzione delle tecnologie digitali nel sistema scolastico non si limita all’acquisto di strumenti tecnologici, ma implica un profondo ripensamento del modello educativo, che deve basarsi su metodologie interattive e su un approccio multidisciplinare. Gli interventi principali previsti dal PNRR includono:
- 2,1 miliardi di euro per la trasformazione delle aule e laboratori, per renderli ambienti innovativi di apprendimento;
- 800 milioni di euro destinati alla formazione del personale scolastico, affinché i docenti possano acquisire le competenze necessarie per utilizzare in modo efficace le nuove tecnologie nella didattica;
- 1,5 miliardi di euro per contrastare la dispersione scolastica e ridurre i divari territoriali, fornendo agli studenti una formazione adeguata sia in ambito digitale che nelle discipline tradizionali.
L’alfabetizzazione digitale è diventata una competenza fondamentale per affrontare il mondo del lavoro e per partecipare attivamente alla società contemporanea. Tuttavia, affinché questo processo abbia successo, è necessario superare le resistenze culturali e favorire un cambiamento profondo nel modo in cui la scuola viene percepita e vissuta.
Un’attenzione particolare è stata riservata agli ITS (Istituti Tecnici Superiori), con la riforma del modello 4+2, che mira a rendere il sistema scolastico più flessibile e maggiormente in linea con le esigenze delle imprese e del mondo del lavoro.
Tuttavia, la vera sfida sarà garantire che il PNRR non sia un intervento temporaneo, ma un punto di partenza per una riforma strutturale del sistema scolastico italiano. Il rischio di una gestione frammentata delle risorse e di una mancata continuità nei progetti avviati deve essere affrontato con politiche di lungo termine.
E la scuola?
La reazione delle scuole, afferma Antonello Giannelli, di fronte a questa opportunità è stata complessa: mentre alcune istituzioni hanno accolto con entusiasmo i nuovi investimenti, altre hanno incontrato difficoltà nel gestire la mole di risorse e innovazioni proposte. Questo dimostra che un’iniezione di fondi, per quanto cospicua, non è sufficiente se non accompagnata da un sistema organizzativo e gestionale efficace.
Uno dei problemi più urgenti riguarda la dispersione scolastica: per mantenere gli studenti a scuola è necessario creare un ambiente stimolante, inclusivo e capace di rispondere alle loro esigenze. La scuola deve evolversi e adattarsi ai cambiamenti, altrimenti il rischio di abbandono scolastico resterà elevato.
Una delle questioni più delicate riguarda la formazione del personale scolastico. Sebbene il PNRR abbia stanziato fondi significativi per l’aggiornamento dei docenti, le limitazioni contrattuali e la mancanza di incentivi adeguati rischiano di vanificare questi sforzi.
L’evoluzione tecnologica è rapidissima e richiede una formazione continua. L’introduzione di strumenti digitali nelle aule deve essere accompagnata da un cambiamento culturale che ponga la formazione continua al centro della professione docente.
Il PNRR rappresenta sicuramente un’opportunità unica e irripetibile per trasformare il sistema scolastico italiano. Tuttavia, perché questa trasformazione sia efficace e duratura, non si può prescindere da una riforma strutturale che vada oltre il 2026.
Investire nell’istruzione significa investire nel futuro di un Paese. Ma per farlo nel modo giusto, è necessario superare le barriere burocratiche, incentivare la formazione dei docenti e garantire un approccio sistematico e coordinato agli investimenti.
Solo attraverso una visione di lungo periodo sarà possibile costruire una scuola moderna, inclusiva e in grado di preparare le nuove generazioni alle sfide del futuro.
21/02/2025 ore 16:20 - 17:30
- 2025
- 21/02/2025
PANEL 7 – PNRR Missione 4 un’opportunità per disegnare il futuro
A cura di:
Negli ultimi anni, la scuola italiana è stata al centro di un processo di trasformazione senza precedenti, accelerato dall’avvento delle tecnologie digitali e dalla necessità di modernizzare ambienti di apprendimento e metodologie didattiche. In questo scenario, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha rappresentato un’opportunità fondamentale per colmare il divario digitale tra gli istituti scolastici, fornire nuove dotazioni tecnologiche e garantire una formazione più adeguata per docenti e studenti.
Tuttavia, l’attuazione concreta di questo piano si è rivelata estremamente complessa, sollevando una serie di problematiche di natura organizzativa, amministrativa e didattica. Da un lato, la scuola si è trovata a dover gestire fondi e risorse in tempi molto ristretti, con una mole di lavoro burocratico senza precedenti; dall’altro, il personale scolastico ha dovuto affrontare una sfida metodologica: comprendere come integrare la tecnologia nella didattica senza trasformarla in un semplice strumento accessorio.
Nel corso del dibattito, sono stati affrontati tre grandi macro-temi:
- L’impatto del PNRR sulla scuola, tra riforme avviate e difficoltà operative.
- Il ruolo delle aziende nella trasformazione digitale della scuola, tra supporto tecnologico e formazione del personale.
- Le problematiche burocratiche e amministrative, con particolare riferimento alla gestione dei fondi e alla rendicontazione.
Questi tre aspetti sono strettamente interconnessi e costituiscono i pilastri su cui si gioca il futuro dell’innovazione scolastica in Italia.
L’impatto del pnrr sulla scuola: tra innovazione e difficoltà operative
Secondo Licia Bevilacqua sebbene tutte le riforme siano state avviate, il loro reale impatto potrà essere valutato solo nel lungo termine. Questo perché i cambiamenti richiesti non sono immediatamente visibili; coinvolgono processi complessi di trasformazione che necessitano di tempo per essere assimilati e consolidati.
La transizione ha imposto alle scuole un cambiamento di paradigma, da istituzioni tradizionali a centri di innovazione educativa, richiedendo lo sviluppo di nuove competenze e un adattamento continuo a un contesto tecnologico in rapido mutamento.
Questa transizione ha messo in luce disparità tra le scuole, con alcune più pronte ad accogliere il cambiamento e altre che faticano ad integrare le nuove tecnologie e metodologie didattiche. Un intervento significativo del PNRR ha riguardato la riforma dell’orientamento scolastico, con l’obiettivo di fornire agli studenti strumenti più efficaci per scegliere il proprio percorso formativo e professionale.
Due novità chiave sono state l’introduzione della figura del tutor dell’orientamento e la creazione della piattaforma UNICA, un ambiente digitale che connette scuole, famiglie e studenti, fornendo informazioni dettagliate sui percorsi formativi disponibili.
Questa riforma ha avuto un impatto notevole sull’organizzazione scolastica, spingendo le scuole a rivedere il proprio assetto formativo e metodologico. Non si è trattato solo di un cambiamento amministrativo, ma di una trasformazione culturale profonda, che ha richiesto formazione specifica per docenti e tutor e un ripensamento delle strategie educative. Tuttavia, l’implementazione della riforma ha presentato diverse difficoltà. Le scuole sono state costrette a riorganizzarsi in tempi molto ristretti e non tutte hanno il personale formato per svolgere il ruolo di tutor dell’orientamento. La piattaforma digitale, sebbene utile, ha necessitato di un periodo di adattamento significativo.
Dimensionamento scolastico
Un altro cambiamento importante introdotto dal PNRR è stato il dimensionamento scolastico, che ha portato alla creazione di mega-istituti con 20-30 sedi distribuite sul territorio. Questo fenomeno ha aumentato la complessità organizzativa, rendendo più difficile il coordinamento tra le diverse sedi e mantenere un’identità scolastica unitaria. Bevilacqua ha evidenziato come i dirigenti scolastici e il personale amministrativo abbiano dovuto gestire un carico di lavoro notevolmente aumentato, affrontando sfide nel coordinamento delle attività tra sedi distanti e nella gestione delle risorse umane e finanziarie su scala più ampia, spesso senza un adeguato aumento del personale di supporto. Ciò ha complicato ulteriormente la garanzia della qualità dell’insegnamento in istituti con un elevato numero di studenti e docenti.
Reclutamento dei docenti
Un aspetto cruciale del PNRR ha riguardato anche il reclutamento dei docenti, affrontato attraverso nuove procedure concorsuali e percorsi formativi specifici. Tuttavia, il processo di selezione è ancora in corso e presenta diverse criticità. Il numero di nuovi docenti non è sufficiente a coprire le esigenze delle scuole, specialmente nelle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). I concorsi pubblici hanno subito ritardi, causando vuoti nell’organico e difficoltà nella programmazione didattica. Inoltre, non tutti i docenti hanno ricevuto una formazione adeguata sull’uso delle nuove tecnologie, creando un divario tra l’innovazione introdotta e la capacità di utilizzarla efficacemente.
Uno degli obiettivi primari del PNRR è stato quello di ridurre il divario territoriale tra le scuole del Nord e del Sud Italia, garantendo a tutti gli studenti pari opportunità di apprendimento. A tal fine, sono stati stanziati fondi per il potenziamento delle competenze di base, con particolare attenzione a lingua italiana, matematica, pensiero logico e competenze digitali.
Corsi di recupero e sfide
Le risorse sono state impiegate per attivare corsi di recupero e potenziamento, con particolare attenzione agli studenti in difficoltà. Sono stati progettati percorsi personalizzati, attività di mentoring e coaching, e l’uso della tecnologia per supportare l’apprendimento. Tuttavia, secondo Bevilacqua, questa operazione ha richiesto una riorganizzazione didattica complessa, con problemi legati alla disponibilità di docenti qualificati e alla gestione dei tempi scolastici. Inoltre, la mancanza di coordinamento con il sistema dei trasporti ha reso difficile la partecipazione per gli studenti che vivono in aree periferiche, ostacolando ulteriormente l’accesso ai percorsi formativi.
Il ruolo delle aziende nella digitalizzazione della scuola: supporto, criticità e opportunità
L’innovazione digitale nelle scuole non si limita alla semplice introduzione di dispositivi tecnologici, ma richiede una trasformazione profonda del modo in cui gli strumenti digitali vengono integrati nella didattica.
Questo processo non può essere portato avanti esclusivamente dalle istituzioni scolastiche: il contributo delle aziende del settore tecnologico è fondamentale per fornire non solo le attrezzature, ma anche il supporto necessario affinché la tecnologia venga utilizzata in modo efficace.
Tuttavia, il rapporto tra scuole e aziende è stato spesso caratterizzato da criticità, dovute sia alle difficoltà burocratiche nella gestione delle forniture, sia alla mancanza di competenze specifiche da parte degli istituti scolastici nel selezionare le soluzioni più adeguate alle proprie esigenze.
La formazione dei docenti come fattore chiave per il successo della digitalizzazione
Uno degli aspetti più critici emersi riguarda la preparazione del personale docente all’utilizzo della tecnologia. Come evidenziato da Alessandro Barbesta, negli ultimi anni le scuole italiane hanno ricevuto un numero senza precedenti di dotazioni tecnologiche, tra cui:
- Computer portatili e tablet per studenti e docenti,
- LIM (Lavagne Interattive Multimediali) e schermi interattivi,
- Piattaforme digitali per l’apprendimento e software per la gestione delle attività didattiche.
Tuttavia, la semplice presenza di questi strumenti non è sufficiente a garantire un reale miglioramento della didattica. Il vero fattore determinante è la capacità dei docenti di utilizzarli in modo efficace e creativo.
Molti insegnanti, pur essendo motivati a innovare il proprio metodo di insegnamento, si sono trovati in difficoltà di fronte a strumenti digitali avanzati senza un’adeguata preparazione. Barbesta ha sottolineato come ACER abbia avviato un programma di formazione gratuita per i docenti, in collaborazione con Intel (Skills for Innovation), per fornire strumenti pratici su come integrare la tecnologia nelle lezioni quotidiane.
La formazione non deve limitarsi all’aspetto tecnico, ovvero al semplice utilizzo dei dispositivi, ma deve concentrarsi sull’applicazione pedagogica della tecnologia, affinché possa realmente trasformare il processo di apprendimento e non essere un semplice sostituto della didattica tradizionale.
Un altro punto critico sollevato da Fabrizio Colombo (SMART Technologies) riguarda il divario nelle competenze digitali tra le diverse scuole. Se alcune istituzioni scolastiche, soprattutto quelle con docenti già formati, hanno saputo sfruttare pienamente le opportunità offerte dal PNRR, altre hanno incontrato grandi difficoltà nell’implementazione delle nuove tecnologie, proprio a causa della mancanza di un’adeguata preparazione.
Senza un percorso formativo ben strutturato, il rischio è che la tecnologia venga percepita come un ostacolo anziché come una risorsa, portando alcuni docenti a rifiutare il cambiamento e a limitarsi a utilizzare i nuovi strumenti in modo marginale.
Le difficoltà delle scuole nella scelta delle tecnologie più adeguate
Un altro aspetto centrale della discussione è stato il problema della scelta delle tecnologie da acquistare. Il PNRR ha dato alle scuole un’ampia autonomia nella gestione dei fondi, permettendo loro di selezionare le soluzioni tecnologiche più adatte alle proprie necessità.
Tuttavia, molti istituti scolastici non avevano le competenze tecniche per valutare le differenze tra i vari prodotti disponibili sul mercato. Questo ha portato a situazioni problematiche, in cui:
- alcune scuole hanno acquistato dispositivi non adeguati alla didattica, scegliendo prodotti troppo avanzati o troppo limitati per le reali esigenze delle classi.
- i processi di selezione si sono rivelati lenti e complessi, rallentando l’adozione delle nuove tecnologie.
- le scuole si sono trovate a gestire questioni legali e normative (come il rispetto delle norme sulla protezione dei dati e sulla sostenibilità ambientale), senza avere un adeguato supporto.
Secondo Fabrizio Colombo (SMART Technologies), questo problema è stato aggravato dalla necessità di rispettare dei criteri essenziali per la compatibilità ambientale e la sicurezza informatica, che hanno pero’ aggiunto ulteriore difficoltà per le scuole data la complessità degli argomenti.
Molte scuole hanno dovuto affrontare questioni come:
- il rispetto del GDPR e della privacy, dato che molti dispositivi digitali raccolgono dati di studenti e insegnanti.
- la sicurezza informatica, per proteggere le infrastrutture scolastiche da possibili attacchi.
- la compatibilità con le normative ambientali (DNSH), che ha reso necessario valutare l’impatto ecologico delle attrezzature acquistate.
Per ovviare a queste difficoltà, molte aziende hanno offerto consulenze specifiche alle scuole, aiutandole a navigare tra le diverse opzioni disponibili. Tuttavia, secondo Colombo, sarebbe stato utile prevedere linee guida ministeriali più chiare, per evitare che le scuole dovessero affrontare queste scelte senza un adeguato supporto, aprendo la porta a tutta una serie di operatori di mercato improvvisati.
Il rischio che la tecnologia rimanga inutilizzata
Un punto particolarmente discusso è stato il rischio che, nonostante i massicci investimenti del PNRR, molte delle tecnologie acquistate rimangano inutilizzate o sottoutilizzate.
Gionata Noiosi ha sottolineato che, in alcune scuole, i dispositivi digitali sono stati installati senza che ci fosse un vero piano di utilizzo, con il risultato che molte attrezzature sono rimaste ferme nei magazzini o utilizzate solo in minima parte.
Secondo Sergio Venturino, il problema non riguarda solo la formazione, ma anche il modo in cui la tecnologia viene concepita nella didattica. Se la digitalizzazione non viene accompagnata da una trasformazione metodologica, si rischia di riprodurre le stesse dinamiche della didattica tradizionale, semplicemente sostituendo la carta con lo schermo.
Per evitare questo scenario, è necessario che le scuole:
- strutturino piani didattici chiari e coerenti con le nuove tecnologie, evitando acquisti indiscriminati di strumenti che poi non trovano un utilizzo effettivo.
- coinvolgano attivamente i docenti nella scelta delle attrezzature, per garantire che la tecnologia sia funzionale alle esigenze delle classi.
- creino reti di collaborazione tra scuole, per condividere esperienze e best practices sull’uso delle tecnologie digitali.
La burocrazia come ostacolo all’innovazione: ritardi, complessità e impatto sulle scuole
Uno degli aspetti più critici del dibattito sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) riguarda l’impatto della burocrazia e le difficoltà amministrative che le scuole hanno riscontrato nella gestione e rendicontazione dei finanziamenti. Nonostante il piano abbia fornito fondi senza precedenti per la digitalizzazione del sistema scolastico, le modalità di accesso e gestione di queste risorse si sono rivelate complicate e laboriose, causando ritardi e incertezze per dirigenti, personale amministrativo e fornitori.
Gionata Noiosi ha messo in evidenza che molte scuole non hanno ancora ricevuto il secondo acconto dei fondi, creando seri problemi di liquidità per gli istituti e le aziende fornitrici di tecnologie e servizi. Ha descritto dirigenti scolastici e direttori amministrativi in difficoltà, con fatture in attesa di pagamento da oltre un anno e difficoltà nel saldare i crediti con i fornitori.
Sergio Venturino ha aggiunto che molte piccole aziende, che hanno investito per fornire attrezzature e servizi, si trovano in difficoltà economiche a causa dei ritardi nei pagamenti. Queste aziende, che hanno anticipato spese per dotare le scuole di dispositivi digitali e formazione, rischiano ora di non recuperare i loro investimenti, minacciando la loro sostenibilità.
Un elemento chiave dietro a questi ritardi è stato il funzionamento della piattaforma ministeriale di rendicontazione, soggetta a continue modifiche. Queste variazioni hanno reso difficile per le scuole adeguarsi alle nuove richieste burocratiche, creando confusione e rallentando i processi di approvazione delle spese. Inoltre, molte comunicazioni sono arrivate in ritardo, lasciando dirigenti e personale amministrativo incerti su come procedere.
Secondo Sergio Venturino, l’obbligo di rendicontare ogni 10% del progetto completato ha aumentato notevolmente il numero di pratiche amministrative, richiedendo documentazione dettagliata più volte per lo stesso progetto. Questo approccio ha imposto controlli burocratici ripetuti, rallentando il flusso dei finanziamenti e aumentando il carico di lavoro delle già sotto organico segreterie scolastiche. Anche Licia Bevilacqua ha segnalato come il personale amministrativo sia stato sopraffatto dalla burocrazia del PNRR, con richieste di documentazione continua e un carico di controlli senza precedenti. Le segreterie, senza personale aggiuntivo per gestire l’enorme mole di lavoro derivante dalla rendicontazione, si sono trovate in situazioni di emergenza, costringendo dirigenti e docenti a dedicarsi a pratiche burocratiche a scapito della didattica e dell’innovazione.
Rischio per il futuro: demotivazione delle scuole
Un aspetto preoccupante emerso dal dibattito è il rischio che, a causa della complessità burocratica, le scuole possano essere scoraggiate dal partecipare a futuri investimenti e bandi di finanziamento. Gionata Noiosi ha espresso preoccupazione per il fatto che molti dirigenti scolastici siano riluttanti a impegnarsi in nuovi progetti di innovazione, per non essere nuovamente travolti dalla burocrazia e dai ritardi nei pagamenti. Questo potrebbe costituire un freno allo sviluppo della scuola digitale, impedendo l’accesso a nuove risorse e progetti formativi.
Pierangelo Soldavini ha concluso affermando che la scuola italiana non può reggersi solo sulla passione e sulla buona volontà di docenti e personale amministrativo. È necessaria una gestione più chiara, efficiente e meno burocratica, affinché la digitalizzazione possa realmente trasformare l’istruzione in Italia, anziché costituire un ostacolo alla crescita del sistema scolastico.
22/02/2025 ore 9:00 - 10:00
- 2025
- 22/02/2025
PANEL 8 – Un dialogo su menti e macchine tra neurologia e ingegneria
A cura di:
L’intelligenza artificiale (IA) è una delle rivoluzioni tecnologiche più rilevanti della nostra epoca. Se da un lato offre possibilità senza precedenti nell’ambito dell’automazione e dell’analisi dei dati, dall’altro solleva interrogativi profondi sulla natura dell’intelligenza, dell’autorialità e della responsabilità umana. Questo report raccoglie e approfondisce le riflessioni di Cosimo Accoto, Luca Perri, Gianvito Martino che hanno analizzato l’IA attraverso un approccio interdisciplinare che spazia dalla filosofia alla scienza, fino all’educazione.
L’ultima parola: linguaggio, testualità e autorialità
L’IA, afferma Cosimo Accoto, è una “planetaria provocazione di senso” che interroga radicalmente ed esistenzialmente l’umano sulle sue (presunte) prerogative: il linguaggio, la visione, l’azione.
Cosimo Accoto introduce la provocazione dell’”ultima parola”, ispirandosi a Gabriele D’Annunzio e al suo verso: “…non odo parole che dici umane”. L’IA produce testi secondo modelli probabilistici di predizione delle parole che simulano le proprietà formali della lingua ma senza avere relazione alcuna con la comprensione e conoscenza della realtà. Ma non è semplicemente un predittore di testo (macchina calcolatrice delle parole). Interroga l’umano sul senso stesso della parola scritta e del linguaggio umano. E con essa anche altri concetti come l’autorialità. Per lungo tempo prerogativa esclusiva dell’essere umano, è oggi messa in discussione da modelli linguistici avanzati che possono generare contenuti testuali indistinguibili da quelli prodotti da una persona.
Se la parola scritta non è più dominio esclusivo dell’uomo, dobbiamo ridefinire il concetto di autore? L’IA genera testi sulla base di probabilità statistiche, senza intenzionalità o esperienza diretta. Questo fenomeno solleva questioni anche sulla creatività: la scrittura è un atto esclusivamente umano o può essere delegato anche alle macchine? Se i testi prodotti dall’IA sono indistinguibili da quelli umani, il valore della scrittura risiede solo nell’intenzionalità dell’autore o anche nella ricezione del lettore?
L’autorialità non è, dunque, l’unico aspetto in discussione: le nuove tecnologie riformulano anche la nozione di comunicazione, obbligandoci a riconsiderare il modo in cui ci relazioniamo con il linguaggio. Possiamo fidarci di un testo generato da una macchina? Chi è responsabile di un’opera creata con l’IA? Sono domande che mettono in discussione il nostro rapporto con l’intelligenza artificiale e la sua integrazione nella produzione culturale.
L’Occhio assente: il paradosso delle immagini artificiali
Le immagini prodotte dall’IA hanno radicalmente trasformato il concetto di originalità visiva e della sua manipolazione. Un esempio emblematico è la famosa fotografia generata da un’intelligenza artificiale generativa grafica che ritraeva Papa Francesco con un piumino bianco di lusso. Questo episodio (deep fake) ha dimostrato che l’IA può creare rappresentazioni talmente realistiche da ingannare anche gli osservatori più attenti. Sembra una fotografia, ma non lo è.
Accoto introduce il concetto di “occhio assente” per descrivere il problema della nuova visualità delle immagini nell’era dell’IA. Se un’immagine può essere generata senza che ci sia stato un evento reale a cui essa faccia riferimento, allora la nostra capacità di discernere il vero dal falso viene messa a dura prova. In passato, la fotografia era considerata comunemente un riflesso fedele della realtà; oggi, con l’IA, assistiamo alla nascita di “copie senza originali”, fenomeno che richiama il concetto filosofico di simulacro elaborato da Jean Baudrillard. L’occhio non è più presente in molti casi (fotografia fatta da macchine per macchine) o incapace di discernere (fotografia indistinguibile da una sintografia). Per questo il verso scelto è quello di Neruda: “più non si incanteranno i miei occhi”.
Le implicazioni di questo fenomeno sono vaste: il nostro rapporto con la verità visiva si sta modificando in modo irreversibile. Le immagini non sono più prova incontrovertibile di un evento e la manipolazione digitale raggiunge livelli di sofisticazione impensabili fino a pochi anni fa. Come per il linguaggio, anche le immagini perdono la storica necessità della referenza con il mondo fisico. Questo solleva questioni di natura etica e sociale, in particolare per quanto riguarda la disinformazione e il rischio di manipolazione dell’opinione pubblica, la sicurezza informatica e le guerre.
L’atto osceno: gesti, corpi e intenzionalità nelle macchine
Un’ultima provocazione riguarda il movimento e l’azione. Le macchine non solo parlano e vedono, ma anche agiscono sempre più dentro le nostre vite producendo eventi e prendendo decisioni. Tuttavia, i loro gesti non sono per noi immediatamente riconoscibili come mossi da intenzioni o emozioni come accade per gli esseri umani. Accoto definisce questo fenomeno “atto osceno” in quanto sono azioni che disturbano il comune senso dell’umano. In questo caso prendendo ispirazione da un verso poetico di T.S. Eliot: “tra il gesto e l’atto cade l’ombra”.
Le macchine possono riprodurre il comportamento umano, ma spesso riescono anche a fare movimenti e gesti impossibili all’umano. E per noi difficilmente comprensibili. Robot e automi compiono movimenti che, seppur perfetti dal punto di vista meccanico, risultano alienanti per noi in quanto non ne capiamo immediatamente l’intenzionalità. Il nostro rapporto con questi corpi artificiali diventa quindi un nuovo campo di indagine filosofica ed etica: fino a che punto possiamo accettare macchine che dissimulano il comportamento umano? Possiamo attribuire intenzionalità ai loro gesti e come fare? La loro crescente autonomia in che misura pregiudica, limita, vincola o interrompe la nostra? L’IA solleva questioni su ciò che rende un’azione “umana” e su come interagire con entità che simulano comportamenti o che li dissimulano. Non si tratta solo di problemi. Queste sono provocazioni e di fronte a queste provocazioni, non basteranno educazione digitale, guida etica, regolazione giuridica, direzione politica. Dovremo fare innovazione culturale (umano-centrica o planeto-centrica?), cioè produrre nuovi significati e saperi per un mondo che si sta trasformando radicalmente ed esistenzialmente.
L’IA come sistema complesso
Luca Perri focalizza il suo intervento su come l’intelligenza artificiale non sia un sistema prevedibile: essa è caratterizzata da un’evoluzione continua e non lineare. Diversamente dai sistemi complicati, che sono scomponibili in parti più semplici, i sistemi complessi – come l’IA – presentano interazioni dinamiche che rendono impossibile prevederne il comportamento con certezza. Un esempio è MidJourney, che in breve tempo ha migliorato la rappresentazione delle mani grazie ai feedback degli utenti, dimostrando che l’IA apprende e si adatta sulla base delle interazioni umane.
Questo ci porta a una questione cruciale: possiamo controllare l’evoluzione di sistemi complessi come l’IA? Quali sono i rischi e le opportunità di questa imprevedibilità? L’IA introduce una nuova forma di agency che non è né completamente autonoma né interamente determinata, ma emerge dall’interazione tra dati, utenti e algoritmi.
Un altro problema fondamentale riguarda i bias cognitivi presenti nei modelli di IA. Poiché questi sistemi apprendono da dati umani, inevitabilmente ereditano i pregiudizi e le discriminazioni esistenti nella società. L’impiego dell’IA in settori sensibili, come la giustizia e la sanità, solleva questioni etiche fondamentali. Se un algoritmo viene addestrato su dati distorti, può generare decisioni discriminatorie che rafforzano le disuguaglianze anziché eliminarle.
Un caso emblematico è quello degli algoritmi utilizzati nel sistema giudiziario statunitense, che hanno mostrato tendenze discriminatorie nei confronti delle minoranze. Questo dimostra come l’IA non sia neutrale, ma influenzata dai dati e dagli obiettivi con cui viene progettata. È dunque fondamentale adottare un approccio multidisciplinare che coinvolga filosofi, eticisti, scienziati e tecnologi per garantire un utilizzo equo e responsabile dell’IA.
Implicazioni etiche e sociali dell’Intelligenza Artificiale
Gianvito Martino ha sottolineato alcuni aspetti fondamentali legati all’intelligenza artificiale in ambito medico e ai bias cognitivi che possono emergere. Ha evidenziato che l’IA deve essere considerata un mezzo, non un fine: si tratta di uno strumento basato su meccanismi matematici e statistici che elaborano associazioni tra dati. Il pericolo maggiore non è tanto che l’IA possa imitare il pensiero umano, quanto il rischio che gli esseri umani inizino a ragionare come essa, riducendo la complessità del pensiero a logiche binarie e schematiche.
Secondo Martino, questa tendenza è già osservabile nei comportamenti delle nuove generazioni, spesso influenzate dai dispositivi digitali e dai videogiochi che propongono scelte limitate e predefinite. L’abitudine a interfacciarsi con strumenti che semplificano la realtà potrebbe compromettere la capacità di elaborare pensieri articolati e sfumati, rendendo il ragionamento sempre più rigido e schematico.
Questo fenomeno, secondo Martino, si collega alla teoria dell’emergentismo britannico, che sostiene che non sempre è necessario un cambiamento fisico o biologico per influenzare il comportamento umano: anche l’ambiente in cui un individuo cresce e si sviluppa può determinare profondi cambiamenti nel modo in cui pensa e interagisce con la realtà. L’uso massivo dell’IA potrebbe quindi condizionare la mente umana in modi ancora poco compresi, modificando persino la biologia e la trasmissione di informazioni alle generazioni future.
Un esempio citato riguarda i bambini esposti precocemente a contenuti digitali. Martino ha menzionato uno studio condotto in Australia che ha mostrato come i bambini che fanno un uso eccessivo di video e strumenti digitali abbiano difficoltà nello sviluppo di capacità logiche e comunicative. L’utilizzo di dispositivi come i tablet per intrattenere i bambini può quindi portare a una distorsione della realtà, alterando il loro sviluppo cognitivo e le capacità di interazione sociale.
Un ulteriore aspetto centrale discusso riguarda il ruolo dell’accudimento e dell’educazione nello sviluppo dei bambini. La famiglia e la scuola hanno la responsabilità di fornire un ambiente equilibrato, in cui le tecnologie possano essere utilizzate in modo consapevole e controllato. Martino ha sottolineato che l’esposizione eccessiva a contenuti digitali può avere conseguenze profonde, analoghe a quelle osservate in bambini che hanno subito traumi o esperienze di stress: è stato dimostrato che tali esperienze possono portare a cambiamenti neurobiologici e ad alterazioni nella gestione dello stress.
Pertanto, è cruciale che genitori ed educatori assumano un ruolo attivo nell’accompagnare le nuove generazioni nell’uso delle tecnologie digitali, evitando un’esposizione precoce e prolungata e promuovendo un’educazione che bilanci strumenti digitali e interazione reale. La scuola, dunque, deve diventare un luogo di formazione integrale, dove si insegnano non solo le competenze tecniche, ma anche le dimensioni critiche e umane dell’apprendimento.
L’Intelligenza Artificiale e il futuro della cultura
Luca Perri ha ripreso la discussione sollevata da Gianvito Martino, evidenziando che la situazione attuale rappresenta una vera e propria emergenza culturale. Non si tratta di un problema limitato alla tecnologia, ma di una trasformazione profonda che coinvolge la società nel suo complesso.
Siamo di fronte a un paradosso: da un lato, la tecnologia offre opportunità incredibili per la conoscenza e la ricerca, dall’altro rischia di erodere le basi culturali che hanno caratterizzato il nostro sviluppo storico. L’intelligenza artificiale può generare testi e immagini, ma non ha una biografia, un vissuto, un’esperienza. Questo solleva una domanda fondamentale: abbiamo smesso di insegnare e valorizzare le dimensioni più umane della conoscenza, come la creatività, l’emotività e la poetica, ben prima dell’arrivo dell’IA?
La scuola ha un ruolo cruciale in questa fase di transizione. È fondamentale non trascurare l’insegnamento della letteratura, della filosofia e delle arti, elementi che distinguono l’essere umano dalla macchina. Ha inoltre evidenziato che le generazioni passate si sono dovute adattare al digitale in maniera reattiva, mentre oggi i giovani vivono immersi in un contesto in cui l’IA è parte integrante della loro realtà. È quindi essenziale fornire loro strumenti adeguati per comprenderne il funzionamento e sviluppare un uso critico della tecnologia.
Alla luce di queste considerazioni, si pone una riflessione su come possiamo regolare e regolarci nell’uso delle tecnologie digitali. La scienza ha sempre trovato il modo di integrare le innovazioni nella società, ma è fondamentale un approccio consapevole per evitare di perdere il controllo su strumenti così potenti.
Un esempio pratico riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale nella didattica: Perri suggerisce di utilizzare l’IA come supporto per il pensiero critico, ad esempio chiedendo agli studenti di verificare le informazioni fornite dagli algoritmi, piuttosto che accettarle passivamente. Un altro esempio potrebbe essere l’uso dell’IA per proporre esperimenti scientifici o attività pratiche che permettano di osservare i limiti della tecnologia e le sue potenziali distorsioni.
Il futuro dell’intelligenza artificiale dipende dalle scelte che facciamo oggi. Se vogliamo evitare scenari in cui l’IA sostituisce completamente la dimensione umana della conoscenza, dobbiamo investire in una formazione che integri scienza e umanesimo, promuovendo un uso etico e consapevole di queste tecnologie.
Partendo dalle considerazioni di Cosimo Accoto, si riflette su come la poesia e la letteratura siano radicate nella biografia dell’autore, mentre l’intelligenza artificiale non possieda una biografia. Questo solleva una questione importante: si sta ancora insegnando poesia nelle scuole, o si è smesso di curare le dimensioni più profonde dell’umanità, come creatività ed emotività? Le risposte a queste sfide risiedono in due ambiti principali: la politica e la scuola.
La politica ha il compito di regolamentare e orientare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’Europa ha adottato regole focalizzate sulla persona, a differenza degli Stati Uniti, che si concentrano sul business, e della Cina, che pone l’accento sullo Stato. La scuola, d’altro canto, deve affrontare questi processi trasformativi, coltivando il pensiero critico, creativo ed emotivo che ci rende umani.
Attualmente, si è in ritardo rispetto alla digitalizzazione. Il web utilizzato oggi è nato nel 1993, e ci si chiede ancora se nelle scuole siano stati introdotti corsi per un uso consapevole delle nuove tecnologie. Le aziende possono vendere i loro strumenti, ma è compito della scuola e della politica educare a un utilizzo responsabile. È fondamentale affrontare l’educazione al digitale in modo collettivo, altrimenti si rischia di non essere pronti per il 21° secolo.
Un’altra questione cruciale è come integrare l’intelligenza artificiale nella didattica della fisica senza sacrificare la creatività. Quando una nuova tecnologia viene introdotta, è fondamentale comprenderla e trovare un equilibrio. Un esempio significativo è rappresentato dalle automobili, che all’inizio del Novecento hanno risolto i problemi di traffico causati dalle carrozze. Ora ci si trova di fronte a un salto quantico nell’approccio al pensiero e alla comunicazione, e si deve garantire che gli educatori siano preparati a gestire questa evoluzione.
È cruciale creare percorsi formativi per insegnanti che li preparino a trattare argomenti complessi legati all’intelligenza artificiale. Non è realistico aspettarsi che gli insegnanti siano pronti a spiegare argomenti che non hanno mai affrontato. È necessaria una riforma complessiva del sistema scolastico che metta al centro la formazione degli insegnanti e non limitarsi ad una formazione “tecnica”, sugli strumenti tecnologici.
Passando a un aspetto specifico dell’integrazione dell’intelligenza artificiale nella didattica, un buon punto di partenza è l’uso dell’IA per la verifica delle fonti, particolarmente rilevante in ambito scientifico, dove la verità delle informazioni è essenziale. L’IA può essere utilizzata per generare bibliografie e successivamente verificare la loro accuratezza con gli studenti, insegnando loro a riconoscere come le informazioni possano essere manipolate.
Un’altra idea per la didattica laboratoriale consiste nell’utilizzare l’intelligenza artificiale per suggerire esperimenti semplici da eseguire in cucina, confrontando poi i risultati con le previsioni generate. Questo approccio consente di esplorare come l’IA possa presentare pregiudizi e offre la possibilità di smontare queste idee attraverso l’esperienza pratica.
22/02/2025 ore 10:00 - 11:15
- 2025
- 22/02/2025
PANEL 9: C’era una volta: l’educazione al tempo di neuroscienze e tecnologie.
A cura di:
Intervento di Marilù Chiofalo
Viviamo in un’epoca di rapida accelerazione tecnologica, un fenomeno che si manifesta in modo analogo a situazioni di forte perturbazione, come la recente pandemia. Sebbene gli effetti di tale perturbazione possano ora apparire meno evidenti, il cambiamento prosegue con un ritmo incessante. In termini fisici, l’accelerazione può avvenire in due modi: attraverso l’aumento della velocità o tramite un cambiamento di direzione. Quest’ultimo implica la presenza di punti di riferimento attorno ai quali avviene la trasformazione, ed è proprio su questi centri di cambiamento che occorre riflettere.
Uno dei temi centrali del dibattito contemporaneo è l’intelligenza artificiale (IA). Sebbene si parli molto del suo sviluppo, si discute meno dell’intelligenza umana e del modo in cui essa viene allenata nel sistema educativo attuale. Questa mancanza di attenzione potrebbe essere sintomo di una conoscenza ancora limitata della complessità dell’intelligenza umana rispetto alla sua controparte artificiale.
Secondo le analisi dell’Allen Institute Science, esiste una distinzione fondamentale tra intelligenza e coscienza. A parte un aspetto interessante di questa figura, che colloca Marie Sklodowska Curie al culmine della massima intelligenza e coscienza, questa mappa solleva un interrogativo significativo: mentre si discute ampiamente di intelligenza artificiale, perché non si parla di coscienza artificiale? La questione assume un rilievo particolare nel contesto dell’istruzione, dove è cruciale comprendere quali tipi di intelligenza possano essere realmente riprodotti dall’IA.
Howard Gardner, ospite degli Stati Generali della Scuola Digitale nel 2021, ha evidenziato come l’intelligenza non sia un concetto univoco, bensì articolato in diverse forme, fino a dieci, secondo la sua teoria delle intelligenze multiple. Potremmo dunque chiederci se e quali di queste intelligenze possa essere simulata dall’IA? Agli Stati Generali del 2022 con Gianna Mazzini e Giovanna Galletti di Labodif abbiamo parlato di un’altra intelligenza, molto trascurata, che abbiamo chiamato intelligenza nascosta: l’intelligenza che si manifesta nell’abilità di trasformare situazioni flessibili in schemi rigidi. Una IA potrebbe replicare questa intelligenza?
Un altro punto di discussione riguarda l’interazione tra IA ed educazione. Mentre si investono risorse nell’uso dell’intelligenza artificiale per supportare la didattica, si presta meno attenzione all’educazione nell’uso dell’IA. Come potrebbe evolversi, ad esempio, un programma scolastico di fisica nel 3000? Dovremmo ripercorrere l’intera storia della disciplina o sarebbe più efficace adottare un approccio selettivo, lasciando che un’IA fornisca i dati necessari nel momento opportuno? Il volume delle informazioni disponibili è vasto, rendendo necessario un ragionamento sulla selezione e sull’accessibilità delle conoscenze.
In questo contesto, il problema cosiddetto 2Sigma di Benjamin Bloom diventa particolarmente rilevante. Negli anni ’80, Bloom dimostrò che il rapporto numerico tra docente e studente influisce significativamente sull’apprendimento. In particolare, un approccio di tutoring 1 a 1 può migliorare il rendimento degli studenti spostando la curva di apprendimento di 2 Sigma. Questo aspetto è la base dei tutorials, uno strumento estremamente efficace sviluppato dal gruppo di ricerca didattica in fisica dell’Università di Washington. Qui si apre un’opportunità per l’IA: potrebbe essa facilitare un tutoring personalizzato e adattivo, migliorando l’efficacia dell’insegnamento? Un esempio concreto proviene dall’Università di Pisa, dove stiamo sviluppando un approccio innovativo all’insegnamento della fisica. L’idea è quella di codificare procedure standard di risoluzione dei problemi, permettendo all’IA di generare esercizi contestualizzati e facilitando il passaggio dalla realtà concreta al linguaggio matematico e fisico.
Parallelamente, la tassonomia di Bloom evidenzia quanto tempo venga dedicato alle attività cognitive di ordine superiore, come la valutazione e la creazione di concetti. L’intelligenza artificiale potrebbe non solo assistere nel tutoring, ma anche liberare tempo per concentrare l’insegnamento su queste competenze avanzate.
Infine, è essenziale considerare l’evoluzione delle tecnologie. L’intelligenza artificiale è oggi al centro dell’attenzione, ma tra pochi anni potrebbero emergere nuove innovazioni. L’UNESCO ha inaugurato il 2025 come Anno Internazionale del Quantum per celebrare il centenario dall’inizio dello sviluppo della teoria della meccanica quantistica, sulla quale si fonda l’attuale (seconda) rivoluzione quantistica, che apre nuovi scenari con i computer quantistici, la simulazione quantistica di problemi complessi, la metrologia quantistica e la crittografia quantistica. L’integrazione tra IA e tecnologie quantistiche è al momento una delle strategie che potrebbe fornire strumenti avanzati per risolvere problemi complessi già adesso, con implicazioni potenzialmente rivoluzionarie per l’istruzione e la ricerca scientifica. Un’altra direzione metodologica è indicata dal progetto “Integrating HiIQuMinds”, che esplora l’uso dei videogiochi per codificare la soluzione di problemi complessi e utilizzare le soluzioni di gioco creative di una moltitudine di giocatori e giocatrici per addestrare un computer (classico o quantistico) alla soluzione. In un altro studio, stiamo esplorando se e come un network quantistico possa simulare capacità percettive umane che non sono ben spiegate da modelli di ispirazione biologica come le reti neurali artificiali.
Tutti questi sviluppi pongono domande cruciali: in che modo possiamo utilizzare queste tecnologie per migliorare l’apprendimento e la formazione? Quali sono le implicazioni per la comprensione del funzionamento del cervello umano? Affrontare queste questioni sarà essenziale per preparare le nuove generazioni di educatori e educatrici alle sfide del futuro.
Intervento di Maria Concetta Morrone
L’educazione moderna si confronta con la crescente digitalizzazione e l’introduzione di piattaforme tecnologiche nell’apprendimento. Tuttavia, per essere veramente efficaci, queste piattaforme devono essere progettate in modo da allinearsi con il funzionamento del cervello umano. Non è sufficiente che abbiano una buona affordance; devono rispettare e sfruttare i processi cognitivi fondamentali, specialmente nel periodo dello sviluppo, dalla prima infanzia all’adolescenza.
Uno dei principi chiave del funzionamento cerebrale è la capacità predittiva. Tradizionalmente, la visione è stata considerata un processo di elaborazione dell’input visivo proveniente dalla retina, ma studi recenti dimostrano che il cervello costruisce attivamente le immagini basandosi su previsioni e aspettative. Questo fenomeno non si limita alla vista, ma coinvolge anche l’udito e il tatto. Il cervello interpreta gli stimoli sensoriali in un loop continuo di previsione e verifica, permettendo un’elaborazione più efficiente delle informazioni.
Questa stessa logica predittiva si applica all’azione: il cervello anticipa il risultato di un gesto prima ancora di compierlo. L’interazione tra previsione e percezione non solo guida il movimento, ma influisce anche sulla gestione del tempo e sulla coordinazione motoria. Questo aspetto è essenziale quando si progettano strumenti educativi digitali: essi devono coinvolgere attivamente il bambino, stimolando la previsione e il coinvolgimento motorio per favorire un apprendimento efficace.
Uno studio fondamentale in questo ambito è stato condotto da Daphne Bavelier nel 2000 presso l’Università di Rochester. La ricercatrice ha dimostrato che i videogiochi d’azione possono avere effetti benefici sullo sviluppo cognitivo, contrariamente all’opinione diffusa che li considera una distrazione o un ostacolo alla socializzazione. Bavelier ha confrontato bambini che giocavano quotidianamente a videogiochi d’azione con altri che utilizzavano giochi basati su ragionamento, come il Tetris. I risultati hanno rivelato che i primi sviluppavano migliori capacità attentive, visive e mnemoniche, dimostrando una maggiore efficienza nella risoluzione di dettagli spesso trascurati.
Queste scoperte hanno sollevato un ampio dibattito, poiché sembrava che la scienza suggerisse l’allenamento dei bambini con videogiochi d’azione. In effetti, la ricerca successiva ha confermato che elementi di azione e motivazione sono cruciali per l’apprendimento digitale. L’assenza di interattività limita lo sviluppo delle capacità cognitive: i bambini che giocavano a Tetris non mostravano miglioramenti significativi nelle abilità attentive e visive. Questo evidenzia la necessità di progettare piattaforme educative che stimolino attivamente il cervello, piuttosto che fornire semplici risposte preconfezionate.
Un aspetto ancora più interessante è che i benefici cognitivi dei videogiochi d’azione si estendono oltre il contesto di gioco. I bambini che li utilizzavano non solo miglioravano nella risoluzione di compiti visivi, ma mostravano anche una maggiore velocità e accuratezza nella lettura, dimostrando che l’apprendimento stimolato da questi giochi si generalizzava ad altre competenze. Questo suggerisce che l’apprendimento efficace non si basa solo sulla trasmissione di informazioni, ma sulla creazione di esperienze interattive che potenziano il sistema cognitivo nel suo insieme.
Alla luce di queste evidenze, diventa evidente che qualsiasi strumento educativo digitale deve essere progettato per supportare il naturale processo di apprendimento del cervello. Le piattaforme digitali devono inserirsi in un ciclo predittivo, in cui l’interazione attiva gioca un ruolo fondamentale. L’apprendimento non è un processo passivo di assorbimento di informazioni, ma un’azione continua di esplorazione e previsione. Solo attraverso un approccio che rispetti queste dinamiche cognitive si potranno sviluppare strumenti realmente efficaci per l’educazione del futuro.
Intervento di Teresa Farroni
L’intelligenza artificiale (IA) suscita spesso ansia e preoccupazione, specialmente tra le generazioni meno avvezze alle tecnologie emergenti. Uno dei principali interrogativi riguarda la differenza tra intelligenza umana e intelligenza artificiale.
L’intelligenza umana si distingue per la capacità di elaborare informazioni rapidamente attraverso la compressione delle esperienze e per la sua natura probabilistica, che consente un adattamento continuo basato su variabili imprevedibili. Al contrario, l’intelligenza artificiale si basa su modelli predeterminati, che elaborano dati in modo sequenziale e con una logica binaria. Questo processo richiede un elevato consumo energetico: per generare un’unica immagine, l’IA può impiegare la stessa quantità di energia necessaria per ricaricare completamente un cellulare. Il cervello umano, invece, funziona sia in modo sequenziale che parallelo, consentendo un’elaborazione più efficiente delle informazioni con un consumo energetico inferiore ai 20 watt.
Un’altra differenza chiave è la quantità di dati necessaria per l’apprendimento. L’intelligenza artificiale necessita di enormi set di dati per affinare le proprie capacità, mentre il cervello umano utilizza un processo di apprendimento attivo e selettivo, specializzandosi sulla base delle esperienze vissute. Questa flessibilità consente all’uomo di adattarsi a nuove situazioni in modo più efficace rispetto all’IA.
Un aspetto fondamentale dell’intelligenza umana è la sua capacità di sviluppo attraverso il tempo. La teoria della “specializzazione interattiva” suggerisce che il cervello deve svilupparsi gradualmente per acquisire determinate capacità cognitive. Le aree cerebrali specializzate, come quelle deputate al riconoscimento facciale, emergono solo grazie all’interazione continua con l’ambiente. Questo processo non è predeterminato, ma dipende dall’esperienza accumulata. Al contrario, l’IA segue un modello rigido, limitato dai dati con cui è stata addestrata.
Dal punto di vista evolutivo, il cervello umano si è sviluppato attraverso millenni di adattamenti genetici e culturali. L’intelligenza artificiale, per quanto avanzata, non può replicare questa complessità. Tuttavia, vi sono importanti sinergie tra neuroscienza e IA: il cervello umano ispira le moderne tecnologie, e l’IA può essere utilizzata per migliorare l’esperienza sensoriale e facilitare la comprensione dei processi cognitivi.
Attualmente, una delle principali sfide della ricerca è comprendere come avvenga la creazione della connettività cerebrale in relazione alla genetica e all’interazione con l’ambiente. L’attività neurale viene studiata fin dalle prime ore di vita per decifrare il modo in cui le capacità cognitive emergano e si sviluppino nel tempo. L’intelligenza artificiale può giocare un ruolo cruciale in questo processo, aiutando a modellizzare e analizzare dati complessi per migliorare la nostra comprensione dello sviluppo umano.
In conclusione, sebbene l’intelligenza artificiale rappresenti una straordinaria innovazione tecnologica, l’intelligenza umana resta unica per la sua complessità, flessibilità e capacità di apprendimento attivo. Il futuro richiede un’integrazione tra IA e neuroscienze per sfruttare al meglio le potenzialità di entrambe, senza perdere di vista il valore intrinseco dell’intelligenza umana.
Intervento di Daniela Lucangeli
Daniela Lucangeli inizia affrontando una questione centrale della cultura occidentale: chi ha ragione riguardo a Dio. Un’antica rappresentazione sufi illustra come saggi, osservando solo parti di un elefante, giungano a conclusioni differenti e contrastanti. Questo esempio dimostra il limite delle prospettive parziali e invita a considerare punti di vista più ampi, evitando di rimanere ancorati a visioni limitate. Un aneddoto citato da Luca Perri rafforza questa riflessione, raccontando di un professore che esorta i suoi studenti a pensare di più e chiede loro chi non stia pensando affatto. Questo introduce la necessità di sviluppare una consapevolezza critica nei confronti della tecnologia e del pensiero umano.
La relazione tra tecnologia e umanità è un tema di lunga data, ma il focus rimane l’essere umano. Un video realizzato da una studentessa, Gaia, esplora il chiaro-scuro del digitale e distingue tra tecnologia digitale e intelligenza artificiale, stimolando una riflessione su come la tecnologia abbia migliorato la qualità della vita ma presenti anche rischi nell’uso eccessivo dei dispositivi. La paura nei confronti della tecnologia non è un fenomeno superficiale, bensì una risposta dell’intelligenza limbica che segnala possibili pericoli. Se ci si sente spaventati, significa che una parte del cervello sta avvertendo di un rischio. La paura, quindi, non è assenza di intelligenza, ma una sua espressione e deve essere gestita per minimizzare i rischi senza rifiutare i benefici della tecnologia.
I dispositivi mobili possono sia connettere che disconnettere le persone, un fenomeno influenzato dalla “fissità funzionale” del cervello, che riduce il dispendio energetico ma può generare bias cognitivi nelle situazioni complesse. La ricerca neuroscientifica suggerisce che il cervello non sia un sistema isolato, bensì parte di un flusso continuo di informazioni e memorie. Il concetto di “connettoma” sottolinea che la connettività non è solo cerebrale, ma coinvolge l’intero corpo, dotato di neuroni speciali. Questa prospettiva rafforza l’idea che non “abbiamo” solo un cervello, ma “siamo” un cervello.
Cinque anni fa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato un aumento dei disturbi dell’umore, evidenziando che, già prima della pandemia, si parlava di una “pandemia di disturbi dell’umore”. Nonostante l’interconnessione digitale, la solitudine si è rivelata un’emozione trasversale tra le generazioni. Questo invita a riflettere sulla differenza tra ciò che è naturale e ciò che è artificiale, come la luce solare rispetto alla luce artificiale. Il tempo trascorso nell’uso della tecnologia non è di per sé dannoso, ma il suo predominio può avere effetti negativi. Secondo un report dell’UNICEF, i disturbi dell’umore nei bambini sono spesso correlati all’isolamento dalle relazioni umane, un fenomeno noto come “immersione nei sistemi artificiali”. L’alterazione del circuito della ricompensa causata da stimoli digitali può innescare dipendenze che compromettono la neuroplasticità, specialmente nei bambini.
Fenomeni come il “digital babysitting” e il “parental fubbing” evidenziano il ruolo cruciale dell’interazione visiva tra genitori e figli per la salute mentale e lo sviluppo emotivo. La tecnologia, quindi, non va demonizzata, ma integrata in modo consapevole nell’educazione, considerando la profonda connessione tra mente e corpo. L’intelligenza artificiale possiede un enorme potenziale, ma il suo impatto dipende dall’uso che se ne fa. Se ben gestita, può amplificare le capacità umane; se abusata, può generare nuovi rischi. L’educazione e la consapevolezza giocano un ruolo chiave nel determinare l’equilibrio tra questi due aspetti. Gli esseri umani possiedono una straordinaria potenza cognitiva ed emotiva. Per questo motivo, è fondamentale valorizzare le loro capacità e garantire alle nuove generazioni rispetto e opportunità. Un gesto semplice, come sincronizzare il respiro con chi ci circonda, può creare connessioni profonde che vanno oltre la logica degli algoritmi. L’appello finale è un invito a unirsi per costruire un futuro in cui la tecnologia sia un supporto all’intelligenza umana e non un suo sostituto.
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